perìgeion

un atto di poesia

Pericle Camuffo: Zogia del gno pensâ – Scritti su Biagio Marin

 

scritti marin copertina

 

Con grande piacere segnaliamo l’uscita di Zogia del gno pensâ – Scritti su Biagio Marin (PM Edizioni), che raccoglie una serie di articoli che Pericle Camuffo ha redatto nel corso dei suoi studi sull’autore gradese. Come lo stesso Camuffo evidenzia nell’introduzione al lavoro, riportata qui di seguito, il volume costituisce un’occasione importantissima per approfondire la conoscenza della complessa personalità di Biagio Marin, uno dei poeti più importanti ed influenti del Novecento italiano.

 

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Biagio Marin è stato un grande poeta, uno dei maggiori del Novecento italiano, certo uno dei maggiori poeti in dialetto del Novecento italiano e per la sua opera poetica, raccolta nei tre volumi de I Canti de l’Isola (1) è stato e verrà ricordato e studiato.

La sua produzione artistica, o comunque di scrittura, non si limita alle liriche, ben più di tremila, contenute nei Canti e ai due volumetti di prose, uno dedicato a Grado (2) e l’altro a Gorizia (3), ma si estende e si diversifica in una consistente quantità di materiale scritto non in forma di poesia, sia destinato al pubblico – che sia stato poi pubblicato o meno non ha importanza –, sia destinato a rimanere privato, ed in questo senso si pensi ai diari, circa 140 quaderni, ed alla vastità delle corrispondenze, molte delle quali sono ancora da scoprire e ricostruire. Ma centinaia sono anche gli articoli su riviste, quotidiani e fogli politici pubblicati da Marin a partire dal 1920, ai quali vanno aggiunti saggi critici, pagine di memoria e di narrativa, ricostruzioni autobiografiche, pagine riservate alla lettura in interventi pubblici, convegni o trasmissioni radiofoniche.

Su questo tipo di materiale, a lungo considerato di minore importanza se messo a confronto con la più fortunata produzione in versi, la critica mariniana ha cominciato a concentrare la propria attenzione dai primi anni Ottanta del secolo scorso. Principalmente come reazione ad una situazione di stallo creatasi al suo interno, dalla quale è emersa la necessità di uscire da interventi che avrebbero potuto avere tutto sommato solo un carattere riassuntivo ed a cui mancava la freschezza della novità, del rischio, dell’azzardo interpretativo, ma anche, e non secondariamente, per iniziare a rendere giustizia, oltre che al poeta, anche all’uomo Marin, al suo inesausto engagement, al suo essere un intellettuale in senso ampio e completo che, da protagonista, ha attraversato quasi interamente il Novecento.

Tale spostamento dell’attenzione critica dal poeta all’uomo, dall’analisi della poesia alla rappresentazione di Marin in quanto intellettuale a tutto tondo, è stato inaugurato da due operazioni editoriali curate da Elvio Guagnini: il Dialogo Biagio Marin – Giorgio Voghera, pubblicato nel 1982 dalla Provincia di Trieste (il libro rientra però nelle iniziative per i novant’anni di Marin, anche se esce l’anno dopo), e Parola e poesia, uscito per i tipi della Lanterna di Genova due anni dopo. Il primo volume raccoglie una scelta di lettere tra Marin e Voghera che copre un arco di tempo che va dal 1967 al 1981; il secondo, riunisce degli scritti in prosa di Marin, alcuni già editi, altri, come La tragedia della parola, del tutto inediti, ma che ruotano attorno ad alcune riflessioni sulla natura stessa della propria attività artistica, sul perché e come fare poesia.

Nella breve introduzione al Dialogo, Guagnini mette subito a fuoco l’importanza della lettera, dello scambio epistolare, del carteggio in quanto documento, testimonianza di una persona e di un mondo, per passare poi, nel giro di due pagine, a fornire un elenco dei “grandi punti di riferimento ideologici ed esistenziali” di Marin che, nelle lettere presentate, diventano argomento di confronto con se stesso e con l’interlocutore, nodi centrali attorno a cui il poeta costruisce il “dialogo” con l’amico e forse ancora di più con la propria interiorità perché ne verifica la tenuta e la consistenza.

L’uscita di Parola e poesia, nel 1984, aggiunge altro materiale e nuovi spunti all’analisi critica. Gli scritti contenuti nel volume aiutano a ricostruire il laboratorio artistico e intellettuale di Marin, cosa e come e chi il poeta ha letto e studiato, apprezzato e ritenuto fondamentale per il suo percorso esistenziale oltre che artistico, ciò su cui, insomma, sono costruite le dichiarazioni di poetica che gli articoli espongono, cosa sta alla base e cosa le sorregge nel loro sviluppo nel tempo. Sono testi in cui Marin parla di se stesso e della propria formazione usando spesso parole di altri, di coloro che per un motivo o per l’altro gli sono entrati nel cuore e ci svela, in questo modo, come avverte Guagnini nelle pagine introduttive, “la ricca trama di letture (non solo letterarie) […] in cui si rivela l’attenzione del lettore colto che penetra e finalizza i tratti essenziali dei suoi autori, piegandoli o richiamandoli originalmente a una propria e radicata concezione dell’arte e della poesia”.

Il desiderio di dare una visione globale di Marin, che abbracci la sua crescita di uomo e di poeta, che ricostruisca le ambientazioni sociopolitiche e culturali in cui si è mosso e che individui i punti e gli incontri che lo hanno influenzato in modo più diretto e profondo, è testimoniato, negli anni Novanta, anche dalla pubblicazione di due biografie, una di Edda Serra (Biagio Marin, Pordenone, Studio Tesi) e l’altra di Anna De Simone (L’isola Marin, Torino, Liviana), entrambe del 1992, che sono lavori importanti, necessari, perché hanno tenuto nella dovuta considerazione le nuove informazioni divulgate dalle pubblicazioni più recenti riuscendo a tracciare un percorso attraverso la maturazione artistica ed intellettuale del poeta, aggiornato ed esauriente.

Nel 2001 Edda Serra ha presentato un nuovo lavoro biografico, che è poi una vera e propria monografia (Biagio Marin. I luoghi del poeta, Milano, Electa) che per costruzione e profondità d’indagine, per il complesso apparato bibliografico, di note e testi poetici che lo sorregge e per l’ampio materiale fotografico che lo arricchisce rimane la biografia mariniana a cui, per ora, bisogna fare riferimento.

Il volume, oltre ad avere un’innegabile importanza critica in sé, ha anche un valore critico più ampio,che ha a che fare con l’intero percorso della critica mariniana. Gli scritti di Franco Brevini, Paolo Quazzolo, Manlio Cecovini e Pier Vincenzo Mengaldo che trovano spazio all’interno del libro sono, infatti, rappresentativi dell’andamento critico nei confronti di Marin, del doppio binario su cui si è mossa la critica fin dalle dichiarazioni di Pasolini dei primi anni Cinquanta. Da una parte, in questo caso, si situano Brevini e Mengaldo che sostengono la tesi dell’immobilità della poesia di Marin, della sua ripetitività anche metrica, oltre che lessicale, la volontà precisa del poeta di scrivere e riscrivere sempre lo stesso libro in cui Grado è più un luogo simbolico che reale, in cui la storia non ha spazio in quanto perde spessore nella rarefatta dimensione dell’isola diventata luogo nirvanico, atemporale, metafisico, non-luogo che esiste solo in un rapporto dialogico con il poeta: “Il dialogo con Grado, allineandosi a quello con entità astratte” sottrae, ricorda Mengaldo, “all’isola la concretezza, l’effimero della vita […] esaltandone le possibilità che divenga parte per il tutto, emblema, universalità”, approccio, questo, che esclude del tutto la dimensione intellettuale di Marin, la sua presenza storica in quanto non direttamente desumibile dalle liriche; dall’altra parte, invece, Cecovini e Quazzolo ritengono sia necessaria, per una comprensione globale di Marin, una “valutazione a più ampio raggio” che permetta “di uscire da determinati cliché che sino a ora ci hanno costretto a guardare Marin solo come poeta”, che “ci consenta di ricomporre una personalità estremamente complessa, lungimirante nel vedere i problemi culturali della sua terra, capace di valorizzare la lingua e la letteratura italiane in una regione di confine, attento ai problemi del mondo e dell’umanità a lui contemporanei”.

La volontà – e necessità – di venire a contatto con il Marin più intimo, di scoprirlo, senza il filtro della poesia, nelle sue convinzioni, nelle sue polemiche, nei suoi dubbi, nelle sue illusioni e speranze e tragedie e tristezze, nei suoi amori, nella sua storia di individuo e di intellettuale “situato”, ha fatto sì che molti altri “dialoghi” venissero poi pubblicati. I più recenti sono quelli con Giuseppe Prezzolini (4), con Claudio Magris (5) e con Franco Loi (6). Per quanto riguarda invece le raccolte di scritti e prose, dopo l’uscita nel 1991 di Gabbiano reale (7), sono da segnalare Autoritratti e impegno civile e Paesaggi, storia e memoria (8) usciti, a cura di Edda Serra, rispettivamente come supplementi ai numeri 11 e 12 della rivista “Studi Mariniani”. Del 2012 è invece il volume Scritti goriziani: 1920–1923 (9), che mette insieme tutti i testi pubblicati da Marin durante la sua giovanile permanenza a Gorizia.

Anche la pubblicazione di alcuni volumi dei diari (10), da molto attesa, ha contribuito in maniera determinante all’apertura di nuove prospettive di analisi e d’indagine, e non solo per la critica mariniana.

