perìgeion

un atto di poesia

In ricordo di Fabrizio Bianchi

di Nino Iacovella

La prima volta che incontrai Fabrizio fu all’Arci di Turro a Milano nel 2013, durante la presentazione dell’antologia “No job – Visione del Paese irreale”. Si alternavano i poeti a leggere i propri contributi all’opera collettiva e, a un certo punto, arrivò il turno del meno giovane di questi: un omino dai capelli e barba bianchi, abbigliato con un trench che, insieme al sigaro, da quel momento, avrei sempre riconosciuto come segni peculiari della presenza di Fabrizio.

Leggeva con voce affranta dell’esperienza di un uomo che, dinanzi a un funzionario di banca, vedeva revocata la sua linea di credito e tagliata la carta di pagamento sotto gli occhi dei cassieri e dei clienti che cinicamente assistevano incuriositi a quel pietoso spettacolo. Non so quanta proiezione autobiografica ci avesse messo Fabrizio nello scrivere quel testo. Nel tempo capii che non navigava nell’oro e probabilmente, con il senno di poi, penso che in quelle immagini volesse esorcizzare le sue paure da lavoratore autonomo (Fabrizio, lo ricordo, era un pubblicitario) indissolubilmente legato alla fiducia bancaria.

Di tutte le poesie lette quella sera, la sua era senza dubbio la più realistica, diretta e toccante. Fabrizio era così: non si faceva irretire dalla retorica. Da pubblicitario usava la lingua della contemporaneità. Per lui la comunicazione poetica doveva essere limpida e potente, al limite della ferocia.

Con la nascita del blog Perigeion nel 2015 non perse tempo per proporci una collana dedicata. Fabrizio Bianchi era un acuto osservatore della poesia contemporanea. Era molto abile a fiutare quelle proposte libere da certo imbolsimento tecnico stilistico (e tematico). Prediligeva quelle voci ancorate alla realtà.

Era un galantuomo. Tra i pochi poeti editori predisposti all’ascolto. Cordiale, di poche parole ma sempre significative. Di lui mi ricorderò sempre questa breve massima sui poeti “I poeti non si leggono. Si controllano.” Aveva ragione.

Con Fabrizio avevamo scoperto di condividere due stessi spazi del cuore: la caffetteria Vergnano in via Speronari e la Crota piemunteisa in via Gian Giacomo Mora nei pressi della Colonna Infame manzoniana.

Della Crota piemunteisa mi rimane il ricordo di un incontro a pranzo a tre dove, oltre a Fabrizio, vi era anche l’altro amato e compianto amico Christian Tito. La foto mi fu mandata da Christian mentre mi aspettavano arrivare dal lavoro. Risale a due anni fa. A vederli così, sorridenti e in gran forma, mi aiuta a pensare che è stato un dono aver potuto far parte, anche se per poco tempo, delle loro vite.

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“Meglio bruciare che spegnersi lentamente”
Kurt Cobain

Showdown.

vecchie poetesse [brutte o sciancate]
o ancor più vecchie traduttrici.
Terribili rosse con la faccia /legnosa da cavalla
/irlandese
bianca e infiammata

come sconvolte e eccitate [quasi ubriache] di poesia
[io un sobrio, astemio mormone, al confronto: un triste shaker
che vive tra le sue /povere cose dalla monacale esiguità]
/minime

Dio, non farmi diventare un vecchio poeta
gonfio dei suoi miseri ricordi
dei premi collezionati in una vita di concorsi
[giurie amiche e acerrimi avversari]
parlatore instancabile
presenza /inevitabile in massacranti tavolate
/invadente
con aneddoti, pungenti note, retroscena
declamazioni improvvise, attestazioni di primati
citazioni dotte, con compiaciuti sorrisi sdentati
gli occhi lacrimosi D’inverno il naso che cola
mentre legge o declama. Una tendenza ad assopirsi
agli interventi altrui
[presto: un divano, un letto, un prato, un giaciglio]
mentre ingoio di nascosto Fisherman’s Friend
per tenermi sveglio
non sbadigliare irrefrenabilmente
[come un /esagerato ippopotamo]
/assonnato
alle mortali letture di poesia
di giovani autori concentrati
sulle loro seghe attorno a uno scrittoio
un temperino, il cappello del nonno.
[piangerci tutta la vita: ecco
un perfetto lavoro di falegnameria]

Invece. Progettatore di disastri
[la cattiva sorte arrotolata al polso
come un braccialetto sfortunato]
brucio ancora /spietatamente
/disperatamente
[come una] lucertola
strappato a pezzi
E ricresciuto in altre parti
[code, zampe, bifide lingue]
ancora vivo

e [profondamente] desidero
i desideri rabbiosi di un feroce adolescente

L’unica cosa che non mi è più concessa:
essere morto conseguentemente da giovane
[scellerato white punk on dope]

per eccesso di vita

Fabrizio Bianchi

4 commenti su “In ricordo di Fabrizio Bianchi

  1. iole
    29/02/2020

    Grazie

    Piace a 1 persona

  2. Fabrizio Bregoli
    02/03/2020

    L’ha ripubblicato su La poesia di Fabrizio Bregolie ha commentato:
    Il ricordo di un caro amico, davvero straordinario.

    "Mi piace"

  3. francescotomada
    02/03/2020

    Per me è difficile commentare qualcosa su Fabrizio e sulla sua perdita.
    Ma ti ringrazio infinitamente di questo tuo pensiero per lui e per Christian.
    Francesco

    "Mi piace"

  4. Chiara
    05/03/2020

    Ciao Nino, non ho mai conosciuto Fabrizio Bianchi, ma leggendo adesso il tuo testo, le sue poesie, i ricordi di Antonio Alleva, ricostruiscono un ritratto di una persona di spessore e davvero viaggiatore della vita. Grazie

    "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 29/02/2020 da in poesia, poesia italiana, Senza categoria con tag , , .
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