perìgeion

un atto di poesia

Emmanuel Di Tommaso, Mentre si è rapiti dall’uragano

di Paola Nasti

Un libro di poesia è anche un viaggio in un piccolo universo, dove, se il libro è opera di qualche spessore, ogni particolare ha un suo valore e aggiunge significato al testo poetico, al paesaggio in cui ci aggiriamo da lettori. Ho cominciato il libro ultimo di Emmanuel Di Tommaso scorrendo le note finali dell’autore. Scopro che alcune poesie sono ispirate ad opere d’arte visuale – litografie, disegni; film (Paris-Texas; La notte, di cui un fotogramma costituisce l’immagine di copertina). Questi riferimenti già suggeriscono qualche indicazione, che si conferma nella lettura dei testi poetici. Anche la citazione in epigrafe aiuta nell’orientamento, e si riferisce al titolo della raccolta: Mentre si è rapiti dall’uragano – questa volta un riferimento musicale,  un disco dei Massimo Volume, del ‘95: “dire qualcosa mentre si è rapiti dall’uragano: ecco l’unico fatto che possa compensarmi di non essere io l’uragano”. La compensazione per non essere semplice elemento naturale è la stessa possibilità di dire. La colpa – non essere “innocenti” come un uragano – è riscattata dalla parola. Tema kantiano, leopardiano. Il sublime terrore dell’essere in balia di forze sovraumane compensato dalla capacità di dire. Dalla poesia, dunque. Il tema della dicotomia è ossatura costante dei testi raccolti. A cominciare da quella che allude alla separazione mediante uno schermo, come in Paris-Texas; anche un semplice finestrino di automobile basta ad evocare la scissione, misterioso stallo tra la prossimità estrema di chi guarda e chi è guardato, da una parte all’altra del vetro. La separazione tra lo sguardo e la cosa viva, palpitante, posta oltre. Lo sguardo che vuole raggiungere e viene quasi respinto da una trasparenza che crea l’illusione della vicinanza e, contemporaneamente, l’abolisce. Che restituisce l’immagine capovolta, come nel segreto cuore di specchi di una macchina fotografica; come nelle opere di Escher, citate in nota. L’aggettivo “capovolto” torna costantemente: “questa notte capovolta/fradicia dell’oscuro”(7); “una folla di capovolti attraversa la bianca linea di demarcazione tra cielo-vita e terra-morte”(10); “tra affreschi ancestrali e simboli capovolti”(31). Il tema del capovolgimento si connette sia con quello dell’immagine e dello sguardo; sia con quello del confine tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Tutto l’insieme dei testi è  attraversato dal tema del doppio: doppio mondo; capovolgimento; coppia; polarità vita/morte. Questi riferimenti alludono a un orizzonte metafisico che non ipostatizza alcuna realtà alternativa, ma vede il continuo trasformarsi di un polo nell’altro, come in un processo alchemico incessante, che produce, generalmente, incertezza, angoscia; terrore: “Quello che accade non è reale. Siamo // due mondi” (21);  “due mondi nell’aria che ritorna/ i suoni che sappiamo e avvolge/ il fuori a incantarsi di noi” (24);  “quel che accade è il diario/ di due stelle che si incontrano/ nel quartiere dei piaceri” (25). La polarità è implicita anche nel riferimento costante all’inseguire/essere braccati; o all’assedio: “un fruscio d’ali di uccelli/notturni si confonde/ con il suo affanno di bestia braccata” (8); “solo gli inseguiti conoscono il multiforme/ peso del buio” (10);  “le vampate non nascondono/ l’inconsistenza di chi ti segue” (11); “C’è stato un assedio./ Le onde riprendono/ il loro salmo incessante” (18). Uno sfuggire che ha il suo tempo nella notte, nel buio e nel freddo. Il tema del duale è anche, naturalmente, il tema dell’eros, e questo libro è anche una raccolta di versi che dicono della dimensione amorosa, della coppia come insieme di due mondi. Eros si porta indietro, naturalmente, Thànatos quando l’autore dice del trapassare di orme che non resistono al trascorrere del tempo: “Sono prove di rinascita le temute impronte degli scomparsi…” (10); “Così tracciamo orme che al nostro/ ripassare già più non esistono”. Le tracce indicano, in queste pagine, più l’evanescenza dei trapassati, la loro scarsa resistenza nella memoria, che la presenza di un qualcosa che non si mostra. Risuona la malinconia per la memoria che non trattiene il ricordo di ciò che è più caro, destinato a trascorrere, malgrado la volontà di custodire. Gli ultimi testi della raccolta si riferiscono piuttosto esplicitamente alla distruzione del mondo naturale. Il grande tema zanzottiano del paesaggio e della sua devastazione si trasforma, nelle pagine di Emmanuel Di Tommaso, in una quasi scarna descrizione dell’accaduto, lontana, volutamente, da ogni afflato musicale, quasi a sottolinearne la scabra luttuosità. La fine del paesaggio, la devastazione della natura, coincidono con la fine dell’infanzia: “Eravamo piccoli e svegliandoci all’alba…fuori notammo una certa morte del verde che si consumava intorno a noi… “(38). Pensare, scrivere, nominare, sembrano adesso perdere il loro valore salvifico, nella constatazione dello smottamento dei significati, nell’erosione – dell’infanzia/paesaggio-  che non si arresta, malgrado il desiderio: “ curare e scrivere della cura, danzare e scrivere della danza, vestirsi, spogliarsi, scrivere le parole io, famiglia, risorsa umana”(41). Il domandare affannoso travalica il limite della bella forma per farsi descrizione, analisi senza suono e senza letteratura: “Ma sono soprattutto le condizioni materiali ad essere peggiorate: non abbiamo più le risorse per vivere pienamente. Bisogna lavorare per avere le risorse ma il lavoro non c’è quando c’è si prende via il tempo e dunque accade che il tempo che ci rimane è davvero poco e le condizioni sono sempre peggiori e tutto ciò ha effetti negativi sulle nostre relazioni: c’è una brutalità strisciante che si insinua sempre e ovunque …” (42). E dove è indicata la perdita viene spontaneo indicare anche un varco, una possibilità: “riuscire a dire “noi” per la prima volta dopo molto tempo, non con coraggio ma con la minore paura possibile….. risvegliare zone di realtà che non ci sembrano possibili, farlo con estrema calma, giorno dopo giorno…” (43). Emmanuel Di Tommaso, alla sua terza prova di autore, è per certi aspetti molto legato alla condizione della sua epoca. Leggerlo è un viaggio nella disperazione di una generazione che ha sempre vissuto con poca terra sotto i piedi, come pianta che a fatica deve cercarsi l’acqua con le radici in un suolo desertificato. Nonostante qualche incertezza nel dettato poetico, riferibile più all’aspetto linguistico che a quello ritmico e visuale, emoziona, nei suoi testi, una certa fiducia ostinata e intatta, nel potere di resistere con la parola, di continuare a dire e a far esistere il verde, la natura, il noi della nostra condizione umana.

 

Poesie

 

Nubi che venite da lontano,
quale sogno o desiderio
vi ha spinto fino a qui
nello scoprirvi fragili
tra i riflessi delle acque?
Quale cielo attraversate
in questa notte capovolta
fradicia dell’oscuro
baciarsi di pianeti e stelle
che sognano d’illuminare
il mattino inconoscibile?

***

Qualcosa come un mare di sabbia
in cui gli sguardi delle cose
scrutano le ferite aperte.
Qualcuno come un uomo senza nome
che vaga disabitato fra la polvere.

Oltre il finestrino dell’auto
l’uomo ascolta il blues del deserto:
lo scuro s’avventa sui colori
e un fruscio d’ali di uccelli
notturni si confonde
con il suo affanno di bestia braccata.

Paris, Texas.
Isole alla deriva,
senza peso né sostanza,
invisibili all’ascolto,
che hanno dimenticato
il significato del loro grido.

***

Sei creatura umana o animale?
Assenza o presenza?
È tracotanza o espressione irata
che ti attraversa il volto?
Ci sei o sei dispersa?
(o forse è che hai sogni disumani?)

Le vampate non nascondono
l’inconsistenza di chi ti segue.
Ti fai forte: da zone
morte sorgono simili inesistenze
a istillare dubbi nella carne.

Sangue precipita, e tu non smetti
di tramandare il nulla che ti possiede.

***

Sei tu che leggi qualcosa nella stanza accanto
o forse è qualcosa che ti legge.
Ti prendo per mano e resto immobile
nel mio pensare a come dirti
questa dolcezza che è guardarsi.
Il risveglio non ha suono.
È una patina che avvolge e rallenta
i movimenti mentre il premito dei sessi
ci illude dell’unicità che non siamo.

***

Il tempo che ci rimane è davvero poco, se escludiamo il lavoro e gli impegni, il tempo libero intendo, da dedicare a farci del bene, è davvero poco il tempo e le condizioni sono sempre peggiori, le condizioni in senso generale ma anche particolare, le condizioni della città senza dubbio, e quelle delle campagne pure, e dei monti e degli oceani. Per esempio l’altro giorno era assolutamente possibile accorgersi dell’esistenza della morte guardando su internet le immagini della foresta amazzonica in preda a un incendio inarrestabile: le fiamme s’innalzavano a sovrastare il verde come se ambissero allo scalpo del cielo. C’erano degli uomini in basso, sul lato destro dello schermo, piccole come formiche, osservavano inermi qualcosa di indefinibile. Ma sono soprattutto le condizioni materiali ad essere peggiorate: non abbiamo più le risorse per vivere pienamente. Bisogna lavorare per avere le risorse ma il lavoro non c’è e quando c’è si prende via il tempo e dunque accade che il tempo che ci rimane è davvero poco e le condizioni sono sempre peggiori e tutto ciò ha effetti negativi soprattutto sulle nostre relazioni: c’è una brutalità strisciante che si insinua sempre e ovunque: non è infatti solo un problema di tempo ma anche di spazio, non ci sono più luoghi dove andare, un tempo c’erano questi luoghi ma ora li abbiamo persi e dovremmo riprenderceli, cercando di essere più sinceri però questa volta, cominciando dal sentirla veramente questa mancanza, con l’istinto più che con la ragione, per fare qualcosa di primitivo, di unico, di molto onesto, qualcosa pieno d’anima, come evitare discussioni sparse, vaghe, assolutamente generiche: non è infatti solo un problema di tempo e di spazio ma anche di discorso, di riuscire a dire “noi” per la prima volta dopo molto tempo, non con coraggio ma con la minore paura possibile, perché è davvero molto tempo che non parliamo di “noi” e adesso tornare a usarla questa parola è complicato come ricordarsi i nomi di persone conosciute in un tempo lontano: sono lì i nomi, nella tua mente, ma il tempo li ha annebbiati, li ha ricoperti di strati di informazioni inutilmente prioritarie e ora stai lottando con le ombre dei tuoi pensieri ma è questo il lavoro che ci attende: risvegliare zone di realtà che non ci sembrano possibili, farlo con estrema calma, giorno dopo giorno, e lucidità anche, ma mettendoci tutti noi stessi in questo lavoro, tutta la verità e l’intelligenza e la sincerità di cui siamo capaci e ogni possibilità di morte e generazione di vita, con l’istinto più che con la ragione.

 

Emmanuel Di Tommaso (1987) si è laureato in Sviluppo e Cooperazione Internazionale presso l’Università l’Orientale di Napoli. Lavora nella cooperazione internazionale per l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Ha vinto il Concorso Nazionale di Poesia Città di Chiaramonte Gulfi 2011. Ha partecipato a varie mostre in Italia (I percorsi del desiderio), Bosnia, Croazia e Spagna (progetto Refest: immagini e parole sui percorsi dei rifugiati) con opere di poesia sonora e verbo-visuale.  Dal 2016 è membro della Redazione di Levania – rivista di poesia, diretta da Eugenio Lucrezi. Ha pubblicato tre libri di poesia: Il luogo dei teschi, La Parola Abitata, 2013; Sulla soglia boschiva, Edizioni Oèdipus, 2016; Mentre si è rapiti dall’uragano, Bertoni Editore, 2020. Scrive di musica e di letteratura sui webzine,  Il Rifugio dell’Ircocervo, Kalporz e AllAboutJazz.

 

 

 

 

 

 

2 commenti su “Emmanuel Di Tommaso, Mentre si è rapiti dall’uragano

  1. glencoe
    25/07/2020

    L’ha ripubblicato su l'eta' della innocenza.

    "Mi piace"

  2. vengodalmare
    25/07/2020

    Rispondo all’appello, non posso sottrarmi alla Terra che chiama e che invoca casa e libertà per tutti. Grazie ancora.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 25/07/2020 da in poesia, poesia italiana, Senza categoria con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: