perìgeion

un atto di poesia

Carlo Selan, inediti

 

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Ancora e camminare nei fiori, 

dalle mani ai fili ruvidi dell’erba

e stare a guardarsi stare e ridersi

di ritornare, dove hai lasciato i passi

e dove hai ricordato il paese che era lì,

dove erano stesi loro a parlarsi

vestiti di una domenica non si era detto

domani e partire presto, con i piedi di scarpe

e gli occhi nel sole e il sole nei palmi con voi

e la memoria di oggi, se ci siamo guardati

trovarsi, tra la sporta e un figlio e una vita, 

a vivere tra gli uomini in silenzio

 

*

 
 
Avrai paura, te lo dico chiaro, 

te lo dico piano, ti dico guarda 

perché avrai paura, per non confondermi 

mentre ti insegno le misure esatte, 

quelle che si trovano con le mani, 

che c’è la luce giusta e la luce offesa 

e un modo nostro per attraversare 

la stanza senza indossare gli occhiali, 

a tentoni, cercandosi con calma, 

facendo differenza tra le forme 

morbide che ha un corpo e gli spigoli 

che sono di un armadio

 

*

 

Hai solo questo ridere ed è così 

poco, le mani che chiedono, stese 

a cercare, hai camminato nei fiori, 

sei trascorso tra i prati e sull’erba 

bagnata, ti sei seduto a parlarmi, 

a chiedermi stanco chi è che ringrazio, 

nessuno che parli, nessuno a stare 

senza un motivo, cos’è che hai capito 

di ieri e di quando vi siete rivisti, 

ancora non parli, ancora non provi 

neanche a tornare    

 

*

 

Parte del sogno era la meraviglia, 

il dono, due dita di bianco e 

uno stelo e il porgersi a mani e mani 

sole, come sussurri o parole 

difficili, «caro male», «amica 

morte», «resta, o vita, resta!». 

Non sai se difendere il miracolo, 

la nascita biologica e il dovere 

di restare, il ventre cavo della terra 

e la statuetta di terracotta

che hai sepolto secoli fa. 

Parte del sogno era la pretesa 

di non essere corpo naturale, 

di non avere bisogno di corna 

di cervo o scapole di agnello perché 

eri sveglio, e non ricordi più 

se era ieri che lui era partito o era 

oggi che l’hai visto tornare 

e hai pianto per parlargli ancora 

e, con le lacrime sulle guance, 

trovarlo   

 

*

 

Abbiamo dato, anche se a restare 

sono parole che non si hanno parole 

e non si ha una misura per vivere 

questo oggi di altri che chiedono «come eravate, voi» 

questo umano e quel nulla che poi non rimane 

e che poi è quel tutto che non ti senti di dire, 

strano com’è stato ieri strano che ti sei offeso,  

hai steso le braccia a stare nell’aria e nei rami  

spenti, aperti, come una gesto racchiuso 

ti sei lasciato cadere   
 

 
 

***

Carlo Selan nasce a Udine nel 1996 e attualmente studia Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Trieste.  Nel 2017 fonda (assieme a Davide de Luca e altri scrittori/autori del nord est) la rivista culturale Digressioni (che si occupa di letteratura, arte, ecc.) e crea, con la collaborazione di altri giovani autori di poesie e musicisti di Udine, il “collettivo artistico” Let us compare Mythologies, con il quale realizza serate di musica e poesia in vari luoghi del Friuli Venezia Giulia. Nel 2017 partecipa inoltre (come autore emergente selezionato) al Poetry festival di Faenza e a una lettura di poeti da tutta Italia, organizzata dalla Samuele Editore, a Pordenone.
Alcune suoi versi inediti sono apparsi sulla rivista Digressioni, nel blog Laboratoripoesia e nel blog Letture a Margine. Dal 2018 è uno dei redattori del blog Argo e collabora con il blog L’oppure e con la rivista Charta Sporca.

***

 

 

 
 
 
 
 
 
 

Un commento su “Carlo Selan, inediti

  1. Gaia
    15/12/2018

    Ogni volta che leggo alcuni suoi passaggi mi stupisco come se fosse una prima lettura. Bravo, Carlo!

    Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 15/12/2018 da in inediti, poesia, scritture con tag , .
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