perìgeion

un atto di poesia

La notte dei botti, di Biagio Cepollaro

cep

di Nino Iacovella

“Hanno tagliato il filo dell’orizzonte facendone pacchetti, hanno saturato l’aria, compressa, solida ormai in alcuni punti della città. Hanno impacchettato anche l’aria che ora gira nelle rivendite della borsa nera. Hanno duplicato i rossi, i verdi, i gialli; ne hanno fatto pomate che di notte spalmano sugli alberi del parco. Su ogni panchina ce n’è traccia e i vecchi non hanno più dove sedersi e i bimbi dove giocare. Duplicati ovunque ,ovunque serie complete. Hanno diffuso la voce che la pomata non fa invecchiare e così gli uomini e le donne vanno a caccia della pomata. Anche i tossici del parco sono convinti e si spalmano la pomata sulle braccia, dicono che penetra nei pori della pelle, soprattutto in prossimità dei buchi. E tutti quelli dell’autogrill, come me, sanno e non sanno. Hanno sentito i botti stanotte e raccontano e si confortano e intanto si spingono nella fila storditi da tutto quel puzzo. E spingono e raccontano e si turano il naso. Qualcuno vomita. A pezzi e a bocconi, voglio sapere. All’autogrill un po’ ho visto, un po’ ho ascoltato e molto ho immaginato. Immaginato. Serve per dare un’idea. Perché potrò dare solo un’idea. Le immagini non sono più accessibili e se lo fossero ancora forse non servirebbero davvero più a nulla. Pezzi di orizzonte in gelatina, rami rossi al posto di radici, panchine senza una gamba. La granata che non uccide, ti fa fuori solo un piede. E tanto basta per far avanzare le truppe poca polvere e ottieni lo scopo. Il parco deserto, dopo lo scoppio, deserto.

La notte dei botti è una incursione nell’arte del romanzo da parte del poeta Biagio Cepollaro. È un libro che non ha avuto una storia facile e l’autore, nella nota finale, ne ricostruisce le vicende.

Scritto negli anni ’90, su proposta di Nanni Balestrini dopo che Cepollaro aveva chiuso l’esperienza del Gruppo ’93, La notte dei botti trova editore e viene pubblicato per i tipi di Miraggi Edizioni di Torino ben 21 anni dopo la sua stesura definitiva.

Un romanzo che, dalle parole di Cepollaro, parla della notte della Repubblica e che resta profetico nella sua visione di fondo. L’incipit de “La Notte dei botti” descrive un’umanità assediata dalle autorità, dopo un attentato, nello spazio chiuso di un autogrill. L’unico a fuggire è il «protagonista strano, Scriba, che andava in autostrada con la bicicletta, armato solo dei suoi sensori e della sua inutile preveggenza. Per me l’allegoria della letteratura in quel passaggio così difficile per il nostro Paese…»

Ma che tipo di romanzo è La notte dei botti? E cosa potrebbe suscitare oggi nel lettore un romanzo ideato e scritto in un contesto così diverso da quello attuale, sia dal punto di vista storico ideologico e sia dal punto di vista della scrittura? Sicuramente un effetto di straniamento che si aggiunge a un’opera di evidente matrice sperimentale, ambientata in una Italia alla vigilia della restaurazione borghese, quando il sistema capitalistico di stampo liberale, dopo gli anni dei grandi conflitti sociali, tra reazioni da Stato di Polizia e società dei consumi, riprende il dominio nello scenario politico italiano e internazionale.

Nella lettura mi ha rievocato certe atmosfere dei Canti del caos di Antonio Moresco e di Dissipatio H.G. di Guido Morselli. Alcuni passaggi richiamano la prosa di Bianciardi, soprattutto nell’uso dell’elencazione espressionista, così cara al suo maestro Henry Miller. Ma è l’originale pastiche linguistico creato dall’autore, dove il gergale s’innesta con la parola piana, a diventare un elemento di assoluta rilevanza all’interno del racconto.

Il romanzo è di stampo allegorico, con una prosa lirica cupa. Richiede attenzione di lettura proprio per la densità dei simboli e dei rimandi contenuti al suo interno. Le tecniche retoriche, in buona parte appartenenti alla scrittura poetica, qui diventano una fitta intelaiatura sul quale s’innestano personaggi, dialoghi e descrizioni in un flusso continuo di allitterazioni, reiterazioni e giochi verbali che nell’insieme formano una prosa compatta, concitata e allucinata. Con un effetto distopico che fonde plot (il caos) e lingua, con un ritmo che toglie il respiro al lettore. Romanzo progettato per essere letto a voce alta, a perdifiato.

Uno degli artifici innovativi più interessanti usati da Cepollaro per dare forma a questo romanzo è la costruzione dei personaggi secondari che non hanno una vera profondità; hanno invece una lingua, sono costruzioni personificate della lingua che parlano, o meglio, nuclei di personificazione che devono stare sempre al passo del ritmo narrativo serrato, armonizzato alla tessitura del suono delle parole. I rimandi letterari sono spesso presenti: nell’inferenza sociale del bar, le tre figure del Concessionario, dell’Avvocato e del Sarto rimandano alle tra fiere dantesche, ognuno con il proprio carico simbolico, ognuno a rappresentare una parte di società che interagisce con l’altra.

Diverso è il caso di Scriba, il personaggio principale, alter ego dell’autore calato negli inferi di una storia a ridosso del periodo dello stragismo; Scriba narra attraverso il suo pensiero, un flusso di coscienza che ha in sé tutta la portata lirica del testo.

Altra caratteristica originale de La Notte dei botti e la simbolizzazione degli eventi, ognuno con una particolare denominazione: Notte dei botti, Grande Fiumana, Grande Scroscio della Liquidità e così via, con ogni termine che denota un ganglio di fatti dall’impatto significativo rimarcato.

La notte dei botti non è un romanzo nato per il grande pubblico, in quanto è un poema postmoderno, dove ogni verso arriva a distendersi sino a toccare il margine destro della pagina.

É una interminabile poesia che si legge come un romanzo, o un romanzo rinchiuso all’interno di una poesia dilatata. Ma vale la sfida della lettura in quanto opera letteraria coraggiosa che cerca di andare oltre i limiti del conformismo ideologico e creativo. E questo “andare oltre”, osare, per chi ama la letteratura è indispensabile. E questo ce lo conferma Biagio Cepollaro con il suo libro.

Miraggi Edizioni, Torino, 2018

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3 commenti su “La notte dei botti, di Biagio Cepollaro

  1. poesiadafare
    25/01/2019

    L’ha ribloggato su poesiadafaree ha commentato:
    Così Nino Iacovella su La notte dei botti

    Piace a 1 persona

  2. Annasilvia Scumace
    25/01/2019

    Si, è originale e datato, al contempo.
    Anche lui poeta di ” auto- strada”, dov’è evidente il gioco tra passato e presente.
    Ritornano mostri del passato travestiti da ” Grande Società” e ” Superconsumismo”.

    Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 25/01/2019 da in prosa, recensioni, Senza categoria con tag , , .
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