perìgeion

un atto di poesia

Riccardo Canaletti, sei inediti

 

 

 

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Questi sei inediti costituiscono un’anteprima della raccolta “Il bordo delle cose”, in uscita per Arcipelago Itaca.

 

 

 

Di poco

presero l’uscita giusta,

il tempo per tagliare

tre corsie e

rientrare in fretta –

poi presero lo svincolo

al cavalcavia

nel deserto pieno di sole,

all’altezza di Bari,

appisolati sul vetro in due e

l’altro a guidare

con la foggia

di chi

pazientemente

consiglia.

Poi ci sorprese

lo scirocco sordo

e tutti siamo stati

una monade all’autogrill,

ricordando lo spazio

lasciatoci dietro

a chilometri verso il mare,

a immedesimarci

nella nostra orma

nella sera

sul letto ad ingannarti

la poesia con gli occhi,

per estirpare

una ferita.

Ma resto razionale,

razionalmente avvinghiato

alla mia saggezza

di scettico ottimista:

il multiverso si specchia,

i fotoni affasciano

in tre fastelli,

e come il cane che gioca d’autunno

sotto le querce,

combini tra loro le sillabe

di un itinerario.

Finimmo col finire

dove tutti abbandonano

un ricordo e

tutto quello che,

per sfortuna o errore,

non ti confonde più

il merito della teoria e

la tua concreta fine.

 

***

 

Eccomi, sono di nuovo

con te

ti affilo le mani.

Tu,

leggerissima

vertebra,

sottilissimo

seno.

Non consumare

la parola data,

dà te alla parola,

che lei ti menta agli altri.

Un giorno

sopra la fierezza

della città che si spegne,

ho trovato il mistero

che ti nascosero

alla nascita:

di me ti sollevi

il coraggio della voce

la foce

che infiamma

il tuo andare.

 

***

 

Io sto, come sta ogni

uomo al mondo

con il soma dei dolori,

dei crolli e

delle pagine stracciate

di un vacuo perorare il senso;

intatta nello schermo

la mia immagine è te

il mio gatto,

mia madre,

mio padre lontano

con mia sorella per le ferie.

È lo schermo spento

la mia immagine,

il riflesso delle piante

nello squarcio

che s’incunea dentro,

proficuo ammorbidire di

sembianze,

il piattume opaco

delle forme

e queste spoglie, come aiuto

a scomparire.

Ci sembriamo qui, attenti

al movimento

ma ci manca l’esistenza.

 

***

 

Non salire. Non lasciarti

intrappolare sulla vetta.

Tutto ha ricchezza

dal basso.

E tu raggiungi,

sempre più lontano,

l’abisso …

Raggiungi! E una volta lì

riparti, memoria esile e

cammino –

tu che sei i piedi

la stessa strada,

la traiettoria che sfina

le foglie e culla

la rugiada.

È come un indizio

di tempo,

l’inizio o la sorpresa

di chi sa

quanto dice e che,

quando dice,

sa che ha già perso,

che nulla ha più significato.

 

***

 

Non sorvegliare lo stufato,

deve riposare ancora ore –

siediti, calmati, placati immobile

nell’odore sapienziale

delle spezie:

prendi in mano il bestiario

setaccia le parole belva, fiera,

ipotizzati poeta

camminando nella selva.

Dunque, apparecchiati, termina

il viaggio con ironica

quasi putrefatta,

sintonia col fuoco.

 

***

 

Riccardo Canaletti nasce nelle Marche nel 1998 e studia filosofia all’università di Bologna. Nel 2018 esce La perizia della goccia (affinità elettive edizioni, pref. Umberto Piersanti). Suoi testi sono apparsi in riviste online come Interno Poesia, il blog della Rai di Luigia Sorrentino, Poesia del Nostro Tempo, La tigre di carta, Piogge Oblique, Carteggi letterari e altri. È presente in due antologie straniere, tradotto in catalano e in russo. Suoi articoli sono apparsi su Nuova Ciminiera e Poetarum Silva. Collabora con Yawp, Argo e Midnight magazine.

***

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2 commenti su “Riccardo Canaletti, sei inediti

  1. Annasilvia Scumace
    05/06/2019

    Di sicuro le metafore potrebbero essere più calzanti, il verso più coinvolgente…tuttavia alcune immagini si colorano innanzi agli occhi, un buon potenziale.

    Mi piace

  2. almerighi
    10/07/2019

    “Non sorvegliare lo stufato,” , sì, è il caso. Così come non è il caso di troppe frequenti, inutili, pubblicazioni di autori del tutto immaturi.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 05/06/2019 da in inediti, poesia con tag , , , .
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