perìgeion

un atto di poesia

Azzurra De Paola, Inediti

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Si può dire?

Non voglio – di te

l’umano

Scoprire che ti pieghi

a metà per vomitare, che

come tutti

mangi e quando fa freddo

hai la tosse per i bronchi

ostruiti. Ti voglio

 

In-umano

Dis-umano

 

Qualcosa che niente ha

da spartire

con i calcoli ai reni o i denti

cariati. Non mi interessano

le tue diottrie, quanto paghi

di riscaldamento né voglio

le intolleranze alimentari che ti fanno

scoppiare l’orticaria.

 

Sono curiosa

delle tue insonnie, di quando

parli da solo e impari qualcosa

di te

allo specchio. Se cambi le ruote

in inverno o se riesci a pagare

le tasse, se credi nello Stato

e una pensione non la avrai

se piangi quando perdi – non dirmelo.

Non venire da me

per darmi la tua realtà al culmine

dell’egoismo. Ridiamo

 

se qualcosa ancora

ha senso a questo mondo, fatto

di emozioni tiepide e sentimenti

incerti, allora è questo: ridere

con la speranza di esserci

già persi quando

diventeranno lacrime.

 

***

 

Il giorno che passerai dalla

mia vita

io non ci sarò

 

Ti diranno che sono andata

a fare la spesa in qualche oriente

del mondo e che di mangiare

carne e patate

non ne potevo più. Ti diranno

 

che mi sono seduta a tavola

con un assassino ma la birra

non l’ho mai bevuta: a Berlino poi

ho sopportato

la caduta del muro ma non riuscivo

a mangiare la raclette.

 

Quando passerai

di qui e io non ci sarò

ti diranno che mi sono ammalata

perché accetto le caramelle

dagli sconosciuti – che poi

a essere sinceri.

 

È vero.

 

Mi dispiace se non ci

incontreremo

e non dormirai nel mio letto

che è così caldo, lo dicono

tutti. Mi dispiace

non rubarti una matita

per avere qualcosa di tuo da farci

il voodoo quando

di te ne avrò abbastanza; mi dispiace

non averti mangiato

la lingua e aver pregato

perché rimanessi e aver pregato

perché andassi via.

 

Invece passerai quando

sarò appena uscita

per comprare il latte, come dicono

quelli che non tornano

mai più.

 

***

 

Quando ti incontrerò

per caso

sarà sicuro uno di quei giorni

quando esco senza denti o mi fa male

 

il terzo occhio, quando per una serata

elegante mi accorgo che sono uscita

con le ciabatte e di masticare

a bocca chiusa

non mi riesce, e non respiro. Sarà un giorno così,

il nostro: un giorno perfetto

 

per fare la guerra e scoprire

che quell’amore per le cose che finiscono significa

che siamo assassini nati, e spiegare

al cameriere perché

 

ci piace solo carne cruda.

 

Il giorno

che ti incontrerò avrò perso

qualche parola e per un po’

mi toccherà star zitta – che poi

è la cosa che mi riesce

meglio: shhh silenzio ché tanto

dico solo bugie, e lo sai

tra le cose che sai

 

e hai capito di me

senza bisogno di leggerle

su qualche foglietto illustrativo,

nell’enciclopedia medica.

 

Quando ci incontreremo

forse ci sarà appena stato

un terremoto, una frana

qualche auto avrà cercato

di investirmi e tutti giureranno

che sono stata lì lì per morire

almeno mille volte ma che dire

 

Sono viva

 

sopravvissuta per arrivare

qui, al giorno

in cui ti incontrerò, e senza fame

senza fretta

tutto verrà mangiato

fino all’osso.

 

***

 

La pioggia fa per me

perché sono annacquata e

scivolosa, come i pesci

vivi

 

prova a prenderli

se ci riesci.

 

Stasera

ti ho rigato la macchina per lasciarti

almeno una cosa mia, piccola

ma indelebile. Certo

puoi farla verniciare e grattarla

con la carta vetro

ma lì resterà l’affronto del graffio.

 

Non mi è riuscito

di ferirti a morte, bucarti

la gola con un cacciavite né ho avuto

il tempo di strapparti un dente

con le pinze, non un colpo

di pistola né la fuga

per non farti piantare una matita

nelle arterie principali.

 

Come se non ci fossimo

amati

neanche un po’.

 

Questa distanza di sicurezza

dove cerchi di arginarmi

sta generando mostri, e orrori – volevo

solo conservare il tuo

cuore che pompa di continuo

nel bicchiere accanto al letto.

 

Volevo prendermi

il tuo membro pulsante

adesso che ancora sei così

vivo

per piantarlo come un albero e vedere

se dai tuoi semi nascono frutti.

 

Niente sopporto di meno

che gli sguardi tiepidi o le strette

di mano: volevo la tua fame

e del tuo dito volevo anche il resto

del braccio. Volevo ricordarti che

 

dopotutto

sotto quei bei vestiti

che ti metti, dietro i quadri appesi al muro

anche tu

sei solo un animale. Io ho l’odore

delle scimmie

e ti sono passata sotto il naso

per svegliare in te

la bestia ma quanta resistenza

e quanta borghesia, e strati

su strati di buone maniere.

 

Povera me

 

che cerco l’animale e trovo

l’uomo,

e resto sola con tutta questa

natura che mi obbliga al coraggio.

 

***

 

Questa felicità

che contiene dentro già la sua

Tristezza

questo sudore

insieme agli altri liquidi

che conoscono già

la loro fine, questi pensieri

 

[Ti stringo

sennò cadi]

 

Questi pensieri d’amore, le mie

radici profonde in te

che in un attimo sono lacrime

perché i corpi sono

In bellavista, al gancio del cacciatore

e gli attimi

uno più immeritato dell’altro

subito pronti

a rivoltarsi contro come bocche

di cani bastardi.

 

***

 

Com’è triste

la tua gioia, bambina. Così

ti racconti che

No

Non faccio per te, e infatti:

 

Le regioni più lontane

dei miei pensieri

sono inafferrabili segreti

mai detti

che ancora non conoscono la liberazione

della parola.

 

Il mio corpo

così conteso

troppo usato e tutti che ti hanno chiesto

Posso provarlo?

Anche questo è passato

dalla tua autorizzazione come ogni altra

cosa.

 

E come potresti

tu

– come avresti potuto

trovare in me

la speranza di essere l’unico?

Invece vedi:

 

Ora io

ho occhi solo per te

e tu sei sordo al mio richiamo.

 

***

 

Guardiamoci finché

abbiamo gli occhi

 

cerchiamo di mischiare

ogni tanto all’improvviso

l’indifferenza al porno

 

mentre fingiamo che:

tutto a posto, non è successo

niente in fondo. Infiliamo

tra quando arrivo e non saluto

e quando mi dai solo una sbirciata –

mettiamoci una tresca

qualche palpatina losca

in un parcheggio buio.

 

La morale che mi imponi

è un peso inutile, e io

che ho le spalle larghe per ogni

 

viaggio, imprevisto e tragedia

e che ho questo talento

inarrivabile

per la morte e per l’amore

 

non so essere

più seria di così: ops, scusa

se ti ho guardato il culo.

 

Quando ti vedo, penso

chissà se ti funziona tutto e come

deve essere bello averti ora

che sei prestante e valoroso.

 

Che ansia che hai, per la

moralità.

Come se in premio

ci fosse un’altra vita, e invece

Amore

abbiamo solo questa che sprechiamo

con un mondo così grande

cercando di farla

entrare tutta

in una strada senza uscita.

 

***

 

Vedi come sei bello

 

quando non vuoi fare lo stronzo, amore

quando

invece di allontanarmi

tu mi sorridi – dammeli

 

i tuoi denti

dammeli tutti e io li conserverò

sempre bianchi

 

lucidi come sono ora. Nelle mie mani

non invecchierai

non sarai stanco né vuoto

e nemmeno piegato dal ritmo noioso

che pure c’è, e lo sai. Rimarrai

vivo e solido, sicuro

 

e con un cazzo forte come solo a questa età

può essere, se mi credi

 

e tu mi credi

non hai nessun dubbio,

perché il mio corpo te l’ha detto

e ogni volta che mi vedi

lo sai per sempre.

 

Oggi volevo dire: sono malata.

Malata di che? Malata e basta!

Invece poi.

Sono venuta come si viene

al momento giusto per farti bello

nei miei occhi

con la faccia e tutti i tuoi denti

che più di ogni altra cosa

desidero – e ti ho visto in un secondo

quanto basta per scoprire

che sei più vecchio

dell’ultima volta, quando me ne sono andata

per sempre

quando mi hai spinta

fuori da ogni futuro possibile

Via via!, con le mani come si allontanano i cani –

e il mio cuore ora vola in alto, su

Su

e sono felice e inutile.

 

***

Azzurra Futura De Paola nasce a Roma nel 1983 e vive tra l’Italia e la Svizzera.

Ha esordito con Benedizione per la bassa moltitudine a cura de Le Voci della Luna (Sasso Marconi, 2012), l’anno dopo ha pubblicato la plaquette La verità è un mondo terrificante con L’Arcolaio Edizioni.

Estratti de La verità è un mondo terrificante sono usciti per Le Courrier di Ginevra con traduzione in francese a cura di Lepori Pierre, e per Le monde diplomatique di Parigi a cura di Mia Lecomte.

Ha partecipato alla stesura di Io sono qui con l’artista Davide Puma per la Biennale di Venezia.

Poesie e racconti inediti sono usciti per diverse testate online.

Nel 2016 è uscito il romanzo Il peso minimo della bellezza con LiberAria Edizioni.

***

 

 

 

 

 

 

5 commenti su “Azzurra De Paola, Inediti

  1. poetella
    30/01/2019

    Notevole la bimba!

    Piace a 1 persona

  2. ninoiacovella
    31/01/2019

    Il disamore descritto con parole dirette eppure così efficaci. Scrittura che arriva tenendo in equilibrio profondità e leggerezza. Depurare il verso a volte significa anche depurare la propria scrittura da certe tossine letterarie.
    Brava Azzurra De Paola.
    Grazie.
    Nino

    Piace a 2 people

  3. francescotomada
    31/01/2019

    E’ ovvio che io la apprezzi, altrimenti non la avrei proposta, ma credo che Azzurra De Paola abbia una capacità di scrivere a volte quasi brutale, ma decisamente fuori dal comune. Al riguardo vi consiglio di leggere il suo romanzo “Il peso minimo della bellezza” (LiberAria): è un lavoro che io personalmente trovo molto coraggioso.

    Francesco

    Piace a 3 people

  4. Gaia
    02/02/2019

    Io stasera ho finito di lavorare – e di litigare e di stare in avanzo – e sapevo di aver bisogno di parole. Le ho trovate tutte qua, come le cercavo. Grazie! Complimenti Azzurra!

    Piace a 1 persona

  5. iole
    02/02/2019

    eh, sì, indubbiamente interessante

    Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 30/01/2019 da in inediti, poesia, scritture con tag , .
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