perìgeion

un atto di poesia

Raffaela Fazio, Tropaion

fazio_cop_fronte.pdf_page_1_1

di Giorgio Galli

Tropaion, trofeo. I vincitori sollevano trofei. Ma nella battaglia dell’esistenza, così come in quella dell’amore, non c’è un vero vincitore. Vince, forse, chi sa attraversare il dolore, senza negarlo e senza lasciarsene sopraffare. Raffaela Fazio con questo poemetto attraversa il dolore nella sua durata temporale. E lo fa usando la metafora della battaglia. Ma, fin dall’inizio del libro, l’esercito si presenta come un esercito di terracotta, a voler dire che la battaglia è già stata e che, anziché i fatti, la poesia ripercorre i segni, le tracce, le cicatrici lasciate dal combattimento. Le ombre. Presenze costanti nel poemetto, che è esso stesso un raccoglier ombre, un parlare dall’ombra. L’esercito di terracotta significa che tutto avviene attraverso la mediazione della forma, che tutto nel momento in cui si dice è già depositato. Ricostruire le cose dalle ombre dell’ex post coincide con la condizione umana al suo massimo grado di consapevolezza.

Dicevamo del dolore e del tempo. Il dolore che Raffaela indaga è intrinseco al vivere e all’amare. E il tempo, in Tropaion (Puntoacapo, 2020, con prefazione di Gianfranco Lauretano e postfazione di Sonia Caporossi), scorre su due binari: quello storico del corrompersi e dello sparire, e quello rituale dell’eterno ritorno della natura. Ma il tempo è anche ciò che rende possibile la fine della battaglia e l’eventuale ricomposizione dei conflitti. Solo il tempo consente il distacco e il perdono. Esso dunque è inesorabile ma anche guaritore, è lineare ma anche ciclico. E sia la battaglia che l’eros partecipano di entrambe le dimensioni. Entrambi sono caratterizzati sia dal divenire che dall’eterno ritorno di elementi sempre uguali. Sono tempo della storia e tempo del rito. Punto di congiunzione, l’istante, cui l’autrice dedica parole di mirabile lucidità ed efficacia:

*

«Per quanto io mi sforzi

l’istante non può essere riscritto.

Arriva in bella copia

ed è per questo

che anche nel dolore

si proclama

++++++++++-perché unico-

il migliore.»

*

Lungo tutto il poemetto i temi del tempo e della lotta si rincorrono come in una sinfonia bruckneriana che costantemente elabora i propri motivi germinali. Il tempo storico è il tempo che noi stessi creiamo con le nostre azioni:”il tempo / ci tiene tra le zampe / ha il nostro stesso odore”. Una rielaborazione cupa del classico motivo dell’homo faber fortunae suae. Abbandonare la battaglia si presenta quindi come una delle scelte possibili, ma di certo è la scelta perdente, l’unica che non consente di sollevare il tropaion:

*

«In ogni urto, col bruciore

o nell’inerme attesa

è facile abitudine la morte.

*

Quanto è più duro invece

tenersi forte

aderire al Tempo

che frana fin dentro all’Amore

di età in età

e con lui precipita

*

**********-entrambi destinati

a non toccare il fondo.

*

Difficile disporsi

all’eternità.»

*

La legge del conflitto non vige solo nel mondo umano -e quindi nel tempo storico. Anche nella natura, con il suo tempo ciclico, essa ha una parte importante. Ma il tempo della natura ha il vantaggio di una lunghissima durata, sconosciuta alla motricità precipitosa della nostra Storia. E in quella lunghissima durata è compreso anche il tempo della pacificazione. Che può avvenire solo con la trasformazione della cosa in altro da se stessa, con il venir meno non delle ragioni del conflitto, ma delle essenze che lo hanno scatenato:

*

«E’ stato

il primo temporale della foglia.

Ora lei si allunga, aspetta

che l’assenza la raggiunga.

La goccia che la lascia

non è persa

nel viaggio

sottratto alla pena di cadere

*

è diventata altro»

*

Nel mondo umano, la pacificazione può avvenire solo quando si riesce a guardare il campo di battaglia dall’alto, come avviene nell’ultima poesia che, ciclicamente, chiude il poemetto da una prospettiva uguale e contraria a quella dell’inizio. Anche il tempo umano ha le sue lunghe durate, pur se non lunghissime come quelle della natura. Ed è attraversando queste lunghe durate che ci si può tirar fuori dal conflitto, a osservare la battaglia dall’alto.

Ma c’è una sezione del poemetto che guarda al tempo con fiducia, ed è quella intitolata Avanguardia e dedicata da Raffaela ai suoi figli. Lì semplicemente troviamo la confidenza nella durata della vita, nel suo proseguire oltre la nostra personale battaglia e quelle della nostra epoca. Nell’avanguardia dei figli la vita si rinnova, nuove battaglie si annunciano, con le loro speranze di vittoria, e il tempo umano della Storia viene finalmente a incontrare quello sovrumano dell’eterno ritorno nella natura:

*

«Sei vicina

come un paesaggio in corsa

verso la mia finestra.

Il buio ti rende più grande.

Rispondi

alla moltitudine di stelle

con un’unica lancia che trapassa

le lucciole date per disperse.

**********La solitudine

è questa intermittenza

che anche a te spetta.

E io non posso

che tenerti stretta

a distanza.»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 20/03/2020 da in poesia con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: