perìgeion

un atto di poesia

Esther Dischereit, quando il mio golem mi aprì la porta

Esther Dischereit è ritenuta in Germania una fra le voci più importanti della seconda generazione della letteratura ebraica dopo la shoah. Con la sua scrittura – poesia, prosa, teatro, radiodrammi e saggistica – denuncia in più modi la sordità della società tedesca alla questione della shoah rifiutando di mettere la letteratura fuori dalla storia. Appartenente a due mondi, anzi nascosta in due mondi e in due culture – quella tedesca e quella ebraica – combatte contro troppo facili categorizzazioni e indaga le difficoltà esteriori e interiori del suo essere ebrea. In lei si sente fortemente l’eco dell’appartenenza a un’identità stigmatizzata e perseguitata. Per Discherheit, infatti, fare i conti con la storia e con la propria distanza dalla storia è l’eco di un trauma più che un trauma diretto: è proprio la distanza dagli eventi che permette all’autrice di dire e al contempo di cifrare, di esprimere anche con nuove metafore.
In questo senso nelle poesie che qui pubblichiamo, tratte dalla raccolta quando il mio golem mi aprì la porta e tradotte con grande attenzione e competenza da Anna Ruchat, si avvertono tutte le ripercussioni intergenerazionali del trauma della shoah. Discherheit riflette con lucidità – pur se in modo enigmatico e procedendo per allusioni e fratture – su questo passaggio fra le generazioni e ci fa sentire come agisce il non poter parlare e il silenzio della generazione dei padri (In Rinascimento ebraico I i genitori parlano dei figli come se i figli fossero la loro terra: “di noi parlano come / contadini della loro terra”). Al tempo stesso nemmeno i figli possono parlare apertamente né possono accettare in modo indolore la loro appartenenza (“non siamo figli di /qualcuno né di un luogo”).
La sfuggevolezza appare non a caso come una cifra della sua poesia. In Rinascimento ebraico è in atto una vera e propria revisione del rapporto con l’ebraismo, che per lei è un rapporto con la madre, ossia con un ebraismo di altra generazione (Impara a portare il tallèd /pronuncia parole che non a te / appartengono ma a un’eternità). Nonostante l’invito a imparare dalla tradizione dei padri, l’autrice è consapevole della complessità del confronto con il proprio ebraismo e ammonisce che “Nessuno può comprarsi il D-o / come un vaso di caramelle”. Anche l’abbreviazione “D-o” – meno comune in italiano rispetto a quella tedesca “G’tt” usata dall’autrice – sottolinea ancora una volta un richiamo non pacificato alla tradizione del nome impronunciabile.
Al tempo stesso si rende manifesta in quei versi la forte presenza di una storia del quotidiano (“Vedo i fiori /crescere a Dachau / è la più bella foto di mia figlia”).
Per quanto riguarda il tema del golem, Cathy S. Gelbin sottolinea il riemergere del topos del golem in autori appartenenti alla letteratura ebraico-tedesca del dopoguerra. La critica ritiene che il golem – simulacro umano che il soffio vitale della parola ebraica rende vivo e potente – possa essere in questi autori, fra cui la Discherheit, un simbolo della rinascita culturale ebraica nella Germania attuale. Nei versi della Discherheit ciò accade in modo ambivalente e il golem potrebbe raffigurare il potenziale distruttivo della mescolanza fra le due culture e l’incarnazione del ricordo della shoah. Scrive Gelbin “La plurivocità grammaticale e i continui a capo nella poesia della Discherheit rispecchiano il collasso del linguaggio e dei nessi semantici in generale causati dalla shoah incarnata nel golem. L’ambivalente interpretazione che Discherheit dà del golem, il quale da una parte è agente della distruzione e dall’altra ne è vittima, suggerisce un annientamento che ha luogo a partire dall’interno, simile appunto al genocidio che scaturì proprio da quella cultura di cui gli ebrei tedeschi erano stati parte”.

(Giusi Drago)

 

quando il mio golem mi aprì la porta
traduzione di Anna Ruchat

 

Ich saß
vor deiner Tür
als
mir mein Golem
öffnete
führte mich
abseits
und strich
mir die Zeile
aus
jetzt fegst du
Staub
vor Deiner Tür

Stavo seduta
davanti alla tua porta
quando
il mio Golem
a me l’aprì
mi guidò
in disparte
e cancellò
il verso
ora
spazzi
polvere
davanti alla Tua porta

***

Statt Milch haben wir
die Angst getrunken
sie wusch mir
die Augen weiß
dass ich niemals nicht
gesehen
wie ihr die Blumen seht