La consistenza e la diversità del nuovo materiale messo a disposizione da queste pubblicazioni – e vanno considerati in questo senso anche i numeri 1-18/19 di “Studi Mariniani” e l’impegno costante del Centro Studi “Biagio Marin” di Grado fin dal 1983, anno della sua costituzione – apre la riflessione critica a strade diverse e più feconde, ed è materiale che pretende di essere considerato e valutato anche nel suo potenziale di rottura. È da queste valutazioni, infatti, che è stato possibile, per esempio, ricostruire almeno in parte il ritratto del Marin politico, che si è riusciti a far luce sul suo rapporto con la filosofia e il suo modo di leggere i filosofi, a definire meglio il suo impegno come insegnante, la sua militanza pedagogica, la cifra del suo impegno sociale e civile, tanto per ricordare gli sviluppi più significativi. Si è riusciti, insomma, a far chiarezza intorno ad aspetti di Marin che per anni erano rimbalzati da una pagina all’altra tali e quali senza che nessuno si prendesse la responsabilità di andare oltre a delle formule tutto sommato rese mute dalla loro costante ripetizione.

Gli articoli ripresi e raccolti in questo libro sono, tranne due, già stati pubblicati in riviste e volumi e vengono qui proposti con ritocchi, correzioni, aggiornamenti e modifiche talvolta sostanziali rispetto alla versione originale. L’ordine in cui vengono presentati non segue la cronologia della loro pubblicazione ma risponde piuttosto a delle minime sequenze tematiche che spesso appaiono connesse, intrecciate o, in alcuni punti, sovrapposte.

I contributi di questo volume intendono proporre o riproporre alcuni momenti significativi del mio percorso critico all’interno della ricostruzione della complessa e ricca personalità intellettuale di Biagio Marin, della sua “identità di frontiera” continuamente attraversata da suggestioni culturali, politiche, civili, ma proprio per questo lontana da ogni schematismo cognitivo – da apparire a volte addirittura contraddittoria – che ne fissi il funzionamento una volta per tutte, aperta all’alterità, al meticciato, al movimento, ad un cammino che trova il suo senso nell’atto stesso del camminare.

 

Pericle Camuffo

 

 

1. Biagio Marin, I Canti de l’Isola, Vol. 1, 1912-1969 (1970), Vol. 2, 1970-1981 (1981), Trieste, Cassa di Risparmio di Trieste, Vol. 3, 1982-1985 (1994), Trieste, LINT.

2. Biagio Marin, Grado, “La Panarie”, Udine, 1934, in versione accresciuta e modificata nel 1955, con il titolo Grado. L’isola d’oro, Grado, Comune di Grado, versione ristampata nel 1991, Monfalcone, Edizioni della Laguna, anche in traduzione tedesca.

3. Gorizia, Venezia, Le Tre Venezie, 1940. Il volume verrà ristampato l’anno successivo e, in una versione modificata ed accresciuta, nel 1956 con il titolo Gorizia. La città mutilata, Gorizia, Comune di Gorizia.

4. Biagio Marin – Giuseppe Prezzolini, Carteggio 1913 – 1982, a cura di Pericle Camuffo, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2011.

5. Claudio Magris – Biagio Marin, Ti devo tanto di ciò che sono. Carteggio 1958-1985, a cura di Renzo Sanson, Milano, Garzanti, 2014.

6. Franco Loi – Biagio Marin, Lettere 1981-1985, a cura di Edda Serra, Pisa-Roma, Serra, 2016

7. Biagio Marin, Gabbiano reale, a cura di Elvio Guagnini, Gorizia, LEG, 1991.

8. Biagio Marin, Autoritratti e impegno civile, Pisa-Roma, Serra, 2007, Paesaggi, storia e memoria, Pisa-Roma, Serra, 2008. I volumi presentano una selezione dei documenti del Fondo Marin della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia. L’intero inventario è disponibile nel sito della Fondazione.

9. Biagio Marin, Scritti goriziani 1920-1923, a cura di Pericle Camuffo, Pisa-Roma, Serra, 2012.

10. Biagio Marin, La pace lontana. Diari 1940–1950, a cura di Ilenia Marin, Gorizia, LEG, 2005; Vele in porto. Piccole note e frammenti di vita: 27 agosto 1946 – 3 febbraio 1950, Gorizia, LEG, 2012; Considerazioni sui problemi del mio tempo e appunti vari: 11 novembre 1940 – 28 agosto 1952, a cura di Gianni Cimador, Trieste, EUT, 2015; La grande avventura. Diario 6 febbraio 1950 – 31 agosto 1951, a cura di Ilenia Marin, Trieste, EUT, 2017.

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Un commento su “Pericle Camuffo: Zogia del gno pensâ – Scritti su Biagio Marin

  1. vengodalmare
    01/11/2018

    Le sue poesie sembrano uscire da un pentagramma, io lo adoro.

    Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 10/09/2018 da in saggi, scrittori con tag , , .
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