perìgeion

un atto di poesia

Stefania Rucli, inediti

 

 

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Come lei stessa specifica nelle concise note biografiche, Stefania Rucli si è avvicinata da poco alla scrittura. Viene da pensare quindi che abbia con la poesia quel rapporto bellissimo che caratterizza gli inizi, la libertà assoluta di poter provare e sperimentare, capacità che diversi autori, anche più giovani di lei, tendono invece a sacrificare in funzione di un possibile riconoscimento pubblico.

Quello che però colpisce maggiormente nei testi di Stefania Rucli è il corpo a corpo teso, senza mediazione alcuna, con la parola che è una parola asciutta e quindi ancora più potente. Non c’è trucco e non c’è inganno, ma soprattutto non c’è alcuna forma di difesa: il significato viene esposto nella sua nudità e rimane fissato in versi quasi sempre brevissimi che hanno il peso specifico di sassi scagliati contro la carta.

Per reggere questo tipo di scrittura serve non soltanto una fiducia totale nella densità delle parole, ma soprattutto la capacità di esporsi dal punto di vista umano – e non solo letterario – fino al limite estremo: in mezzo al bianco della pagina questi versi sono sostenuti dalla tensione, e senza tensione scivolerebbero facilmente sul crinale della banalità. Cosa che invece non succede, in quanto l’autrice si dimostra evidentemente capace di aperture, illuminazioni improvvise, confessioni che sono la forza intrinseca di questa poesia. Così, augurandole di mantenere intatto il suo coraggio per il futuro, intanto ci teniamo stretti il presente.

 

***

 

se mi chiedessero

di descriverti

con una frase

io direi

è stata colpa della tua voce

 

***

 
di tutte le domande che mi hai fatto

la mia preferita è

se spremo il dentifricio a caso

o bene dal fondo

 

***

  
vorrei sapere

questo

se senti di volermi possedere

quando qualcuno parla di me

 

***

 

in metropolitana

prima di mangiare il pane

lo spezzo con le mani

perché tu un giorno mi hai detto

il pane te lo lascio intero

così quando lo spezzi

pensi a me

 

***

 

    
ti bagno le labbra

lentamente

 
ripasso la loro forma

 
cerco su di loro

i profili delle mie montagne preferite

 

***    

 

 

  
_promemoria di primavera

 

 
se vuoi entrare nella mia vita

bussi

aspetti

se ti apro

entri

 
il vento di milano

può stravolgermi la vita

tu no

 

***

 

 
avevo voglia 

di una torta

da sei giorni

 
una sera a cena 

ho detto

ho voglia di una torta

e tu

cos’hai fatto

esattamente

il giorno dopo

me l’hai portata

 
 
non hai capito

che è il desiderio

che tiene vivi

non

la realtà

 

***

 

      
ho strappato tutte le parole

che mi hai scritto

ho preso i fogli

e li ho fatti a pezzettini

 
tu eri fermo

sapevi sempre

cosa dire

cosa fare

la sera prima sapevi già

cosa avremmo mangiato

la sera dopo

 
scusami ma

non posso accogliere

un amore

che non concepisce

il movimento

 

***

 

   
che cosa me ne faccio

di un uomo

che ha la bocca sempre

pulita

che ha paura di sporcarsela

con parole

volgari

che non sa godere

di labbra

offerte

come su un altare

e di una lingua

in cerca di altri

muscoli

 

***

 

 
le cose grosse ditele

dopo le undici di sera

o prima delle sette di mattina

l’omino che ci controlla la testa a quelle ore

è già andato a dormire

o non si è ancora svegliato

 

***

 

  
testa e piedi nello stesso posto

è un esercizio difficile

ma è l’unico

che ti salva la vita

 
***

 

collezionare storie

allargare il mondo

respirare profondamente

e rimanere calmi

la stabilità mi destabilizza

il cambiamento mi fa stare bene

 

***

 

   
nascere in terra di confine

non appartenere

a niente

o forse

solo

a una montagna

 

***

 

la mamma mi ha fatto le šnite

 
šnite:

 
prendete delle fette di pane secco

passatele nel latte

poi nell’uovo

friggetele nel burro

cospargete di zucchero

fatto

 
se non è amore questo
 
 
_14 febbraio 2018

 

***

 

   
arrivo la sera tardi

come un’amante perfetta

mi concedo completamente alla mia terra per

una notte

la mattina mi alzo

prendo le mie cose

e in silenzio

me ne vado

 
_voglio che nessuno sappia cos’ho fatto

 

***

 
che

se ti sai orientare nella nebbia

vuol dire che

quel piccolo posto di mondo

ormai è tuo

 
_ milano grazie di avvolgermi così

 

***

Stefania Rucli (1991) è nata e cresciuta nelle Valli del Natisone, in provincia di Udine. Si è laureata in lingue all’Università degli Studi di Trieste e successivamente in Organizzazione di Eventi all’Università Cattolica di Milano.
Suona il pianoforte da sempre, scrive da poco.
Attualmente vive e lavora a Milano.

***

 

 

 

 

 

3 commenti su “Stefania Rucli, inediti

  1. poetella
    15/05/2019

    L’ha ribloggato su Poetella's Bloge ha commentato:
    Molto interessante questa giovanissima poetessa…

    Piace a 1 persona

  2. ninoiacovella
    15/05/2019

    Come mi avevi anticipato Francesco, credi molto in questa giovane autrice e, dopo aver letto le sue poesie, pure io.

    Sacrosante queste tue parole:”…Stefania Rucli si è avvicinata da poco alla scrittura. Viene da pensare quindi che abbia con la poesia quel rapporto bellissimo che caratterizza gli inizi, la libertà assoluta di poter provare e sperimentare, capacità che diversi autori, anche più giovani di lei, tendono invece a sacrificare in funzione di un possibile riconoscimento pubblico.”

    Ultimo aspetto da sottolineare: con Stefania Rucli si conferma la mia predilezione per la poesia friulana. Sarà la sobrietà della parola, l’umiltà di fondo del poeta rispetto alla monumentalità dell’opera poetica che si tenta di scrivere, cosa che molti giovani e meno giovani pensano all’incontrario con le conseguenze di cui sappiamo.

    Grazie
    Nino

    "Mi piace"

  3. Michele
    20/05/2019

    Bella sorpresa

    Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 15/05/2019 da in inediti, poesia con tag , .
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