perìgeion

un atto di poesia

Pedro Larrea, Quattro poesie

 

 

 

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Vengo de una ciudad

 

donde se mojan los cruasanes en el agua de los charcos.

Allí se juega a la ruleta inca

y se trizan los deseos con la sombra de un alfanje.

Allí quedan los que no quedan

por venir, con sus ineficaces sortilegios de otra edad más clara.

 

Vengo de donde viene el pescador

que llora en la lonja por lo que ya era suyo.

Viniera de otra parte, y no me conocierais

más que por estas botas que calzan los estibadores.

En el lugar del que vengo las redes se tejen con topacios

porque se come de lo que cae prisionero en ellas y eso es honorable.

 

Leo aquí los periódicos que no llegan a la ciudad de donde vengo

y me doy cuenta de lo cerca que se vive de no existir.

Compro carnes que son nuevas para mi paladar

y descubro que nunca estuve tan a punto de morir de inanición.

Vengo aquí y no acabo de comprender por qué hay que comprender

lo que no se conoce, en lugar de volver adonde se puede hablar sin miedo.

 

Vengo de aquella ciudad y he olvidado la brújula junto a la llama.

Vengo de aquella ciudad y no recuerdo por dónde vine.

Vengo de la ciudad donde se mojan los cruasanes en el agua de los charcos

porque se ponen tiernos con el agua dulce

y porque en aquella ciudad el cangrejo merece,

como en la astrología, sacerdotisas, templos y futuro.

 

Vengo da una città

 

dove si inzuppano i cornetti nell’acqua delle pozzanghere.

Lì si gioca alla roulette Inca

e si frantumano i desideri con l’ombra di una sciabola.

Lì aspettano quelli che non stanno aspettando

di venire, con i loro inconcludenti sortilegi di un’altra epoca più chiara.

 

Vengo da dove viene il pescatore

che al mercato piange per ciò che era già suo.

Potrei venire da qualche altro luogo, e non mi riconosceresti

se non per questi stivali calzati dagli scaricatori di porto.

Nel posto da cui vengo le reti sono intessute di topazi,

perché si mangia di ciò che in loro cade prigioniero, e ciò è rispettabile.

 

Qui leggo i giornali che non giungono alla città da cui vengo

e mi rendo conto di quanto vicini si viva al non esistere.

Compro carni che sono nuove per il mio palato

e scopro che non sono mai stato così prossimo a morire di denutrizione.

Vengo qui e continuo a non capire perché si debba capire

ciò che non si conosce, invece di ritornare dove si può parlare senza paura.

 

Vengo da quella città e ho dimenticato la mia bussola accanto alla fiamma.

Vengo da quella città e non ricordo da dove sono venuto.

Vengo dalla città dove si inzuppano i cornetti nell’acqua delle pozzanghere

perché diventano morbidi nell’acqua dolce

e perché in quella città il granchio è meritevole,

come nell’astrologia, di sacerdotesse, di templi e futuro.

 

***

 

No deberían arder las ciudades

sino los hornos de pan y las farolas,

el combustible de los repartidores de gardenias

y las baldosas naranjas del paseo con sol reciente.

 

No deberían arder las ciudades

porque una ciudad es una cebra fogosa,

una ofrenda necesaria de sombra y luz

para aplacar la mandíbula del león humano.

 

No deberían arder las ciudades,

ni la que tiene piscina de leche para baño de unicornios

ni la poblada por escorpiones y tentáculos que los devorarían.

No deberían arder ni la torre ni la madriguera.

 

Deberían arder la muerte y su geometría.

Debería moldearse un cuerpo nuevo que recordara por sí mismo

cómo llegar al pantano en que se oculta la salamandra de la respiración.

Deberían arder las corazas. Deberían arder los rectángulos.

 

Pero no deberían arder las ciudades.

 

 

Non dovrebbero bruciare le città

bensì i forni per il pane e i lampioni,

il carburante dei trasportatori di gardenie

e le mattonelle arancioni del viale nel sole appena sorto.

 

Non dovrebbero bruciare le città,

perché una città è una zebra focosa,

un tributo necessario di ombra e di luce

per placare le mandibole del leone umano.

 

Non dovrebbero bruciare le città,

né quella che ha una piscina di latte per il bagno degli unicorni

né quella popolata di scorpioni e tentacoli che li divoreranno.

Non dovrebbero bruciare né la torre né la tana.

 

Dovrebbe bruciare la morte con la sua geometria.

Dovrebbe plasmarsi un corpo nuovo che da solo possa ricordare

come giungere alla palude in cui si cela la salamandra del respiro.

Dovrebbero bruciare le corazze. Dovrebbero bruciare i rettangoli.

 

Ma non dovrebbero bruciare le città.

 

***

 

Soy más viejo que mi cuerpo

como el cedro es más viejo que sus hojas actuales.

Hiberno como el cedro, y despierto cuando la batuta de las horas

golpea el atril del espacio. Por mí han pasado corcheas

como por el cedro macillos de colibríes.

Soy el que fui con la corteza de lo que seré sin estrenar.

 

Soy más joven que mi espíritu.

Mi casa es un cráter que creó una roca de otro mundo

antes del invierno nuclear y de la primera glaciación.

No comprendo que ninguna pirámide sea más antigua que el más joven de mis olivos,

ni entiendo la trompeta frigia y el arpa persa que a veces toco por intuición.

Me confunde ser testigo del nacimiento de una galaxia.

 

Cómo puedo ser viejo cuando soy joven y joven cuando soy viejo.

Cómo puede no existir una edad única que me dé sentido,

que justifique mi presencia en el pasado y el presente

y que imponga paz al bramido bélico del estar siendo y del ser estando.

Cuándo poseeré un rostro definitivo para todos los espejos.

Cuándo podré decir este soy yo sin equivocarme demasiado.

 

Soy joven, pero conozco los secretos de la cartografía.

Soy viejo, pero tengo agilidad para boxear contra mí mismo.

Soy lo que falta antes de ser y lo que queda después de estar.

A quién odiaré más que al palimpsesto de mi carne.

A quién tendré por cómplice en el soborno de mi espíritu.

A quién daré los labios de quien me habita sucesivamente en soledad.

 

 

Sono più vecchio del mio corpo

così come il cedro è più vecchio delle sue foglie di adesso.

Sverno come il cedro, e mi sveglio quando la bacchetta delle ore

colpisce il leggio dello spazio. Attraverso di me sono passate le crome,

come attraverso il cedro i piccoli battiti dei colibrì.

Sono ciò che fui con la corteccia di ciò che sarò, senza un inizio.

 

Sono più giovane del mio spirito.

La mia casa è un cratere creato da un meteorite di un altro mondo

precedente all’inverno nucleare e alla prima glaciazione.

Non comprendo come una qualsiasi piramide sia più antica del più giovane dei miei ulivi,

né capisco la tromba frigia o l’arpa persiana, che a volte suono per intuizione.

Mi confonde essere testimone della nascita di una galassia.

 

Come posso essere vecchio quando sono giovane e giovane quando sono vecchio.

Come può non esistere un solo momento che mi dia senso,

che giustifichi la mia presenza nel passato e nel presente

e che imponga la pace al ruggito guerresco dell’esistere e dell’esserci.

Quando avrò un volto immutabile per tutti gli specchi.

Quando potrò dire questo sono io senza sbagliarmi troppo.

 

Sono giovane, però conosco i segreti della cartografia.

Sono vecchio, ma ho l’agilità per fare a pugni contro me stesso.

Sono ciò che manca prima di essere e ciò che resta dopo l’esistere.

Chi odierò più del palinsesto della mia carne.

Chi avrò come complice nella corruzione del mio spirito.

A chi offrirò le labbra di chi poi mi abiterà in solitudine.

 

***

 

Cuando mueves las manos me enseñas a blandir tulipanes.

Esa dosis de armisticio que propagan tus uñas

es una escuela de cómo domar dromedarios.

Quiero dibujar tus dedos, pero ya están trazados por delfines

o por la lluvia que espolvorea semilla de yuca

sobre el jardín salvaje de un llanto incomprendido.

 

Cuando mueves las manos combates el hambre

y te reconozco en tu postura de ninja durmiente,

de húsar que ofrece su espada a un sintecho.

Eres una valkiria que toca una tuba oxidada

en la terraza de un sórdido rascacielos.

Aunque alimentan, nadie sabe entender tus yemas todavía.

 

Cuando mueves las manos entran en ritmo

las sonrisas de toda una ciudad en donde importan.

Tienes algo indescriptible en los nudillos,

algo así como bongos olvidados en la jungla

pero más profundo: quizá el cuero de una darbuca abisal.

Hay artefactos que no comprendo sin que tú los hagas música.

 

De pronto tus manos no se mueven. Sé que descansas,

que ahora no vas a crear más dulces conflictos

y que después atenderás a los quiromantes.

Mientras, yo vigilo tus guantes y difundo tu sueño.

Cuando no mueves las manos petrificas koalas.

Te esperaré batiendo palmas y forjando anillos.

 

 

Quando muovi le mani mi insegni a brandire tulipani.

Quella dose di armistizio che le tue unghie diffondono

è una lezione su come domare i dromedari.

Voglio disegnare le tue dita, ma sono già tratteggiate dai delfini

o dalla pioggia che spolvera i semi di yucca

sopra il giardino selvaggio di un pianto incompreso.

 

Quando muovi le mani combatti la fame

e ti riconosco nella tua posa di ninja che dorme

di ussaro che offre la sua spada a un senzatetto.

Sei una valchiria che suona una tuba ossidata

sul terrazzo di uno squallido grattacielo.

Anche se sfamano, nessuno sa ancora decifrare i tuoi polpastrelli.

 

Quando muovi le mani trovano un ritmo

i sorrisi di un’intera città in cui i sorrisi sono importanti.

Hai qualcosa di indescrivibile nelle nocche,

qualcosa come dei bonghi dimenticati nella giungla

ma più profondo: forse il cuoio di una darbuca degli abissi.

Ci sono manufatti che non capisco se tu non li rendi musica.

 

Di colpo le tue mani non si muovono più. So che stai riposando,

che adesso non costruirai altri dolci contrasti

e che più tardi ti dedicherai ai chiromanti.

Intanto, io sorveglio i tuoi guanti e spargo il tuo sogno.

Quando non muovi le mani pietrifichi i koala.

Ti aspetterò applaudendo e forgiando anelli.

 

 

Poesie tratte da Manuscrito del hechicero (Valparaíso Ediciones, 2016).

Traduzione di Lorenzo Tomada.

Si ringrazia vivamente Emilia Mirazchiyska per il suo prezioso lavoro di intermdiazione culturale e linguistica.

 

***

Pedro Larrea (1981) è autore di tre raccolte di poesia: La orilla libre / The Free Shore (Ártese, 2013; Nueva York Poetry Press, 2019); La tribu y la llama (Amargord, 2015); e Manuscrito del hechicero / The Wizard’s Manuscript (Valparaíso, 2016; Valparaíso USA, 2017). La sua poesia è stata pubblicata, fra molte altre, anche nella prestigiosa Revista de Occidente. Ha partecipato come ospite a letture in luoghi come la Biblioteca del Congresso a Washington DC, la Biblioteca Pubblica di New York, l’Università di New York, il Museo Storico della Casa Natale di Walt Whitman, il Festival Internazionale di Poesia di Granada, il Festival Internazionale di Poesia Los Confines (Honduras), il Festival Internazionale di Turrialba (Costa Rica), il Festival Internazionale di Poesia del Gimnasio Moderno e dell’Università delle Ande (Bogotá, Colombia) and elsewhere. Come saggista, è autore dello studio Federico García Lorca in Buenos Aires (Renacimiento, 2015). Come traduttore, ha pubblicato l’edizione spagnola del libro di Kevin Young Book of Hours (Libro de horas, Valparaíso, 2018), e la traduzione di A Defence of Poetry di Percy Bysshe Shelley assieme a quella di The Four Ages of Poetry di Thomas Love Peacock (Una defensa de la poesía, Poéticas, 2019). Non partecipa mai a concorsi di poesia. Attualmente è docente presso l’Università di Lynchburg, in Virginia.

***

 

 

 

7 commenti su “Pedro Larrea, Quattro poesie

  1. ninoiacovella
    05/09/2020

    Larrea è un autentico fuoriclasse. Era da tempo che non leggevo testi con immagini così originali e potenti (e coerenti).
    Amore a prima vista.
    La traduzione è di Lorenzo Tomada.
    Promette molto bene (il figlio di Francesco?).

    Grazie
    Nino

    Piace a 1 persona

  2. Sandro Pecchiari
    05/09/2020

    Grande poesia visionaria, potente in lingua originale ma pure la traduzione è encomiabile.

    Piace a 1 persona

  3. Pingback: #291 – Pedro LARREA – Ammirazioni

  4. vengodalmare
    06/09/2020

    Mirabili. È questa la parola, raramente usata, che mi è venuta leggendo le poesie di Larrea. Queste poesie sono Mirabili.

    Piace a 1 persona

  5. ninoiacovella
    06/09/2020

    E questo dettaglio è importante … “Non partecipa mai a concorsi di poesia.”

    Piace a 1 persona

  6. jllopartfolch
    01/11/2020

    Aplausos

    "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 05/09/2020 da in poesia spagnola, scritture, traduzioni con tag , .
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