perìgeion

un atto di poesia

anticipazione: Elvio Ceci, Cantare del deserto

ceci

a cura di Roberto R. Corsi

Ho il piacere di potervi anticipare cinque poesie tratte dal racconto in versi di Elvio Ceci, in uscita questa primavera presso l’editore Pietre Vive di Locorotondo.
Oltre venti liriche, divise in brevi sezioni, incorniciate da introduzione e conclusione.
Una giovane donna africana ci racconta il suo viaggio per la vita, dal deserto fino a noi.
La peculiarità dell’opera è quella di incastonare un registro che cerca di mantenersi narrativo, privo di enfasi lirica (l’abominio basta sempre a se stesso), entro uno schema di strofe pentastiche a rime alternate (ossia cinquine ABABA).

In questo épos – aperto da una immagine ariosa che accomuna storia passata e presente e (semi-) chiuso in un percorso che passa anche per un soffio di vivificante sensualità – la durezza a tratti estrema si sposa con note immaginifiche e una costante lucidità, capacità di trarre ammaestramento (e magari forza) dagli eventi.
Le cinque poesie scelte fanno parte del tronco del poemetto, escludendo la sezione finale per non “spoilerare” troppo.

***

[dalla sezione Deserto]

IV.

Mi ricordo che di scimitarra
o di machete nel mio Paese sarei stata ammazzata.

Ricordo gente penzoloni sul cruscotto dell’auto,
sdraiati a terra con valigie aperte e vuote.
Persone come straccio che riposa cauto
sul ciglio sterrato. Chilometri e chilometri di vuote
carcasse: per gli avvoltoi un pasto lauto.

Accatastati su vecchie auto brucianti,
pieni di vestiti per il fuoco diurno e il gelo
della notte. Come in spiaggia i bagnanti
stranieri sono sdraiati sulla sabbia guardando il cielo;
così abbandonammo altri uomini agonizzanti.

Ci picchiarono se chiedevamo da bere,
ci lanciarono fuori dal carro se svenivamo;
non tutti riuscirono a essere merce o cere
immobili. In una palude di sabbia andavamo
con scie delle auto rotte,
labili chimere.

Ci chiamarono Harraga perché stavamo bruciando
ogni tipo di frontiera. Dovevamo raggiungere il mare.
Non comprendemmo dove stavamo passando,
se i soldi rimanenti fossero bastati per arrivare
in Europa per questi che erano al comando.

*

[da Oasi di Kufra]

VIII.

Uomini seduti su enormi pneumatici
ci guardarono come se già ci aspettassero.
Abituati, ci indicarono una direzione, flemmatici,
verso una pozza d’acqua grigia; quasi violassero
ignoti ordini iniziatici.

Un fazzoletto azzurro lasciato per terra
difeso da cespugli e palme:
un piccolo esercito verde in guerra
silenziosa a difesa delle acque calme
contro l’assedio che il vento sferra.

E le acque alimentavano le loro piante
in un microcosmo naturale, un miraggio.
Così mi si presentò l’Oasi di Kufra al mio occhio delirante;
così si dissetò un po’ il mio coraggio
disidratato, boccheggiante.

Persone aspettavano con dei pacchi
davanti ad un autobus bianco di speranza.
Altri sdraiati li guardavano; strani pennacchi
avevano i mercanti e inutile baldanza:
comprai del cibo con strategie di scacchi.

Ci hanno detto di non rimanere,
di essere provvisori come foglia morta
a terra: nascondersi le sere
e salire sulla prima folata, anche corta
e scordare queste gialle tristi galere.

Tutto l’ambiente infatti sembrava appena installato
o forse mai finito; camionette pronte
riposavano al sole parcheggiate.
Noi ci immergemmo in un buio Acheronte
reso vivo da rane agitate.

Bere, mangiare e riposare.
Con i pochi soldi pagammo un conducente
per il Nord.
Ormai bisognava arrivare.
Riprendemmo il viaggio in modo paziente,
tanto incastrati da non poterci alzare.

*

[da Mare]

XIV.

“Ascolta, animale, le mie istruzioni
buon per te se le esegui:
sali svelto su uno di quei gommoni
su uno spazio a cui adegui
il culo, cerca senza esitazioni.

Ascolta, animale, le mie istruzioni
buon per te se le esegui:
comando io senza preoccupazioni,
poi tu solo prosegui.
Non ci servono le loro prigioni.

Ascolta, animale, le mie istruzioni
buon per te se le esegui:
non ti alzare in piedi né a gattoni
e, se non lo consegui,
un piombo e a mare, a penzoloni.

Ascolta, animale, le mie istruzioni
buon per te se le esegui:
se vedi una di quelle imbarcazioni,
per sei miglia la insegui,
poi tagli con questa lama i gommoni.

Ascolta, animale, le mie istruzioni
buon per te se le esegui:
nuota con la potenza dei leoni
marini e le onde segui.
Vai e muori! Come fate a milioni”.

