perìgeion

un atto di poesia

Un saluto a Mario Benedetti

 

 

1585396252272.jpg--coronavirus__a_piadena_drizzona_morto_il_poeta_mario_benedetti

 

 

 

Incontrai Mario Benedetti per la prima volta nella piccola libreria dell’amico Giovanni Fierro qui a Gorizia. Era parecchi anni fa, non voglio nemmeno sforzarmi di calcolare quanti, e io mi presentai con la mia copia consumata di Umana Gloria e una valigia di aspettative. L’impatto con Mario fu contraddittorio, anzi inizialmente proprio deludente: leggeva davvero male, con una voce tremula e piatta, come a chiedere scusa di occupare lo spazio, e io dentro di me ripetevo “ma come si fa a buttare via delle poesie così belle in questo modo”. Nel tempo ho avuto modo di cambiare idea e prospettiva, perché anche quell’intonazione timida e imperfetta ha aggiunto un valore a Umana Gloria e anche alle raccolte successive, ampliandole con una nuova angolatura di quella fragilità personale in cui affondavano le proprie radici.

Oggi quella fragilità ha vinto, e Mario non c’è più. Nella serie di lutti infiniti di questi tempi assurdi e imprevedibili non siamo nemmeno più capaci di distinguere le perdite private da quelle pubbliche, il dolore intimo da quello condiviso (ammesso che il dolore possa essere condiviso): penso a Fabrizio Bianchi, un vuoto ancora troppo recente, e adesso a Mario Benedetti, che conoscevo di persona ma non così bene da poterlo definire “amico”. Stava male da tempo, è vero, ma rimaneva la speranza che prima o poi avrebbe potuto aggiungere altre parole alle già scritte e che, quelle sì, posso definire amiche e anzi fraterne per come hanno accompagnato la mia vita fino a oggi. Che avesse patologie pregresse o altro oggi non ha nessuna importanza, la sola cosa importante è che quelle parole si sono fatte definitive. L’unica piccola, minima consolazione è che nei versi di Mario Benedetti c’è talmente tanto di non-detto che ci basteranno per tutto il tempo a venire, e sopravvivranno non solo a lui, ma anche a noi.

 

 

Matrimonio al rifugio Fodara Vedla

 

È il giorno che pare di condividere la terra con i fiori,
il fiore tenerlo vicino al cuore perché parli.
Ognuno beve in alto il suo bicchiere,
ognuno è bello e pensa che i corpi sono in mezzo ai fiori,
i prati alti sopra ogni cattiva idea del mondo.
Nessuna storia toglierà le erbe dalla roccia,
un altro cielo non sarà il nostro ma la memoria
perché altri vivano e chiedano dopo di noi
le nostre stesse cose:
com’era per loro che erano tutto
innalzati sopra la terra?

Nessuna cultura toglierà le mani alle mani,
la pelle ai vestiti.
Difendiamo anche nella disputa le nostre vite,
ci difendiamo da chi vuole altre cose,
si cerca di venire a un patto,
di non farci troppo del male.

 

***

 

 

Un commento su “Un saluto a Mario Benedetti

  1. poetella
    30/03/2020

    … per fortuna i poeti che se ne vanno ci lasciano i loro versi. In eterno.

    Piace a 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 30/03/2020 da in Senza categoria con tag .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: