perìgeion

un atto di poesia

Planetaria – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985

 

 

Planetaria_Copertina

 

 

La pubblicazione dell’antologia Planetaria – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985, a cura di Massimo Dagnino e Alberto Pellegatta, segna la nascita di una nuova interessantissima realtà: Taut Editori, e ci fornisce l’occasione per una conversazione con Alberto Pellegatta che ringraziamo per la sua gentilezza e per la sua disponibilità.

 

La raccolta antologica Planetaria – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985 (pp. 228, euro 13) è la prima uscita di una nuova realtà editoriale, Taut Editori Milano. Allora la prima cosa che sorge spontaneo chiederti è di che cosa si tratta, quali sono gli obiettivi di Taut e chi vi partecipa. Aggiungo: tu sei giovane, ma frequenti e hai frequentato personaggi e autori importanti del panorama poetico italiano, anzi aggiungo anche case editrici importanti. Se ti impegni in una nuova iniziativa, lo fai perché forse la loro azione lascia dei vuoti, o ne percepisci aspetti migliorabili?

Taut Editori è una casa editrice indipendente il cui marchio rievoca due architetti visionari. Vogliamo fare ricerca, indagando la scrittura letteraria delle nuove generazioni in un contesto storicizzato: giovani autori e maestri contemporanei o del passato. Con grande attenzione per la scena internazionale e una cura grafica di alto livello. Partiremo con la poesia ma continueremo con narrativa e saggistica. Faremo pochi titoli l’anno, per curare il libro anche dopo il lancio, ma avremo una tiratura sostenuta.

Tutto è migliorabile, specialmente lo stato dell’editoria italiana. Serve l’impegno di tutti, non basta indignarsi. Esiste una linea che divide l’editore industriale da quello letterario: una casa editrice industriale, per la sua mole, deve guardare maggiormente ai conti. Loro agiscono su un terreno già selezionato, non possono fare una ricerca capillare, questo lo fanno da sempre i piccoli editori. Noi anteponiamo al bilancio il nostro progetto culturale. Ho sempre difeso la bibliodiversità ma l’esorbitante numero di pubblicazioni lascia sconcertati. Il lettore di oggi è più indifeso che mai. Prima c’erano critici che fissavano gerarchie: in letteratura non va bene qualsiasi cosa. Qualche critico ovviamente resiste, ma chi ne ha usurpato la funzione (per retribuzioni simboliche) è in stretta dipendenza dalle politiche d’impresa. Mi spiace dirlo, perché alcune di queste testate sono state referenti per la mia generazione ma è difficile a aderire a recensioni che spesso sono provinciali e intercambiabili. Taut non cerca le code delle fiere, ma i lettori, che vogliamo trattare da maggiorenni, e che sapranno, quei pochi, trovare la qualità da soli. La nostra non è una casa editrice, è uno stile. Facciamo le cose al meglio che possiamo, con onestà, stabilendo vincoli con gli autori, progettando il catalogo come uno spazio comune, riaprendo i vasi comunicanti tra le discipline.

Abbiamo la fortuna di avere iniziato questa avventura con persone di tutte le età, e con tanti giovani, dai quali abbiamo molto da imparare.

 

Quali sono le direzioni secondo cui hai/avete intenzione di sviluppare l’azione di Taut? Intendete soffermarvi sull’editoria in sé oppure allargarvi anche alla promozione (in ogni forma, dal vivo, in rete o altro) di dibattiti e confronti tra autori, critici, lettori?

Siamo presenti sui social e sta partendo il nostro laboratorio online su tauteditori.it, «Doppia esposizione», che si occuperà di trattare argomenti non solo squisitamente letterari. Inoltre, abbiamo organizzato diverse presentazioni e incontri (Milano, Roma, Genova, Bologna ecc.), parteciperemo a qualche festival, certo, ma ci concentreremo sui lettori, sui libri, non sul pubblico inteso in termini di marketing.

 

Se non sbaglio tu hai vissuto a lungo in Spagna, e più in generale hai avuto abbastanza contatti con l’estero per poter azzardare un paragone fra la realtà della poesia in Italia e, appunto, all’estero. Anzi, credo che mai come in questo caso la domanda vada divisa in due, separando il confronto fra la situazione della poesia e quella che invece riguarda la pubblicazione della poesia stessa.

Ho vissuto in Spagna, in Germania, in Inghilterra, ho avuto la fortuna di viaggiare molto già da ragazzo. Negli altri paesi (persino nei paesi più poveri, orientali o latini) la poesia gode di maggiore rispetto, per certi versi è persino popolare, spesso aiutata da fondi pubblici – pensiamo al caso danese o a certi esempi sudamericani. Da noi sopravvive nell’indifferenza generale, ma non è sempre stato così. E forse ora è un buon momento, la poesia vive una rinnovata attenzione mediatica, come negli anni Novanta. La vacuità imperante ha riportato molte persone alla profondità della lettura.

Il discorso sulla qualità della poesia, hai ragione, si separa nettamente dalla salute del mercato librario ma certo la circolazione di autori validi incide sulla scrittura delle nuove generazioni. Raccogliendo poeti italiani e stranieri per Planetaria, ho notato che all’estero i ragazzi sono più stimolati (riviste, giornali, scuole e accademie) e sono educati al confronto. L’università italiana, per esempio, non prepara gli studenti alla scrittura scientifica, mentre all’estero iniziano a fare saggi al primo anno. Per non parlare dello studio delle lingue straniere e della filosofia. In Italia si legge poco e l’intelligenza è guardata con sospetto. Le folle amano i gaglioffi ignoranti e razzisti, ma senza cultura si arriva alla violenza: «La storia e la salsiccia della mia terra / si fanno entrambe col sangue, si ripetono», scriveva Angel Gonzalez. Non ho mai capito, infine, chi scrive senza amare la lettura.

 

Bene, parliamo di Planetaria, dove sono presentate le poesie di 27 autori, fra i quali 7 (dimmi che non sbaglio…) stranieri. Fra gli stranieri, inoltre, c’è una notevolissima eterogeneità relativamente ai paesi di provenienza. Devo dire che si tratta di una scelta piuttosto inusuale: Quali sono le motivazioni?

Non sbagli, gli stranieri di Planetaria sono tre spagnoli – Cristian Alcaraz (1990), Davi Leo (1990) e Sara Torres (1991) -, l’inglese Ella Frears (Truro, UK 1991), il russo Aleksandr Malinin (Joškar-Ola, Russia 1991), il venezuelano (newyorchese d’adozione) Adalber Salas Hernández (1987) e l’americana Monica Sok (Lancaster, Pennsylvania USA 1990), oltre al portoghese Tomás Sottomayor (1994). Avremmo voluto anche autori francesi (una parte della mia famiglia è francofona e nessun poeta dovrebbe fare a meno della loro letteratura) ma non abbiamo trovato nessuno che soddisfacesse i nostri gusti difficili. Per i poeti in lingua tedesca e dell’est la ricerca è ancora in corso, essendo il campo vasto e linguisticamente complesso, come anche per l’Asia. Questa antologia non è che l’inizio di un progetto che vedrà diverse mappature letterarie.

 

Adesso mi soffermerei sugli autori italiani, specificando subito che per correttezza qui non ne citerò nessuno. Va detto, però, che alcuni fra loro sono già piuttosto affermati, mentre altri non hanno pubblicato ancora nemmeno una raccolta. Sulla base di quali criteri è stata effettuata la selezione?

La selezione è avvenuta direttamente sui testi, senza mediazioni. Abbiamo guardato alla qualità strutturale dei versi, al sound, ma anche alle idee. La ricerca sul linguaggio è fondamentale – non ci piace la retorica e la poesia prêt-à-porter che segue modulazioni standardizzate. Molti autori sono inediti, ben nove, mentre quelli degli anni ’80 hanno spesso già esordito. Siamo soddisfatti di questa scelta, perchè pensiamo sia importante che i giovani autori si confrontino tra loro e non si siedano nel compiacimento.

 

E infine la domanda-jolly, quella che ti devo fare anche se so che una risposta è quasi impossibile: sulla base degli autori e dei lavori inclusi in Planetaria (o anche delle tue conoscenze, più in generale) te la sentiresti di tracciare delle direttrici lungo le quali si sta sviluppando oggi la poesia degli autori più giovani in Italia?