Ich seh die Blumen
wachsen in Dachau
es ist das schönste Foto
meiner Tochter

Invece del latte
abbiamo bevuto la paura
lei mi lavò
gli occhi fino a renderli bianchi
che mai non debba
non vedere
come voi vedete i fiori

Vedo i fiori
crescere a Dachau
è la foto più bella
di mia figlia

***

JÜDISCHE RENAISSANCE I

Wir wolln ein bisschen Aleph
und wolln die Mazze brechen
spielen Mütter, Urgroßväter
die haben wir nicht gesehen
sind nicht die Kinder von
wem und von woher

sie reden von uns wie
Ackerbauern von ihrer Erde

Straßenarbeiter hackten den
Bäumen in die Wurzel

Die Bäume schüttelten ihre Kronen
und blieben eine Weile lang stehen

Die anderen Bäume behaupteten
sie seien der Wald

Mir ist merkwürdig
wenn ich dazwischen gehe.

RINASCIMENTO EBRAICO I

Vogliamo un po’ di Aleph
e vogliamo spezzare la matzah
fingiamo di essere madri, bisnonni
non li abbiamo mai visti
non siamo figli di
qualcuno né di un luogo

di noi parlano come
contadini della loro terra

stradini hanno tranciato
gli alberi alle radici

Gli alberi hanno scosso le fronde
e sono rimasti fermi per un momento

Gli altri alberi sostenevano
di essere il bosco

Io mi sento strana
quando passo tra loro.

***

JÜDISCHE RENAISSANCE II

Übe das Tales tragen
sprich die Worte die nicht dir
sondern einer Ewigkeit gehören
such dir die Wahrheit auf der Stirn
schütze dich vor der Hand
die über die Buchstaben streicht
du brauchst jetzt Kraft
und sei sie nur geliehen

Eröffne ein Geschäft
mit dem Tafelsilber deines G’ttes
sieh zu dass du verkaufst
in der kurzen Blüte der Zeit
die bleibt
Ich bin schon tot
warum weigerst du dich
bei mir zu liegen
Niemand kann sich den G’tt
wie ein Bonbonglas kaufen

RINASCIMENTO EBRAICO II

Impara a portare il tallèd
pronuncia parole che non a te
appartengono ma a un’eternità
cerca la tua verità sulla fronte
proteggiti dalla mano
che passa sulle lettere
ora ti serve forza
magari solo in prestito

Inizia un commercio
con le posate d’argento del tuo D-o
cerca di venderle
nel breve fiorire dei giorni
che rimangono
Io sono già morto
perché ti rifiuti
di giacere con me?
Nessuno può comprarsi il D-o
come un vaso di caramelle

***

JÜDISCHE RENAISSANCE III

Geht mir das Herz auf
bei Rindern und Schafen
bei den Winden
Disteln und Steinen
die sich hinter meinem Hochhaus
verkriechen

An bestimmten Tagen
werfe ich meine Kleider weg
verhülle mein Gesicht
vor einem Anderen
steige aus und lösche
die Glut meiner Zigarette
von den weltlichen Tagen

Sag gibst du mir ein Zeichen
dieser Tage
Alte Gesänge haben Konjunktur
tagwärts zu leben
ist anstrengend
Will meine Glauben
wieder haben und dich
beschützen vor der Kälte
der Vernunft

Nimm die Hand gegen die Kälte
und reibe sie mit mir

RINASCIMENTO EBRAICO III

Mi si apre il cuore
nel vedere buoi e pecore
nel vedere convolvoli
cardi e pietre
che si rintanano
dietro il mio grattacielo

In certi giorni
butto via i vestiti
nascondo la mia faccia sotto il velo
davanti a un altro
scendo e spengo
la brace della mia sigaretta
dei giorni profani

Me lo daresti un segnale
di questi giorni
Antichi canti sono molto richiesti
vivere in direzione del giorno
è faticoso

Voglio riavere
le mie fedi e
proteggerti dal freddo
della ragione

Prendi la mano contro il freddo
e sfregala con me

***
Ich darf nicht
sagen jüdisch
wenn ich
es sage

gibt es Krieg

sagt mein Kind

Non devo
dire
ebraico
se lo dico

c’è la guerra

dice mio figlio

***

DEUTSCHES LIED

Ihr habt mich getaucht
in diese immerwährende Schwärze
ihr habt die Jüdin und das Mädchen
in euren Wänden aufgehängt
an meinen schwarzen Haaren
euer Glied gerieben

nach dem Mord besteigt ihr
eure Opfer

wie ihr sie liebt
die Toten

CANTO TEDESCO

Mi avete immerso
in questo nero perenne
avete appeso l’ebrea e la ragazza
all’interno delle vostre pareti
strofinato il vostro membro
sui miei capelli neri

dopo averle assassinate
salite sulle vostre vittime

come li amate, voi
i morti

***

Den Mund voll
mit Sternen
glühen meine Lippen
Augen dich zu küssen
brennen mich
in heißem Licht
und stechen
durch die Haut
atmen mir die Haare
schwer an diesem Schimmer
gib den tauben
ihren Glanz zurück
öffne meinen Mund
damit sie tanzen
fliegen auf den Straßen
die über uns
nicht unter Erde liegen

