perìgeion

un atto di poesia

L’archetipo della parola, di Marco Ercolani

Dì ciò che il fuoco esita a dire

Sole dell’aria, chiarezza che osa,

e muori d’averlo detto per tutti

Paul Celan

Dalla scomparsa degli ultimi grandi maestri della poesia italiana, dal dopoguerra, rimangono solo punti di riferimento labili per i giovani autori. Non sono spariti i buoni maestri, certo, ma il problema è che molti di questi sono poco visibili, si tengono al margine.

Uno di questi è Marco Ercolani, psichiatra e fine scrittore di narrativa breve, saggista e infine poeta. Ho conosciuto Marco nella mia prima frequentazione del blog La dimora del tempo sospeso di Francesco Marotta, figura eretica del nostro panorama letterario, un luogo che fa da controcanto a buona parte del mainstream letterario italiano, spesso legata a logiche del dare e dell’avere reciproco, causa purtroppo del proliferare di certa poesia di corte e di cortile.

Marco Ercolani dal duplice punto di osservazione, psichiatrico e creativo, produce testi di notevole qualità letteraria; così come nella saggistica scandaglia autori e scritture, biografie e testi poetici, restituendo punti di luce all’ineffabile. Un lavoro prezioso e per certi versi unico.

Qui, nel saggio L’archetipo della parola, raccoglie traduzioni di poesie e saggi che scavano nell’intimo di due dei più grandi poeti del ‘900: Renè Char e Paul Celan. Questo per ribadire dove tornare a focalizzare l’attenzione. Per non dimenticare mai la strada tracciata dai grandi maestri.

Oltre a quelli dell’autore, i contributi di traduzione e saggistici sono di Giuseppe Zuccarino, Francesco Marotta, Anna Maria Curci, Lucetta Frisa, Viviane Ciampi, Mario Ajazzi Mancini.

Premessa dell’autore

“René Char e Paul Celan. Due poeti, due “amici”, per i quali la percezione poetica é scheggia luminosa e disastro oscuro, “cammino del segreto” e “Tenda Inespugnata”. Questo volume collettivo é un viaggio fra le analogie e le differenze di questa percezione.

Dal saggio di Blanchot per Char ai versi di Éluard dedicati al poeta alla testimonianza di Handke, dalla lettura di Szondi all’intervista di Derrida su Celan, il volume presenta anche nuove traduzioni, testi inediti dei due poeti, incursioni critiche di scrittori contemporanei.

Char e Celan sono interpreti di quell’esperienza dell’impossibile che è e sarà sempre la poesia, dove la necessaria distruzione dei linguaggi logici e la magica ricostruzione del discorso poetico non si oppongono programmaticamente ma risuonano come raffiche di un vento uguale e contrario, splendono e si oscurano come il lato segreto e quello visibile dell’astro lunare.”

Dall’epistolario.

Paul Celan a René Char Parigi, 21 luglio 1954

Caro signore,

ritrovo, inviandovi queste righe, tutta l’angosciata speranza che domina i miei rari incontri con la Poesia,

Un giovanissimo poeta tedesco, Christoph Schwerin, che mi dice di avervi parlato di me, mi manda il vostro indirizzo. Ieri, io e mia moglie siamo andati al vostro hotel e abbiamo saputo che, ancora per qualche giorno, siete a Parigi. Potremmo vedervi prima della vostra partenza, senza disturbarvi? Quanto mi piacerebbe che fosse possibile!

Paul Celan

***

René Char a Paul Celan Parigi, 23 luglio 1954

Caro signore,

la vostra lettera mi procura un reale piacere. Siete uno dei rari poeti con cui vorrei incontrarmi. Posso chiedervi di venire fin qui (4 rue de Chanaleilles)?

Ho cambiato casa da poco e ora sono più “comodo”! Potreste lunedì, dalle sei in poi, nel pomeriggio?

Se preferite un altro giorno, quel giorno sarà mio. Se la signora Celan vorrà

accompagnarvi, ne sarò commosso.

Con tutta la mia simpatia.

René Char

P.S. Rue de Chanaleilles é al 23 di rue Vaneau. lo abito al primo piano, la porta a sinistra.

***

POESIE

René Char

Non apparteniamo a nessuno, se non al lampo di quella lampada ignota, inaccessibile, che tiene svegli il coraggio e il silenzio.

***

I raccolti più puri hanno radici in un suolo che non esiste. Eliminata la gratitudine, sono debitori solo con la primavera.

***

Il poeta non trattiene a sé ciò che scopre Non appena lo trascrive, subito lo perde. In ciò risiede la sua novità,il suo infinito,
il suo pericolo.

il suo infinito,
il suo pericolo.

In ciò risiede la sua novità,
il suo infinito,
il suo pericolo.

***

Il poeta si distingue per il numero di pagine insignificanti che non scrive. Egli possiede tutte le strade della vita smemorata, per distribuire le sue povere elemosine e sputare quel poco di sangue che non lo farà morire

***

Fuori dalla poesia e dai suoi versi appassionati,
stai attento qualche volta alle parole che scrivi,
ai rimedi che consigli e ai quali il tuo spirito
attribuisce un’infallibilità di lungo respiro
e la facoltà di abili manovre. Chi sarà il tuo lettore?
Praticamente uno che la tua mente arma
ma che la tua penna rende innocente.
Un ozioso appoggiato sui gomiti alla finestra?
Un campeggiatore imprudente?
Un criminale ancora senza reato?
Non puoi saperlo.
Stai attento, quando ti è possibile, alle parole che scrivi.

***

Non si può cominciare un poema
senza una particella di errore
su di sé e sul mondo,
senza un filo d’innocenza
alle prime parole.

***

Paul Celan

SALMO*

Nessuno torna a plasmarci da terra e fango,
nessuno dà voce alla nostra polvere
Nessuno.

Lodato sii, Nessuno.
Per amor tuo vogliamo
fiorire.
Verso
di te.

Un Niente
eravamo, siamo,
rimarremo, fiorendo:
la rosa di Niente, la
rosa di Nessuno.

Con
lo stilo chiaro d’animo
il filamento orrido di cielo
la corolla rossa
per la parola di porpora che cantammo
oltre, oh oltre
la spina.

***

Poesia 19*

Da lungo tempo
l’ignoto ci tiene nella rete,
la caducità ci germina dentro
ci pervade perplessa,

conta le mie pulsazioni, anche quelle,
dentro i tuoi battiti,

allora la spuntiamo
contro di te e contro di me

qualcosa ci riveste,
di pelle di giorno, di pelle di notte,
per la partita con la somma
serietà.

***

Poesia 20*

Circondati di luce i semi
che in te
ho affogato nuotando
Liberati a colpi di remo
i nomi – essi
passano per le strettoie,
una benedizione, davanti,
si chiude
nel pugno
meteoropatico.

Carteggi letterari, Messina, 2018

3 commenti su “L’archetipo della parola, di Marco Ercolani

  1. marco ercolani
    01/02/2020

    Grazie Nino. Le tue parole sono il migliore commento al mio lavoro.

    Piace a 2 people

  2. Annasilvia Scumace
    02/02/2020

    Da lungo tempo
    l’ignoto ci tiene nella rete,
    la caducità ci germina dentro
    ci pervade perplessa,

    È di sicuro la strofa che inquadra meglio i giorni che viviamo e l’incapacità a renderci conto di quanto accada nel mondo, una profonda ignoranza di noi stessi.

    "Mi piace"

  3. glencoe
    02/02/2020

    L’ha ripubblicato su l'eta' della innocenza.

    "Mi piace"

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