*

[da Lampedusa]

XVIII.

Scendemmo e ci impilammo tra grate
e onde, in attesa. Così simile
alle nostre coste: tante case addossate
al porto e colorate, quasi inverosimile
sembrò non essere mai salpate.

Poi ordine e barche così ricche,
cibo così differente e programmato …
Siamo ancora vivi, come cicche
di sigarette; ma in Europa. Ho viaggiato
tanto, troppo? Mi riempirono d’acqua e pasticche.

Dopo pochi giorni capimmo che il mare
dominava ogni limite di questa terra.
Capimmo allora di dover migrare
ancora; e che la libertà è continua guerra
tra sopravvivenza e significati da ricreare.

*

[da C.I.E.]

XXI.

Tutto era molto squadrato: porte,
sedie, stanze e bagni. Letti
come bare di cemento, da morte,
con sopra dei materassi: filetti
invisibili per delle notti corte.

Con l’andare dei giorni riuscìi
a capire cosa fossero quei vetri
rotti alla finestra: qualcuno, capìi,
finì annerito, bruciato; e per metri
il muro segnalava quei ribollii.

Luoghi di dolore e sofferenza, ognuno
solo con i bisogni di tutti e le loro
depressioni. Non più speranza alcuna,
né paura di arrivare. Un coro
di tensione, urla e digiuno.

Ansia di godersi la libertà
tanto sognata, tanto pagata;
ero ai cancelli della città
di Europa e venni trattata
con apatica crudeltà.

________

Elvio CECI, Cantare del deserto, Locorotondo BA: Pietre Vive Editore, in uscita 2020 (per info).
L’immagine ci è stata gentilmente concessa dall’Autore ed è di sua proprietà.
(Fotografo: Antonio Lillo).

*

Con questo post concludo la mia militanza redazionale per Perìgeion, alla scadenza naturale di un “ciclo” che fin dall’inizio, nel febbraio 2016, ho implicitamente inteso come quadriennale. Da poco è scoccato pure il mio mezzo secolo di vita: inizia una stagione diversa, anche poeticamente. Spero di aver reso un buon servizio; continuerò ad aggirarmi per questi lidi come affezionato lettore e commentatore. Il mio pensiero pieno di affetto e gratitudine va naturalmente a Christian; subito di séguito, a tutte le splendide persone in redazione che hanno mandato, mandano, manderanno avanti questo lit blog. Ciascuna di loro mi ha insegnato qualcosa sul piano poetico e mi ha reso migliore su quello umano. Grazie di vero cuore, naturalmente, anche a chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui. RRC.

Informazioni su Roberto R. Corsi

Nato circa mezzo secolo fa, vivo tra Firenze e la Versilia. La mia raccolta a stampa più recente è intitolata "Cinquantaseicozze" (Italic, 2015). Miei scritti letterari e critici sono comparsi in antologie, libri d'arte, riviste cartacee, portali web. Dal febbraio 2016 sono conredattore del blog collettivo Perìgeion. Oltre ai recapiti della mia pagina gravatar, mi trovi come @rrcorsi su Instagram / Telegram / Medium

6 commenti su “anticipazione: Elvio Ceci, Cantare del deserto

  1. tramedipensieri
    10/02/2020

    Buon tempo e grazie!

    Piace a 1 persona

  2. vengodalmare
    11/02/2020

    Il mi piace era per le poesie appena lette, il mio commento è per questa “separazione” dalla me lettrice di Perìgeion a Lei che negli anni ho imparato ad apprezzare come critico letterario (so che non le piace questa parola) per le sue belle recensioni e proposte di lettura. Mi rimangono il suo blog personale (sonno andata subito a controllare, c’è ancora 😊) e non per ultime le sue belle poesie. La ringrazio di cuore e le auguro il meglio.

    Piace a 1 persona

    • Roberto R. Corsi
      11/02/2020

      Grazie Vdm; in epoche in cui al poeta o recensore 😉 resta ben poca autostima ed eteroconsiderazione, è proprio l’apprezzamento dei singoli silenziosi e affezionati che motiva e scalda il cuore. Mi troverà dove sa, a ritmi un po’ cadenzati causa esistenza e invecchiamento neuronale, ma anche qui come assiduo lettore et commentatore. Buona giornata!

      Piace a 1 persona

  3. francescotomada
    11/02/2020

    Un ringraziamento di cuore a Roberto per quanto ha fatto Perigeion e quanto ci ha dato. Speravo che queste righe sotto al post non sarebbero arrivate mai.

    Francesco

    Piace a 1 persona

    • Roberto R. Corsi
      11/02/2020

      Grazie amico mio, per queste parole e per il tuo magistero di vita e poesia; ruoterò sempre qui attorno a guisa di elettrone e zanzarone aficionado 🙂

      "Mi piace"

  4. Ciao, Roberto. Un abbraccio

    Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 10/02/2020 da in poesia, poesia italiana, Senza categoria con tag , .
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