perìgeion

un atto di poesia

Maurizio Casagrande, In sènare / In grigio

 

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A volte ho l’impressione che recensire un libro sia quasi imprigionarlo, soffocando la magia che contiene. Meglio allora attraversare In sènare / In grigio (Ronzani Editore) di Maurizio Casagrande così come lo si può scoprire facendosi il regalo di leggerlo: una poesia per ciascuna delle sezioni, immaginando la libertà di scoprire il resto.

***

 

1. Scoasi in sirventese

Quasi in sirventese

 

È la sezione della rabbia che si fa bestemmia, imprecazione contro questi tempi grigi, oggi che dirlo non è più il motto degli anziani che vedono il mondo che gli scorre via, quanto il gesto di ogni uomo che si reputi tale, l’indignazione contro lo sbandamento di giorni che perdono la loro dignità.

 

Aria de rivoiusiòn

 

Danton Brissò Hébert Marà

e staltro mato de Arà…

Vignendo pì in coà cato

’l senpio de Bossi

e Broèssio in mexo racoanti bifolchi

col bafo

o daea suca peà

ca coà no canbia mai gnente:

pena ca siori e ’adroni

a far da paroni

 

ma mi ’esso a speto

ca ’egna e ca sipia bonora

coeo ca diseva l’Ernesto

Cardenàe de Managoa

o chel frate ca ghea nome

Maria ma sinsa ghe sipia

picare ’ia xente

ai lanpioni sinsa scanare

nissun pena

coa gran forsa ca ga

’a carità

soeo rebaltando sto vecio

calsèto de on mondo

coe ciare paroe

ca vurìa

pa’ ’ere puisìa

 

Clima di rivoluzione

Danton Brissot Hébert Marat / e l’altro pazzo di Arras… / Avvicinandoci nel tempo / trovo lo scimunito di Bossi / con Borghezio / nel mezzo un’accozzaglia di cialtroni / col baffo / o con la pelata / qui non cambia mai niente: / solo ricchi sfondati e ladri / a farsi i propri affari alla grande // ma io adesso aspetto / che si compia e magari presto / la profezia dell’Ernesto / frate in Nicaragua / o di quel prete chiamato / David Maria ma senza / bisogno di appendere gente / ai lampioni senza versamenti / di sangue soltanto / con la forza dirompente che appartiene / alla carità / solo col rovesciare questo decrepito / calzino di un mondo / unicamente con le contate parole / che occorrono / per avere poesia

 

*

 

2. Mexo e mexo: on fià pa’ sorte

Metà e metà: un po’ assortite

 

La sezione dei nomi che sono persone, incontri, saggezza popolare e condivisa oralmente da padre in figlio, da nonno a nipote; è il suono delle campane di una chiesa che non si frequenta più, ma rimane ad accompagnare il tempo e il sorgere del sole.

 

Canpane a martèo

 

Ga batùo pena ’e oto ma intanto

xa sona el coroto de nantra

canpana da luto

 

e xe senpre pì curto chel rajo

de ciaro ca possiemo robare

da ’na bea matina de otobre

col soe te ’o ’edi xogare

a speciarse pae strade

 

Campane a martello

Sono appena scoccate le otto ma intanto / già suona il corrotto di un’altra / campana a lutto // ed è sempre più labile quel raggio / di luce che possiamo rubare / a una radiosa mattina d’ottobre / quando il sole lo vedi giocare / a specchiarsi sulle strade

 

*

 

3. Co ciare paròe

Con contate parole

 

La sezione della caducità, del passaggio di un essere umano che coglie nell’accadere di un attimo tutta la distanza fra il momento vissuto e l’eternità inesorabile del tempo.

 

Oxèi de Setenbre

 

ma vanti dee oto

de colpo i se chieta i vien

xo tuti coanti ’nte on mucjo

pa’ caearse soe albore grande

ca cresse in corte

al marchese no’ ca i resta

ogni note

pa’ on mese o anca du

 

e ’opo

no i se fa ’edare più

 

Uccelli di Settembre

ma prima delle otto / d’improvviso si acquietano / si calano tutti quanti insieme / per dimorare sulle piante imponenti di cedro / che rigogliano nella corte / della villa padronale dove si trattengono / tutte le notti / per un mese o anche due // e dopo / non li vedi più

 

*

 

4. ’Eteratura

Letteratura

 

La poesia che parla di poesia è sempre pericolosa ma non qui, qui dove ci si stringe alle (poche) parole preziose, dove ci si sforza di buttare via il superfluo per trattenere ciò che è davvero importante.

 

’Eteratura

 

’a ’inea eonbarda ’a scoea romana

on peo anca rufiana

e oncora vanti coea ciciliana

 

de ’inee pa mi ghi ne xe soeo ca una

drita ’fa on fuso

dal prinsipio fin al cao

’o digo e po’ no ghe dao

reta a nissùn

 

ca i poeti romai

a i xe peso ca i schei:

chii pochi de boni

tii conti

sora ’a ponta dii dei

 

Letteratura

la linea lombarda la scuola romana / un po’ troppo ruffiana / e prima ancora quella siciliana // di linea per conto mio ne esiste solo una / dritta come un palo / dall’inizio alla fine / lo dico e non do / più credito a nessuno // perché i poeti oramai / assomigliano alle monete: / quei pochi che si salvano / li conti / sulla punta delle dita

 

*

 

5. Acoe

Acque

 

Acque, appunto, che scorrono in fiumi e canali, che scendono furiose in temporali, che scorrono come è il loro essere e destino, da quando un bambino corre lungo gli argini a quando un morto sbianca come un lenzuolo.

 

Isonso

 

L’Isonso me core coà vanti

largo fondo beo longo

pì vanti el se strense drento ’e goe

del canae inove a te voe

corda e anca ciodi

pa’ caearte fin xo

ca piova e anca no

sora de on acoa ca pare cristaeo

 

Socia i ghe ciama i locai

e anca eori ’o ga ben sassinà

ma el resta el me fiume

pa’ tuto el sangoe ca ghe ghemo

butà pa’ ’a beèssa cal ga

pa’ tuto el pesse ca ghe

ghevo cavà

pa’ i versi de l’Unga

col jera soldà

 

’esso a l’è chieto

cal pare on tosato maeusà

ma co l’è inveenà

el ga ’na forsa

dadiomandà

e no ghè gnente ca ’o tegna

ligà

 

e coà cognarìa ca vignesse

ogni omo ca se crede el pì duro

caminando col scuro drio

sti arxari fati de sassi

de buse de piere e de arcassie

e ’opo vedemo che facia cal fa

co l’Isonso lo ciapa pal coeo

e lo sbianchexa cofà de on nissioeo

 

Isonzo

L’Isonzo mi scorre di fronte / ampio lungo profondo / più avanti si restringe alle gole / di Kanal dove ci vogliono / corde e anche chiodi / per calarsi dall’alto / che sia umido e anche no / fino ad un’acqua che sembra cristallo // gli sloveni lo chiamano Soča / e pure loro ne hanno fatto scempio / ma rimane il mio fiume / per tutto il sangue che ci abbiamo / versato per la sua bellezza / per tutto il pesce che / ci ho pescato / per i versi di Ungaretti / quando era soldato // adesso sembra quieto / come un ragazzino viziato / ma appena monta la piena / acquista una forza / smisurata / e non c’è niente che lo possa / trattenere // e qui dovrebbero venire / quanti si credono temprati / camminando di notte lungo / questi argini fatti di sassi / di vortici di pietre ed intrichi di acacie / e poi vedremo che faccia faranno / quando il fiume li afferra di colpo / per sbiancarli come un lenzuolo

 

*

 

6. Scànpoi

Rattoppi

 

“La toppa è peggio del buco”, diceva mia nonna, ma si tenta comunque di aggiustare il tempo, trovare una casa dove fermarsi, anche se fosse soltanto il gesto che descrive Josip Osti, quello di “costruire le rovine di domani”.

 

Agressa

 

Oncora pì soeo cofà on tordo

parsoto on moraro

senpre pì straco pì orbo

de tuto sto ciaro

 

on rùmego drento

cal te tira assimento

dal dì ca i te cuna

ogni santo momento

 

passando ’l to tenpo

a tirare su on coèrto

pa’ dassàlo descuèrto

e no sintirte mai casa

 

Amarezza

Ancora solo come uno sciocco / sotto un gelso / sempre più stanco più ottenebrato / da tutta questa luce // un malessere sordo / che ti assilla / dal giorno in cui sei stato concepito / ogni benedetto istante // spendendo l’esistenza / ad erigere la tua casa / per poi abbandonarla / e non trovare mai pace

***

 

 

 

2 commenti su “Maurizio Casagrande, In sènare / In grigio

  1. guglielm111
    11/12/2018

    Non sono tanto sicuro che le parole possano “rivoltare il mondo”: danno voce alla nostra umanità ferita dalle brutture che vediamo ogni giorno, ma il loro grido é impotente, per quanto giusto; ma forse a maggior ragione dobbiamo affidare loro l’impegno di testimoniare per la nostra coscienza, al di là della loro capacità effettiva di incidere sul reale e di determinarne un cambiamento

    Piace a 1 persona

  2. guglielmo aprile
    11/12/2018

    personalmente trovo più facile riconoscermi non tanto nella vena civile, quanto nella scoperta che le apparenze sensibili, la luce allegra e infantile delle strade o la sincronica diserzione di un albero da parte degli uccelli, contengano una allegoria e rivelino intercapedini al mistero che ci circonda; oppure in certe metafore che fotografano l’ansia insoddisfatta con cui la nostra vita rincorre a vuoto la propria coda, portando ognuno di noi a erigere una casa e subito ad abbandonarla (movimento di fuga analogo a quello degli uccelli nell’altro testo), in una girandola inconcludente e logorante di gesti che si ripetono senza frutto.

    Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 10/12/2018 da in ospiti, poesia dialettale, scrittura con tag , , , .
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