Non credo di poterlo fare, sarebbe prematuro compilare un baby-canone, tracciare linee basandoci sul lavoro dei ventenni, ancora non sappiamo se continueranno a scrivere o se abbandoneranno, ma certo possiamo suggerire loro le strade da evitare. Per esempio, consiglierei di evitare la facilità dei modelli social (easy reading), le versioni semplificate dei formati letterari; consiglierei loro di non svendere le proprie storie più intime (fittizie o meno) mediante stucchevolezze emozionali. Chi li spinge verso quella strada vuole solo clienti, non lettori. E spesso specula sugli autori stessi. Da noi le cose vanno diversamente. Come la scuola anche l’editoria letteraria deve tornare a essere complessa, difficile, perché non è affatto democratico abbassare il livello, lo è estendere a quante più persone la conoscenza. Quando Dostoevskij era prigioniero in Siberia e scriveva alla famiglia, non chiedeva cibo o coperte ma «libri, libri, molti libri perché la mia anima non muoia!». Aveva freddo e sete ma chiedeva libri, perché, come scrisse Garcia Lorca, «l’agonia fisica, biologica, dura poco, pochissimo, ma quella dell’anima insoddisfatta dura per sempre».

 

***

 

DAVIDE CORTESE (Genova 1994)

 

PTL

 

Il passaggio di temporali disegna topografie

muscolari vibrazioni

che non si fanno rinchiudere.

Dal sonno spezzato avanzo

la consegna distratto fra dorsi di colline

aggiro la pioggia.

In un bianco involontario

dolce sussulto il suo vestito

nasconde la cacciagione, guardarlo

concentrare su un tronco le mani…

 

*

 

AUGUSTO FICELE (Terlizzi 1992)

 

N 1

 

Schiudere un uovo in padella

da soli, in casa, fissare per ore

le pareti della stanza, potrebbero essere

la seconda lezione per diventare un vero samurai.

 

Oggi è martedì: do il meglio di me quando mi tocca

portare giù al portone il sacco di plastica.

Agli algoritmi preferisco i treni fermi,

di colpo mi incanto sulla locandina sbiadita:

 

in discoteca per il tuo Venerdì Notte

Live music show by JERRY CALÀ

solo su prenotazione.

 

*

 

ANTONIO MEROLA (Roma 1994)

 

 

allora ho acceso la luce: una donna

compare oltre le mura come una felicità

che non aveva gli occhi

verde speranza; sembra ubriaca e cade:

quante volte abbiamo creduto insieme alla vita

o l’irrompere dei mostri, la fuga oltre il rito

azzurro come la saliva di un sogno

a parteggiare la vertigine e dimenticare

la voce prima. Tutto rimostrava una giungla

o l’argilla… e nella caverna crollava ancora:

chiedeva una carità impossibile di vuoto.

 

*

 

ELLA FREARS (UK 1991)

 

GLI HO CHIESTO DI CONTROLLARE IL TETTO, POI HO PORTATO VIA LA SCALA

 

Tutta notte ho goduto della bugia: un po’ indisposto, è su a letto ma manda cari saluti.

 

Sentivo la sua frustrazione sopra di me, attraverso il soffitto; la sentivo

così forte che era come se il mio petto fosse il tetto e lui era intrappolato

dentro di me. Come andremo avanti poi? Ho pensato, come la farò finita?

 

Non aveva chiesto aiuto. Magari aveva trovato un modo per scendere

ma ne dubitavo. La cena è stata meravigliosa.

Mentre gli ospiti se ne andavano ho guardato in su e mi sono resa conto che non c’era luna.

 

Brilla, tesoro. Ho sussurrato. E da dietro il comignolo è sorta la sua testina.

 

*

 

GABRIELE GALLONI (Roma 1995)

 

Ai morti si assottiglia il naso. Quando

li sogni se lo coprono. È normale

vederli a volto coperto passare

dal corridoio al bagno alla cucina.

 

*

 

ALEKSANDR MALININ (Joškar-Ola, Russia 1991)

 

 

Поднимается тревога, тупая стрела

пронизывает оба яблока,

первая передаётся через семя,

вторая летит прямо в сердце.

 

Si leva l’angoscia, una freccia ottusa

trafigge entrambe le mele,

la prima si trasmette attraverso il seme,

la seconda vola proprio sul cuore.

***

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 05/02/2020 da in inediti, interviste, poesia, scritture, traduzioni con tag , , .
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