La bocca piena
di stelle
brace le mie labbra
occhi per baciarti
mi incendiano
nella luce ardente
e s’infilzano
nella pelle
mi respirano i capelli
appesantiti da quel bagliore
restituisci loro,
sordi, una luce
apro la mia bocca
perché ballino
volino sulle strade
che stanno sopra di noi
non sotto la terra

***

Ich ziehe mir die Farben
aus der Haut
lege meine Blöße aus
mit Plastik
durchsichtig
daß du meine Art
die Luft vertrinken
schaust
und deren Menge
zwischen den Gleisen
fährst du mich
daß mich dein Wagen
in den Tönen fängt
und in den Ohren
sich verschließt
bis mir die Gleise bersten

Mi tolgo i colori
dalla pelle
espongo la mia nudità
con la plastica
trasparente
così che tu
guardi
il mio modo
d’ingozzarmi d’aria
e la folla
tra i binari
mi fai viaggiare
tanto che la tua auto
m’imprigiona nei suoni
e si rinchiude
nelle orecchie
finché per me i binari esplodono

***

MOND UND BLAU

Als der Mond heiß wird
verliere ich meine Schuhe
Die Augen laufen mir fort
leise rascheln die Laken
Auf blauem Grund mit grünen
Blumen
ertrinke ich.
Staub legte sich auf mein Haar.

LUNA E BLU

Quando la luna si scalda
io perdo le mie scarpe
Gli occhi mi scappano via
piano frusciano le lenzuola
Su uno sfondo blu con fiori
verdi
io affogo.
Polvere si è depositata sui miei capelli.

***

Ich kroch unter Berlin
und lebte wie eine Ratte
vom Ausguss der Menschen
die um den Tisch herum saßen
beim Läuten der Glocken
zuckten wir zusammen
und hielten uns die jüdischen Ohren

Nach dem Verklingen der Kollekte
schwappten Milch und Brot von der Stiege
die eines Tages unter uns knarrte
Mein Gesicht hungerte vor Sonne
Der Luftzug zwischen den Dielen
verriet mir den heißen August
so schien es mir nach drei Mal Juni im März

Lagen zerknittert auf unseren Betten
in Anzug und Kleid und gelbgestrickter Weste
und waren den Büchern bereit für Gespräche
Ein Stampfen harter Schritte
lief uns über die Köpfe und Hand
versteckten wir uns
hinter dem Lid Seiner Augen

Eines Tages krochen wir die Stiege herauf
in mein rasendes Herz
auf die letzten Jahre
und schlug es immermehr laut
raste mir nach in die anderen Länder
bis ich heimkehrte in meinen Keller
und mich entschloss.

Strisciai sotto Berlino
e vissi come un ratto
degli scarichi degli uomini
che sedevano intorno al tavolo
al suono delle campane
noi trasalivamo
tappandoci le orecchie ebraiche

Spento il tintinnio della colletta
latte e pane traboccavano giù dalla scala
che un giorno scricchiolò sotto di noi
La mia faccia era affamata di sole
La corrente d’aria tra le assi
tradiva il torrido agosto
così mi parve dopo tre volte giugno in marzo

Giacevano stropicciati sui nostri letti
con completi e abiti e gilet gialli lavorati a maglia
e si offrivano di conversare con i libri
Uno scalpitare di passi pesanti
correva sopra teste e mani
ci nascondemmo
dietro la palpebra dei Suoi occhi

Un giorno salimmo su per la scala
nel mio cuore furioso
per via degli ultimi anni
e batteva sempre più forte
mi rincorreva negli altri paesi
finché non tornai a casa nella mia cantina
e mi decisi.

***

Zerfrißt mir
die Knochen
unter dem Felsen
aus Zeit
in die Tropfen
wie Kiesel
fallen
schlagen mir
Hand und Kopf
und füllen
den Mund
stürzen
in meine Augen

Die Menschen
eilten und
strebten zu tisch
denn dies war ihre Zeit

 

Sbranatemi
le ossa
sotto la roccia
del tempo
nelle gocce
come ghiaia
cadere
mi battono
mano e testa
e mi riempiono
la bocca
precipitano
nei miei occhi

Persone
si affrettavano e
volevano mettersi a tavola
perché quello era il loro tempo

***

Abschnitt IV

Heute Mittag
im zweiten Stock
verschob
er das Klingeln.

