perìgeion

un atto di poesia

Alice Bologna, Una Ballata per il Corpo

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a cura di Roberto R. Corsi

Docente di dizione e – per citare Giacosa & Illica – di scenica scienza, sempre in movimento tra Firenze e gli altri angoli dell’Europa, Alice Bologna trasfonde la sua formazione in una poesia naturalmente performativa – anaforica, dal verso spesso monoverbale, ricca di assonanze e funambolismi. Ma sa anche cimentarsi altrimenti, in episodi in cui sembra volersi svelare per poi nascondere spicchi di disincanto sotto il tappeto lieve di un’ironia spontanea. Nasce così la dualità di misura degli inediti che ho il piacere di presentarvi: a una ballata, di cui vi propongo un ampio estratto in coda, si affiancano tre poesie brevi, gnomiche e introspettive.
Va notata la piacevole ricchezza di registri. Nella poesia d’esordio –  che mi ricorda un bel distico di Alberto Bevilacqua («il sapere non è che una grafia | con cui ciascuno nasconde ciò che sa»)* – troviamo un uso dialettale (azzarderei: alla bresciana, nel senso di “attraversare”: andà a scavedagnà, Gagliardi 1759) dello “scavedagnare” di fama maccheronica (ma come “cingere di ciglioni”: s. agros, fossatis cingere campos, T. Folengo, ante 1544)**; nella stessa poesia troviamo uno «sguillare», tosco-emiliano diffuso per “scivolare, sgusciare”.
Qua e là compaiono altri termini o sapienze georgiche.
Alcuni arcaismi («suggerne»), in un contesto poetico confessionale come quello – per es. -della terza poesia breve, potrebbero stonare ma possono essere anche visti nel tono romantico catalizzatore dell’ironia iniziale/finale («Tinello» suona come Tino e Tinetto: assieme alla Palmaria, le isole prospicienti Portovenere), separatori tra piano del sogno e quello della realtà – un po’ come nel video di Precious Illusions di Alanis Morrisette (2002), in cui lo schermo si divide longitudinalmente tra vagheggiamenti cavallereschi e sbracamento urbano.

***

Che cos’è una poesia
se non un gioco di parole,
Melampo di coscienza, neve al sole.
Che cos’è il lettore se non un alpinista
che scavedagna e sdirupa per scoprire ciò che sa,
che sguilla e si pencola per godere una veduta che ha già vista.

*

Come gli olivi
quando fradicia di lacrime guai a toccarmi
ne rimarrei muta
ne resterei sterile
nemmeno il mezzo sorriso
di una sillaba-oliva
in uno sguardo fisso ramato.
Lascia che l’ombra mi copra nell’oliveto
lasciami a pendere su una greppa
dal cuore succhioni morti.

Lascia che il vento
a dita ghiacce e gentili
m’asciughi gli occhi
mi soffi le fronde.
Lascia che il sole per primo mi veda in un’alba sottile
mi accarezzi le guance
prenda il petto tra le mani
coi suoi unguenti d’ambra
e desiderio infonda nel mio cavo assiderato.

E non dirmi:
Selvatica.
Non si toccano gli olivi quando piove:
è quanto ci è lasciato scritto.

*

Tu mi hai promesso il mare

Tu mi hai promesso il mare
e mi hai dato una cucina.

Tu pasteggiavi col cielo:
grasse scorpacciate beffarde dai tuoi occhi azzurri.
La mia gioventù cieca
ebbra anelava
a suggerne una goccia,
a bagnarsene in volto.

Era quello un tempo turchino.

Povero mare sciocco
di sale grosso.
Povero cielo di carta
traforato dalla tendina,
trafitto da una luna di alluminio anodizzato.

Non so come, non so quando.
Qui dall’isola Tinello.

*

da Una Ballata per il Corpo

Corpo!
che ti rintuzzo
che ti comprimo
e ti confeziono
corpo allegro e debordante,
di gaiezza corporea;
corpo che non giudica:
intelligente.
Economia chiamata corpo
corpo universale
senza cultura senza scrittura
o lotta di classe
poco sesso
un po’ di genere –
il tanto che basta-
corpo plissettato
(…) corpo accartocciato
assassinato
che ululi, gridi, sospiri
di suoni colore del corpo
genio bestiale
di reclamata idiozia sinoviale.
Corpo mio interessante
libro scritto e un po’ disegnato
sfacciato, antico fardello –
Valvole cunicoli
strettoie
pratoni
autostrade
corpo corporeo di muscoli e ciccia
corpo: budello!

Corpo scosceso di terra,
di fango,
aria di costole e lingua,
non dovrei, e ti rimpiango…
notturno chiarore, bosco negro
mia sinfonia
violino pianissimo; sospeso….
– cavatina! (tutti) adagio allegro!
Corpo oh corpo cercato,
timido appello
esiliato
corpo fuso, corpo mai nato.
E su: piano le stelle
che i nèi
scorretti,
veloci troppo
fanno rimare con pelle. (…)
____
* A. Bevilacqua, la Scrittura dell’amore indecifrabile, in Il corpo desiderato, Mondadori (Lo Specchio), 1988.
**per i riferimenti etimologici di “scavedagnare”, cfr. LEI (Lessico Etimologico Italiano), Università di Magonza, vol. XI, p. 2, v. capitaneus e note.

La foto dell’A. è di sua proprietà ed è stata scattata da Dario Pichini.

Informazioni su Roberto R. Corsi

Nato circa mezzo secolo fa, vivo tra Firenze e la Versilia. La mia raccolta a stampa più recente è intitolata "Cinquantaseicozze" (Italic, 2015). Miei scritti letterari e critici sono comparsi in antologie, libri d'arte, riviste cartacee, portali web. Dal febbraio 2016 sono conredattore del blog collettivo Perìgeion. Oltre ai recapiti della mia pagina gravatar, mi trovi come @rrcorsi su Instagram / Telegram / Medium

2 commenti su “Alice Bologna, Una Ballata per il Corpo

  1. Alice Bologna
    11/01/2020

    Sono felice di partecipare a questo bel portale, assieme ai poeti magnifici che recentemente mi ha fatto scoprire! Ringrazio Roberto Corsi per saper “ascoltare tra i versi ” (impronte scritte che lasciamo) con tanto acume, i sentieri invisibili che le parole intessono e non raccontano, come un conoscitore del bosco, passeggiando, sa leggere storie dietro ogni dettaglio. E grazie Roberto per la cura e la passione che metti in quello che fai, manifeste nella qualità di questa rubrica, a cui sono sinceramente onorata di prendere parte!
    Buon anno di poesia e “preziose illusioni” (fondamentali per cominciare l’anno…) a tutti! 😉

    Piace a 1 persona

  2. Molto bella la prima. Ritmica. Il puro piacere del linguaggio,

    "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 10/01/2020 da in poesia, poesia italiana con tag .
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