perìgeion

un atto di poesia

Omaggio a Christian Tito

di Giusi Drago

Vorrei ricordare Christian attraverso alcune sue brevissime dichiarazioni di poetica, quasi aforismi, che diventano subito – per intima necessità – riflessioni autobiografiche, o norme per orientare la propria vita.

Intima necessità: non ho scelto a caso questa espressione per definire il rapporto che Christian aveva con la poesia; l’intima necessità è il realizzarsi di una natura nei modi che le sono propri.

Leggendo i versi di Christian vedo disegnarsi il profilo di un uomo e di un poeta molto limpido, a volte disarmante nella sua sincerità, e sempre lucido sia nel suo coraggio che nelle sue fragilità.

Christian manca, mi manca, ci manca come amico e come compagno d’avventura in Perigeion, ma manca anche come voce poetica che ha taciuto troppo presto e troppo all’improvviso. Rileggendolo sento che, di libro in libro, la sua visione del mondo e la sua capacità di esprimerla si sono accresciute: ciò che Christian impara a conoscere del mondo lo fa suo, come dichiara in Relatività del peso

Resta
solo carta
la pietra
se indietro
non è stata pietra
per il poeta

Ecco un esempio di questo intreccio necessario fra poesia ed esperienza, fra storia di vita e conoscenza di ciò che a vario titolo minaccia e mette in pericolo la vita stessa. Se il poeta non è stato un portatore di pesi non riuscirà ad alleggerirsene sulla pagina, non saprà mai trasmettere il senso di gravità che a volte lo schiaccia a terra, e la pietra si trasforma in una pietra di carta, in una pietra fasulla che né ferisce né salva.

 Gli “aforismi” di Christian che ho scelto sono tratti da Dell’essere umani  e li ho articolati e ordinati così:

L’unica carriera alla quale sono interessato è quella umana.

***

Mi sento spesso come un faro di notte con la luce rivolta dall’altra parte.

***

Comunque, io ho sempre avuto moltissima difficoltà a dovermi divertire per forza il sabato sera.

***

Credo che i passi salienti della mia biografia si condensino in tutto ciò che ho fatto durante ciò che dovevo fare.

***

Il mondo è pieno di registratori.

***

Io credo che non si possa insegnare a pregare.

***

Io credo che il compito più importante nella vita di ciascuno sia di scoprire la propria preghiera.

***

“non importa se voi non leggete le poesie / perché sarà la poesia a leggervi tutti”.

 Quest’ultima dichiarazione – un’amara constatazione che è al tempo stesso un contro-grido di battaglia – chiude la poesia Istantanea, l’ultima della raccolta Tutti questi ossicini nel piatto. È importante leggere la genesi di questa poesia in Lettere dal mondo offeso, l’epistolario fra Christian Tito e Luigi Di Ruscio. Christian spiega a Di Ruscio che questi versi sono nati in lui come antidoto contro quella che, in un meeting aziendale, veniva presentata come “la guerra necessaria del mercato”. I dipendenti della multinazionale farmaceutica – e Christian era uno di loro – vengono incoraggiati a combattere la battaglia per spartirsi “fette di mercato” ricorrendo a una massima di Alvin Toeffer: “Potete anche non interessarvi alla guerra, tanto sarà la guerra che si interesserà a voi”.

Istantanea

Tra la tangenziale e l’inferno
in un cubo grigio a molte stelle
l’opportuna sede del meeting sul mercato
ed ecco il mercato in forma di torta
e attorno alla torta molti coltelli
e le figure coi coltelli pronte a scannarsi
un uomo scorre febbrile le diapositive
e febbrilmente cita uno scrittore che scrisse:
“non importa se tu non ti interessi della guerra
perché è la guerra che si interessa di te”
un poeta travestito da loro dipendente scrive:
“non importa se voi non leggete le poesie
perché sarà la poesia a leggervi tutti”.

La penultima poesia degli Ossicini si intitola Precipito e ci aiuta a comprendere il titolo del libro. Mi sembra inoltre che vi siano contenute una serie di “ambivalenze” capaci di sprigionare un valore euristico. Proverò a decifrarla, perché è misteriosa. Dopo un rapido inizio in cui la “scrittura” parla di se stessa e di come in rapidita-ripidità-spietatezza precipiti sulla pagina, si nomina l’“umida gioia di gioie ai più sconosciute” e subito dopo viene menzionato “un pollo mangiato in tua compagnia” di cui restano soltanto molti ossicini nel piatto.

Precipito

In scrittura rapida
ripida
spietata
a precipizio rotolare
nell’umida gioia
di gioie ai più sconosciute
un pollo arrosto mangiato in tua compagnia
mi ricorda che non dio
né Dio
né nessun santissimo nome
si nasconde tra tutti questi ossicini nel piatto
e neanche in quelli fuori dai piatti
ma una Cosa informe che dà forma a tutte le cose
e nel plasmare perenne
di certo tiene in poco conto tutta la cattiveria nostra
e anche la presunta a Lei attribuita.

Nessun dio santifica gli ossicini, ovvero gli ossicini – sebbene abbiano l’aspetto di miseri resti – non sono sacrificali e sacrificabili: anche perché non si situano solo nei piatti, anzi ci sono molti ossicini anche “fuori dai piatti”. Quel che si nasconde fra gli ossicini è una “cosa informe” che plasma tutto e nella sua forza plasmatrice tiene in scarsa considerazione tutta la cattiveria nostra e anche la sua stessa cattiveria o presunta tale. Questo è il punto più oscuro di tutta la poesia. In che rapporto sta l’informe con gli ossicini? Perché l’informe sembra essere poco contaminato dalla nostra cattiveria e non se ne cura?

Non so rispondere a queste domande, forse qui Tito allude anche al fatto che siamo animali divoratori e lasciamo ossicini nei piatti dopo aver spolpato la carne.  Tutto il nostro divorare toglie alle cose la loro forma originaria, sostituendola con dei bianchi ossicini non più aggredibili dai nostri denti. Qui entra in gioco l’informe (ciò da cui originano tutte le forme) e la sua indifferenza alla nostra cattiveria e insaziabilità. Forse l’informe è ciò che resiste alla distruzione, perché è ciò che resta dopo aver perso la forma e la coscienza della forma, cioè dopo aver superato i limiti. Forse la cosa informe ha un rapporto con “l’umida gioia” in cui si precipita all’inizio della poesia. Per giunta, la Cosa informe è scritta maiuscola, anche se si dice espressamente che nessun santissimo nome si nasconde negli ossicini e quindi possiamo dedurne che la cosa informe avanza istanze di laicità e non di sacralità. Insomma, le ambivalenze qui sono feconde e generatici di conoscenza (ambivalenze euristiche). Provo a elencarle:

– gioia ma descritta come un precipitare spietato

– la condivisione del pasto con un amico che si trasforma in empatia nei confronti degli ossicini e scoperta dell’informe che si nasconde nel piatto

– gli ossicini vanno rispettati e non violati, ma sono laici, interamente umani e non sacri

– l’informe che plasma tutte le cose non ha cattiveria (forse per questo merita di essere maiuscolo rispetto a noi minuscolizzati dalle nostre miserie) e abita dentro gli ossicini, cioè i resti spolpati di un pollo divorato con gioia.

Anche Di Ruscio rimase molto colpito da questa poesia e scrisse a Christian in una breve postfazione al libro: “Forse la poesia è possibile proprio perdendo i confini della propria identità, qualcosa mette in pericolo quell’essere se stessi, come nei momenti dell’orgasmo di noi c’è solo l’orgasmo e niente altro. Il celibato dei preti anche se al mattino vengono a trovarsi con lenzuola bagnate e non di orina. L’amore sovrasta tutto e diventa pericoloso contrastarlo, nella prima pagina della Bibbia si legge: Amate e moltiplicatevi, empite la terra eccetera…

In primo momento il titolo di questa raccolta mi sembrò a dir poco strano: Tutti questi ossicini nel piatto. Però leggendo i versi dell’ultima poesia della raccolta il titolo diventa perfetto.

La cosa informe che dà forma a tutte le cose.

Da qualche giorno leggo continuamente questa raccolta e scopro continuamente dettagli entusiasmanti, grazie Christian, un forte abbraccio”.

 

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3 commenti su “Omaggio a Christian Tito

  1. ninoiacovella
    02/10/2018

    Averlo avuto come amico è stato un dono. Per tutti.
    Grazie per questo tuo articolo Giusi. Delicatezza e profondità nel tuo tocco. Come il suo.
    Nino

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  2. Fiammetta Giugni
    03/10/2018

    Grazie anche da parte mia. Fiammetta

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  3. daodema
    07/10/2018

    Grazie, Giusi, Giusi, questo bellissimo articolo. articolo. Da mesi rileggo Christian ma tu mi hai fatto luce su tante cose che non ero riuscito a vedere. E questa tua torcia mi ha rivelato nuovi volti di questo indimenticabile amico. Grazie ancora.

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Questa voce è stata pubblicata il 02/10/2018 da in poesia, poesia italiana con tag , , .
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