Zwischen Brot
und Zigarettenspitze
beschlug
er das Glas

Sie schnitten
ihm
im Krankenhaus
die Haare.

Deine gemusterte Hose
hing
auf dem Bügel –
neben ihm.

Frammento IV

Oggi a mezzogiorno
al secondo piano
lui ha fatto slittare
il suono del campanello.

Tra il pane
e la punta della sigaretta
ha appannato
il bicchiere

Gli
hanno tagliato
i capelli
all’ospedale.

I tuoi pantaloni quadrettati
erano appesi
alla staffa
accanto a lui.

***

Gefangen

Sonne zerteilt unseren Morgen
Gegen Mittag bin ich gebrannt
Das frühe Geschwätz der Vögel
Wandelt sich in Lärm und Schreie
Schüchterne Knospen öffnen sich
Ausladend in den Hüften
Die Zartheit des Morgens
Hängt im Stacheldraht der Wiesen
Entsetzter Stein türmt sich
Mir ins Auge und kündet
Vom Hahnenschrei aus den Zellen.
Wie sinnlos trägst du deinen Kamm.

Prigionieri

Il sole lacera il nostro mattino
Verso mezzogiorno sono bruciata
Il chiacchiericcio mattutino degli uccelli
Si trasforma in rumore e urla
Timide gemme si aprono
Scaricando sui fianchi
La delicatezza del mattino
Appesa al filo spinato dei prati
Inorridita pietra si erge
Nel mio occhio e annuncia
Il grido del gallo dalle celle
Com’è insensata la foggia della tua cresta

***

Einer küßt

Einer küßt
Jemand die Hand
Dein  Haar wird rot
Und weich wie Sand

Du färbst es blau
Willst es verstecken
Rötlich blitzen
Und einer dich fand

Küßt dir die Hand
Dein blaues Haar
Ist weich wie Sand

Uno bacia

Uno bacia
Qualcuno la mano
I tuoi capelli si fanno rossi
E morbidi come sabbia

Li tingi di azzurro
Li vuoi nascondere
Brillano rossastri
E uno ti ha trovato

Ti bacia la mano
I tuoi capelli blu
Sono morbidi come sabbia

***

Nebensätze
werten
gehetzte
Mitteilungen
drohen
Einschreiben
mir
freundliche
Grüße
so kalt.

Frasi secondarie
valutano
messaggi
braccati
minacciano
raccomandate
a me
cordiali
saluti
così freddi.

Esther Dischereit vive a Berlino. È autrice di poesia, prosa, teatro, radiodrammi e saggistica. Dopo l’uscita delle due opere in prosa Joëmis Tisch – Eine jüdische Geschichte [Il tavolo di Joemi, una storia ebraica], 1988 e Übungen jüdisch zu sein [Esercizi per essere ebrei] del 1996 è stata definita in Germania una delle voci più importanti della seconda generazione della letteratura ebraica dopo la shoah. Ha pubblicato nel 2014 Blumen für Otello. Über die Verbrechen von Jena, sui crimini commessi a Jena dalla destra estrema del Nationalsozialistischen Untergrund (NSU) da cui è stato tratto un radiodramma. Nel 2020 è uscita una sua antologia poetica in inglese e tedesco Sometimes a Single Leaf. Con il titolo Mama darf ich das Deutschlandlied singen [Mamma posso cantare l’inno tedesco?] è uscita nel 2020 una sua raccolta di saggi. Ha insegnato all’Università delle arti applicate di Vienna e nel 2019 ha avuto il DAAD Chair in Contemporary Poetics alla New York University.
Nel 2009 ha ottenuto l’Erich-Fried-Preis.

Raccolte di poesia

Als mir mein golem öffnete, Passau, 1996
Rauhreifiger Mund oder andere Nachrichten, Berlin, 2001
Im Toaster steckt eine Scheibe Brot, Berlin, 2007
Vor den Hohen Feiertagen gab es ein Flüstern und Rascheln im Haus, Berlin, 2009
Klagelieder in Blumen für Otello. Über die Verbrechen von Jena, Berlin/Zürich, 2014
Sometimes a Single Leaf, Todmorden, 2020

Un commento su “Esther Dischereit, quando il mio golem mi aprì la porta

  1. glencoe
    16/07/2020

    L’ha ripubblicato su l'eta' della innocenza.

    Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 16/07/2020 da in poesia tedesca, traduzioni con tag , , .
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