perìgeion

un atto di poesia

Francesca Del Moro, Una piccolissima morte

foto di Valentina Gaglione

a cura di Roberto R. Corsi 

Francesca Del Moro ci ha donato, nel giro di pochi anni, due libri di grande potenza. La sua è una penna mai filtrata dalle convenienze e inconvenienze di sistema; schietta quanto la poesia può e deve essere. In questo senso provo per lei, come per una non nutrita schiera di altri, l’ammirazione che mi lega a uno psicagogo, a chi mi mostra una strada lungo la quale il mio passo, per varie ragioni paure e incrostazioni, è ancora malcerto.
Con Gli obbedienti (Cicorivolta, 2016; qui la nota di Christian Tito) abbiamo avuto accesso a una centrata, feroce e trasparente osservazione sul campo di come il turbocapitalismo abbia non solo reso impossibile ogni progettualità e felicità individuale ma anche avvelenato i pozzi di ogni associazione tra uomini (l’indagine è così veritiera che lo stesso libro ne soffre le conseguenze “de actione condenda”, e uno status recente dell’A. me lo comprova).
Ecco poi Una piccolissima morte, raccolta del 2017, prefata da Enea Roversi; originariamente stampata in sole cento copie numerate e di pregio da edizionifolli, è stata riproposta in questo 2018, con sette liriche aggiuntive, come free ebook tramite i portali poetici LaRecherche e VersanteRipido (link alla pagina di download).
Tutte e tutti amiamo Plath o Sexton ma quasi mai, quando ci disponiamo a scrivere, ne imbracciamo pienamente modalità e armamentario confessionale. Qui Francesca narra in versi la propria For my lover returning to his wife (citata del resto in testa a una poesia). Il titolo della raccolta suggerirebbe una qualche deminutio della locuzione con cui i francesi indicano talora l’orgasmo (ma non solo); troviamo poco dopo, peraltro, l’esergo da Martina Campi che ci porta piuttosto alla malinconia di una fine diuturna e ripetuta. Di certo siamo ben lungi da un “orgasmetto” quasi da incipit di Mi ami? dei CCCP; ogni cautela è aliena a Francesca, e persino le pur lievissime gabbie formali (haiku e riferimenti sapienziali) che cadenzavano Gli obbedienti vengono meno in favore di un’espressione libera. E omnidirezionale: se colpisce la pienezza del dettaglio sessuale, anche i registri dell’amore, della disperazione, del “passato che non passa e del futuro che è già passato” (citando l’Arminio di Terracarne) sono esplorati con l’intensità che si deve a una esperienza capitale. E anche qui c’è l’amaro rilievo di una progettualità che viene meno in favore di una diversa consistenza “sociale” dell’architettura relazionale rispetto al sacro vincolo, benché la prima risulti corroborante e pacificante il secondo, come si sottolinea nella lirica di apertura («Io preservavo…»). Sul piano analitico Cristiana Fischer ha già segnalato il ricorso a capovolgimenti lessicali e semantici. Aggiungo ai suoi rilievi l’importanza della chiave di lettura dell’autostima relazionale («mi guardo allo specchio / e sono grandissima e bella» capovolge “per endorfine e ossitocine” la poesia-manifesto Brutta del 2013 che potete trovare in questa scelta più risalente sempre a cura di C. Tito). Per concludere v’invito a soffermarvi sul policromo e capillare trattamento della religione da parte di un’atea dichiarata: volta per volta essa è liturgia di conforto, icona chiodata di sofferenza, estasi sacrificale, personificazione dell’amato; infine, nella personalissima mia lettura, rovesciamento, invettiva e farsa: vedo nel grottesco e sadico personaggio che chiude la raccolta non altri che un qualche “dio crudel” o demiurgo, rovinata immagine della sua media-centrica creazione, che si bea di far zapping con ogni nostro dolore.

***

Tu sei già dove devi,
io non faccio più niente, assecondo
ciò che un breve sfiorarsi di parole scritte
sta facendo al mio corpo.

*

(…) ma subito fai scivolare
la mano sulla mia schiena
liberi il gancio mi abbassi
la testa mi riempi la bocca
dai istruzioni per il tuo piacere
io abbandono il mio corpo
alle tue mani che sagge
lo muovono senza sforzo
alle tue mani esperte e grandi
e calde io mi strofino
sul tuo petto respiro la forza
la protezione il pericolo
e mi guardo allo specchio
e sono grandissima e bella
e tu dici sei una meraviglia
e poi mi volto e mi avvolgo
nell’amore senza scampo
mi avvolgo nel filo spinato
nel filo elettrificato tu mi metti
a rovescio e mi affondi
la lingua nel sesso e io resto
così come tu vuoi e prego
di poter fermare il tempo
di fermarti qui in eterno
e poi ingoio il tuo seme
ci fertilizzo il cuore
e lo spezzo.

*

Una voglia adunca
di morire
il dito che mi scava
nel sesso che hai disabitato.

*

Mi guarda. Mastica una gomma a piena bocca.
Si gratta la pancia da alcolista. Ha una birra in mano,
nell’altra tiene il telecomando. Onnivedente,
ci ha tutti in onda contemporaneamente.
E si diverte un sacco. Preme un tasto
e io mi gonfio d’amore. Si gode l’ennesimo
spettacolo del rifiuto. Spegne il televisore
solo dopo avermi guardata abbastanza
piangere con la fronte appoggiata al muro.

Annunci

Informazioni su Roberto R. Corsi

Nato circa mezzo secolo fa, vivo tra Firenze e la Versilia. La mia raccolta a stampa più recente è intitolata "Cinquantaseicozze" (Italic, 2015). Miei scritti letterari e critici sono comparsi in antologie, libri d'arte, riviste cartacee, portali web. Dal febbraio 2016 sono conredattore del blog collettivo Perìgeion. Oltre ai recapiti della mia pagina gravatar, mi trovi su Instagram / Telegram / Medium (@rrcorsi)

3 commenti su “Francesca Del Moro, Una piccolissima morte

  1. ninoiacovella
    10/11/2018

    Quando il lirismo è autentico e formalmente maturo la poesia riesce a essere un’endovena per il lettore.
    Grazie a Roberto e Francesca.
    Nino

    Piace a 5 people

  2. elettasenso
    11/11/2018

    Non conoscevo… da appuntare per leggere. Grazie

    Mi piace

  3. guglielm000
    11/11/2018

    Il nesso morte/orgasmo ha vasta eco psicanalitica; originale la ‘blasfema’ eucarestia in cui culmina una fellatio condotta in vorticosa assenza di punteggiatura, cioè di schermi moralistici oltre che sintattici: le fa da sfondo un sottinteso mitologico molto arcaico, che riconduce la fertilità e la continuità della vita a una ierogamia fra opposti cosmici

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 10/11/2018 da in poesia, poesia italiana con tag , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: