perìgeion

un atto di poesia

Nicolas Cunial, Controcaccia

Cunial-cover (1)

a cura di Roberto R. Corsi

Da un paio di mesi è uscito per Interno Poesia il libro Black In / Black Out di Nicolas Cunial. Un concept book sul disagio mentale che è solo uno dei pilastri del nuovo progetto intermediale del poeta fiorentino classe 1989 e rappresenta la terza tappa di una mia navigazione [intrapresa a monte delle recenti (?) polemiche tra oralità e scrittura, ndr] assolutamente non programmata e “a vista” attraverso l’impressum in-sedicesimo di alcuni giovani autori a vocazione marcatamente performativa; essendo Cunial seguìto alla lettura di Alessandro Burbank (classe 1988; Salutarsi dagli aerei) e Davide Galipò (classe 1991; Istruzioni alla rivolta che uscirà dopo l’estate e che ho potuto leggere in anteprima in qualità di giurato del concorso in cui l’opera si è affermata).
Sono contento di avere intrapreso questo viaggio, che probabilmente conoscerà altre stazioni, mercé la semplice considerazione espressa di recente con penna pungente da Davide Nota: «Funzionano gli slam e funzionano i concerti di spokenword. Le sale dei locali sono piene, dove i reading di poesia classici sono diventati ormai delle pantomime pietose di fronte al vuoto cosmico dellʼinesistenza». Un dato empirico, facilmente verificabile, del quale l’industria libraria è e sarà sempre più consapevole in sede operativa.
Benché io continui (forse per vecchiaia, forse per viltà, forse per affezione ormai quasi ventennale al decus di “stronzo del blog” (cit.)) a ritrovarmi maggiormente in un modello compositivo e referenziale lineare, ho il dovere critico di non evitare il confronto con gli epigoni [in senso puramente etimo-cronologico e non valoriale: gli ultimi nati] del filone performativo. Entro il quale la poesia di Cunial, che del resto poteva già vantare una dozzina di titoli tra raccolte e inclusioni antologiche, dimostra un’educata sensibilità ai modelli della tradizione (spicca la recezione formale dell’Ipersonetto zanzottiano, espressamente citato in una sezione ad hoc) e una certa attenzione ritmica/metrica, declinata in vari schemi. A questo proposito la prova più riuscita del libro, che sperando di non essere indiscreto riproduco qui per intero, mi sembra senza dubbio la Controcaccia, composta in dodecasillabi anfibrachici (quattro trisillabi con accento sulla mediana; l’ultimo verso è intenzionalmente tronco per ricerca dell’effetto “black out”) che bene restituiscono il convulso, verissimo (verificabile anche in ciascuno di noi!), mai appagante inseguirsi tra ego e ansia nella mente creatrice. In una poesia così metricamente inquadrata, con ulteriori segni distintivi nella sospensione della punteggiatura e nel rientro zigzagante, si avverte solo la mancanza di qualche atona in testa a pochissimi versi. Un rilievo di non levigatura estensibile anche ad altre pagine; forse veniale in un progetto intermediale, forse paradigmatico dell’approccio primariamente performativo; ma, almeno in questa prova, facilmente risolvibile in “sede” performativa (o di seconda edizione, valga anche da augurio).

***

CONTROCACCIA

e l’ego mi fruga mi grida decreta
tu scrivi tu scrivi tu scrivi tu scrivi
e butta la carta se batti il tuo tempo
incidi nel metro del suono ogni canto
ma l’ansia depreda quel poco già scritto
pertanto lo straccio: mi faccio silenzio
e l’ansia mi invita mi punta sentenzia
tu studia tu studia tu studia tu studia
impala la penna dei grandi poeti
impara la forma dei versi costretti
ma l’ego s’impunta mi crede già bravo
se giunge l’applauso di poco concesso
e l’ego mi spinge mi stringe costringe
mostrati recita canta declama
indossa una trama che sappia di fumo
rivelane il senso ma a fatto compiuto
ma l’ansia sanziona l’invalido timbro
che esalo veloce che quando mi smembro
c’è l’ansia che insegue rincorre mi danna
sta’ zitto sta’ zitto sta’ zitto sta’ zitto
non senti non cogli lo stupro di ritmo?
ometti persino quel fiato dovuto
ma l’ego ricusa sostiene per certo
che il dono più mio lo faccia all’orecchio
e l’ego resiste ricalca rimbomba
performa performa performa performa
e scocca parole in forma d’ipnosi
adorna coi gesti quest’altra nevrosi
ma l’ansia mi sgrida la bocca s’allaccia
e vuole in esilio l’accento che caccia
e l’ansia precisa bisbiglia sussurra
dizione dizione dizione dizione
coraggio correggi il passo di lingua
e sputa di gola la musica nuova
me l’ego riesplode la sete di fama
e sulla tastiera si sbrinano dita
e l’ego difatti mi predica e forza
pubblica stampa propaga dirama
che leggano tutti i versi che spandi
sputa dai fogli la botta che intagli
ma l’ansia ritorna con critiche orrende
e mi sottometto col senno che pende
e l’ansia confessa mi spegne e qui spara
cancella cancella cancella cancella
non devi pensare che devi mangiare
non devi pensare che devi dormire
ma pensa piuttosto a quanto rimpiangi
la vita che prima non era da pazzi
e l’ego interviene rincalza rintocca
componi componi componi componi
che non puoi pensare di fare di meno
nemmeno pensare che scrivi veleno
ma pensa piuttosto che basta pensare
e basta pensare e basta pensare!

(tu scrivi tu scrivi tu scrivi tu scrivi
cancella cancella cancella cancella
mostrati recita canta declama
sta’ zitto sta’ zitto sta’ zitto sta’ zi’)

 

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Informazioni su Roberto R. Corsi

Nato circa mezzo secolo fa, vivo tra Firenze e la Versilia. La mia raccolta a stampa più recente è intitolata "Cinquantaseicozze" (Italic, 2015). Miei scritti letterari e critici sono comparsi in antologie, libri d'arte, riviste cartacee, portali web. Dal febbraio 2016 sono conredattore del blog collettivo Perìgeion. Oltre ai recapiti della mia pagina gravatar, mi trovi come @rrcorsi su Instagram / Telegram / Medium

Un commento su “Nicolas Cunial, Controcaccia

  1. vengodalmare
    20/07/2019

    Che forza questo “stupro di ritmo”!

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 10/07/2019 da in poesia, poesia italiana con tag , .
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