perìgeion

un atto di poesia

Il bello dell’imperfetto: perché continuare a tradurre poesia

FAZIO_RAFFAELA

di Raffaela Fazio

Non esiste traduzione perfetta, per fortuna. Ecco perché si continua a tradurre. Questo vale ancora di più per la traduzione della poesia. Ogni traduttore, nell’operare scelte che dovrà giustificare, segue criteri più o meno generali, ma ascolta anche ciò che gli suggerisce l’orecchio e il cuore.

Questa brevissima riflessione va dunque presa per quello che è: il mio approccio personale alla trasposizione di un testo poetico.

*

A ciascuno la sua fedeltà

Tra i termini che ricorrono quando si parla di traduzione, ce n’è uno che salta fuori automaticamente: “fedeltà”. Pare evidente, ma non lo è, perché, essendo la traduzione una riscrittura, la fedeltà non sarà mai assoluta: si tratterà piuttosto di scegliere a cosa rimanere più fedeli.

Fermo restando che la traduzione di una poesia dovrebbe produrre un testo che risulti, anch’esso, poesia (cosa tutt’altro che scontata!), ci sono quattro aspetti ai quali personalmente non so rinunciare: la creazione di una musicalità che suggerisca quella di partenza, la rievocazione delle stesse immagini, la resa concettuale che non tradisca il pensiero sottostante con le sue sfumature e, legato a quest’ultima, il rispetto del lessico originale senza “invenzioni” che modifichino il significato e senza “sconti” che lo riducano tralasciando intere parole.

Una maggiore libertà lessicale sarebbe per me accettabile in rare occasioni, ad esempio nel caso dell’impiego di sinonimi nell’originale (che potrebbero essere “accorpati” dal traduttore in un unico termine) oppure nel caso di termini scelti dal poeta più per la loro sonorità che per il loro contenuto (ma non è così facile capirlo). Naturalmente, a seconda della lingua di partenza, va tenuto conto anche della possibile ambiguità e polisemia di una parola, o addirittura della sua “intraducibilità”, che costringono il traduttore a un delicato, inevitabile (e spesso restrittivo) esercizio di interpretazione.

La metrica, invece, non fa parte di quegli elementi ai quali mi preoccuperei di rimanere fedele, se non esiste simmetria tra le lingue (ad esempio tra lingue germaniche e lingue latine); ogni lingua ha infatti il proprio ritmo interno e la propria accentuazione. Sarebbe come tentare di far indossare lo stesso indumento (della stessa taglia) a due persone con corporature diverse…

*

Rilke: una poesia e la sua progenie

Per non rimanere a un livello troppo astratto, porto un esempio. Propongo una poesia di Rainer Maria Rilke, abbastanza famosa: “Eros”. E un altrettanto famoso traduttore: Giaime Pintor (1913-1943). Quando Pintor traduce Rilke, i testi di arrivo sono molto belli: eleganti, ritmati, densi, in una parola sono vere poesie. Eppure, se si fa un raffronto ravvicinato con l’originale, si noterà che la fedeltà per la quale ha optato Pintor, ovvero la fedeltà alla rima (resa almeno con la consonanza), comporta diverse libertà lessicali. Alcuni lettori riterranno la scelta di Pintor assolutamente giustificata, perché esteticamente “godibile”, altri ne apprezzeranno diverse soluzioni (ma non tutte), altri ancora, con uno sguardo più analitico, avvertiranno maggiormente la discrepanza con il testo originale.

*

Rainer Maria Rilke

Eros

Masken! Masken! Daß man Eros blende.

Wer erträgt sein strahlendes Gesicht,

wenn er wie die Sommersonnenwende

frühlingliches Vorspiel unterbricht.

*

Wie es unversehens im Geplauder

anders wird und ernsthaft… Etwas schrie…

Und er wirft den namenlosen Schauder

wie ein Tempelinnres über sie.

*

O verloren, plötzlich, o verloren!

Göttliche umarmen schnell.

Leben wand sich, Schicksal ward geboren.

Und im Innern weint ein Quell.

*

Traduzione letterale, di servizio

Eros

Maschere! Maschere! Che si accechi Eros.

Chi sopporta il suo viso radioso,

quando, come il solstizio d’estate,

interrompe il preludio della primavera?

*

Come inaspettatamente nelle chiacchiere

tutto diventa diverso e serio… Qualcosa ha urlato…

Ed egli lancia il brivido senza nome

come l’interno di un tempio, su loro.

*

O perso, all’improvviso, o perso!

Le divinità abbracciano in fretta.

La vita cambiò, il destino fu generato.

E all’interno piange una sorgente.

*

Traduzione da “Poesie, Rainer Maria Rilke, tradotte da Giaime Pintor” (Giulio Einaudi 1983)

Eros

Eros! Eros! Maschere, accecate

Eros. Chi sostiene il suo fiammante

viso? Come il soffio dell’estate

alla primavera spegne i canti

*

di preludio. E nelle voci ascolta

ora l’ombra, e si fa cupo… Un grido…

Egli getta il brivido indicibile

su di loro come un’ampia volta.

*

O perduto, o subito perduto!

Breve il bacio degli dèi ci sfiora.

Altro è il tempo, e il destino è cresciuto.

Ma una fonte piange e ti accora.

*

Traduzione da “Silenzio e Tempesta. Poesie d’amore a cura di Raffaela Fazio” (Marco Saya Edizioni 2019)

Eros

Maschere! Maschere! Eros venga accecato!

Il suo volto raggiante chi lo può sostenere

quando interrompe, come un solstizio d’estate, 

il preludio inscenato dalla primavera?

*

Come tutto cambia nel fatuo parlare,

come ogni dire si fa serio in un lampo!…

Un grido… Egli getta il brivido su loro,

indicibile, come l’interno di un tempio.

*

O perduto, all’improvviso, già perduto!

L’abbraccio degli dei non dura che un istante.

Si ribaltò la vita, il destino fu generato.

E nell’intimo piange una sorgente.

*

La mia farina dal sacco di tutti

In maniera schematica, vorrei evidenziare gli aspetti che mi hanno spinta a proporre una traduzione diversa da quella già esistente. Si tratta delle seguenti scelte operate da Pintor:

1) l’inversione della prima esclamazione tra “Maschere” e “Eros”, che sposta l’accento da un termine all’altro

2) la sostituzione di “Sommersonnenwende”, “solstizio d’estate”, con “soffio dell’estate”; il solstizio è un termine a mio parere troppo connotato per non essere tradotto alla lettera, perché suggerisce una svolta, un’interruzione nel ciclo temporale della natura e dell’uomo

3) la non resa dell’idea di “Geplauder” come un parlare disinvolto, quasi distratto

4) l’introduzione di un’idea non presente nell’originale: “nelle voci ascolta ora l’ombra”

5) la sostituzione di “Tempelinnres”, l’ “interno di un tempio”, con “ampia volta”; l’interno di un tempio allude a una dimensione sacrale, quasi segreta, di limitato accesso

6) la sostituzione di “Leben”, “vita”, con “tempo”, che limita il senso originario

7) la mancata traduzione di “im Innern”, “all’interno”, come pure l’utilizzo della congiunzione avversativa “Ma” al posto dell’aggiuntiva “Und”, “e”.

Naturalmente, queste “libertà” non rendono la traduzione di Giaime Pintor meno bella. Esse mi hanno dato però la voglia di dire la mia, di tentare a mia volta l’impresa, sapendo che il contributo che ho apportato apre una pista di lettura tra le tante possibili, sul filo di una ricerca che non si esaurisce.

3 commenti su “Il bello dell’imperfetto: perché continuare a tradurre poesia

  1. poetella
    20/12/2019

    sì, decisamente interessante la terza traduzione!

    Piace a 2 people

  2. francescotomada
    21/12/2019

    Analisi molto puntuale, direi illuminante in diversi passaggi.
    Molti spunti di riflessione. Grazie.

    Francesco

    Piace a 2 people

  3. ninoiacovella
    22/12/2019

    Un bell’articolo che apre un sipario sulla complessa arte del tradurre poesia.
    Grazie
    Nino

    Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 20/12/2019 da in ospiti, poesia, traduzioni con tag , , , .
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