perìgeion

un atto di poesia

Stefan Hyner, Cuore vince



 

 

di Giusi Drago


Il fallimento del calligrafo

 

Incapace di copiare

la poesia
che tre poiane
scrivono nel cielo nuvoloso.

25/II/07

Non in modo estemporaneo Hyner nomina in Cuore vince il calligrafo e il suo fallire: al contrario, parla a ragion veduta e dall’interno di una concezione della poesia come pratica quotidiana.  L’autore è infatti del tutto “interno” a ciò che afferma in questi versi, e non soltanto perché ha studiato sinologia e storia dell’arte orientale ed esercita l’arte della calligrafia cinese. Sembra volerci dire che la poesia non può isolarsi da ciò che accade, nemmeno da un volo di poiane in cielo, e che tuttavia è destinata a fallire, nel momento in cui voglia farsi calligrafica o mimetica, o forse – interpretazione più paradossale ma non meno plausibile – fallisce sempre e comunque, per statuto, per partito preso.   
L’assunzione di un punto di vista non antropocentrico (o anche semplicemente non eurocentrico), la sperimentazione linguistica e il desiderio di mettere in cortocircuito diverse tradizioni – così come di coniugare la cultura popolare e quella estremamente di nicchia – costituiscono il punto di forza di tale scrittura. Per comprendere meglio la sua poesia potremmo considerarla erede della sperimentazione della beat generation americana (Ferlinghetti, Corso, Kerouac ma anche  Gary Snyder, Philip Whalen, Cid Corman) e delle avanguardie italiane (Adriano Spatola, Nanni Balestrini, Giulia Niccolai e Franco Beltrametti). Un’altra fonte che lo accomuna a Niccolai e Beltrametti è il continuo – e necessario – riferimento alla spiritualità orientale. Ne il Ballo della scimmia uscito nel 2004 per Scheiwiller, il poeta spiega così il titolo: “Affentanz  [Ballo della scimmia] è un esercizio che ho imparato in Cina. Tramandato per iscritto non prima della dinastia T’ang risale probabilmente a una tradizione sciamanico/bibliotecaria, che serviva esclusivamente all’autodifesa, viva presso la corte della Reale Madre d’occidente.
L’Affentanz non s’è mai giovata di grande popolarità nel corso della sua lunga storia; praticata perlopiù da eremiti spiritualmente indisciplinati, era quasi sempre sul punto di estinguersi […]Affentanz è un esercizio quotidiano che si basa sul respiro, in nulla la poesia se ne distingue”.
Questa descrizione della poesia come pratica quotidiana del respiro rivela in che senso Hyner innesti la cultura cinese in quella occidentale. In realtà il suo intento è dissacrare la cultura tedesca, a cui appartiene ma con la quale ha un rapporto controverso e doloroso. Un modo per dissacrarla consiste nell’osservarla da un’alterità assoluta qual è la cultura cinese. In Cuore vince – che raccoglie le poesie scritte da Hyner fra il 2006 e il 2015 – il confronto con il mondo cinese si fa meno dottrinale che nelle raccolte precedenti, più libero e giocoso: sempre di più la Cina rappresenta un punto di vista privilegiato fuori della Germania per osservare e capire il proprio mondo. Rappresenta anche l’autonomia e la duttilità del pensiero che può – con ironia e autoironia – spostarsi fra mondi anche radicalmente diversi fra loro.

Scrive Anna Ruchat che ha curato il libro e tradotto in italiano i testi mai apparsi in volume in Germania: “Si tratta di una sorta di diario non intimo, una meditazione ironica e a tratti brutale ma mai cinica sul mondo occidentale contemporaneo, in particolare tedesco. Con la presenza ormai consustanziale di dadaismo, surrealismo, buddismo zen, della poesia beat e post-beat american, Hyner sembra qui affrancarsi dai maestri.”


La sua posizione nei confronti della Germania è erede del senso di colpa dei tedeschi: da un lato è forte nei tedeschi del secondo dopoguerra la tentazione di non fare i conti con la propria storia, dall’altro è come se tutto ricadesse loro addosso. Hyner è nato nel 1957 a Schwetzinger. Immaginiamo che cosa significhi essere un bambino tedesco nella  Germania  degli anni ‘50 o ‘60. Significa crescere in un paesaggio luttuoso in cui – come ricorda Achternbusch nel romanzo L’ora della morte – “a noi nell’infanzia venivano rovesciati carri di bambini ebrei morti sui banchi di scuola”.
Il tema del nazismo e della rabbia nei confronti del proprio essere tedesco attraversa la poesia di Hyner e si esprime in modo esemplare in una poesia molto famosa e antologizzata in Germania, intitolata Lingua prediletta /Pozza megalitica in cui il poeta parla del suo rapporto con la lingua tedesca.

Sono morto in quei giorni milioni di volte
fucilato, impiccato, gassato, calpestato,
tutte le variazioni di questa
specialità dell’Homo SS
& e adesso mi vuoi interessare
alla lingua tedesca, caro Walter
Jens, alla retorica da palasport, a quella lingua
che premurosamente ha preso congedo da tutti gli orrori,
per una SOLUZIONE FINALE di               civile dabbenaggine.
        La mia lingua, Walter, è il terreno
sul quale cammino, è cielo & terra, animali &
piante,
        è fatta di respiro e non
di pensieri, cambia
come tutto il resto.
       La mia lingua, Walter, è un dinosauro
sul punto di estinguersi, ma non ingabbiato
o addirittura    sepolto vivo nei circoli
accademici
        La mia lingua è il mio originario
parlare, più del significato delle parole è nuova
giorno per giorno.    Non manca molto, Walter
& i genitori racconteranno dei poeti ai loro bambini
        come delle tigri dai denti a sciabola, ben che
vada mentre lo faranno correrà loro
un brivido lungo la schiena
12/III/2000

Nel sottolineare la preistoricità del poeta e della lingua stessa, Hyner dichiara di sentirsi  come una razza in via di estinzione proprio per via della lingua irrigidita che ha ereditato, a fronte di una lingua-respiro capace di rinnovarsi ogni giorno. Sottolinea ancora una volta che la cultura occidentale in generale, e quella tedesca in particolare, tende ad avvitarsi alla propria storia diventando sterile e rigida.
Qual è una possibile via d’uscita? Per sciogliere l’irrigidimento occorre praticare la poesia come fosse il cibo quotidiano, qualcosa che passa attraverso il vivere. Hyner conduce un’esistenza molto frugale e semplice, potremmo dire taoista: lavora come falegname, fa i Ching, dipinge, scrive in cinese. Ha insomma fatto sua una definizione di poesia contenuta in Un altro terremoto di Franco Beltrametti:

34. la poesia
(visto che me l’hai chiesto)
è una specie
di filosofia d’azione
cioè
telegrammatica
20/7/70

 Leggendo Cuore vince è evidente che l’autore ha vissuto  quel mutamento antropologico che incise sulle esistenze di chi crebbe negli anni ‘70 in Occidente, quando per un breve tempo l’utopia divenne realtà in alcune “istituzioni”. Significativa in tal senso è una poesia in cui si mescolano felicemente l’uscita fantastica dal reale e una sorta di parodia della poesia civile: in essa Hyner ci presenta una  super-eroina pronta a “far piazza pulita” nel quartiere delle banche, dopo aver dato al lettore il seguente monito: “Non permettere che la realtà s’intrometta / in una buona storia”.

Biografia:
Stefan Hyner è nato nel 1957 all’ombra della moschea di Schwetzingen, nel giardino del castello. Dopo un apprendistato di falegname ha studiato sinologia e storia dell’asia orientale, in seguito, tra il 1981 e il 1989 ha viaggiato molto in Asia orientale e nelle Americhe.
Ha pubblicato, con Helmut Salzinger, la prima documentazione sul poeta Rainer Maria Gerhard (1927-54), tutte le poesie (in inglese) di Jaime de Angulo nonché diverse opere del poeta ticinese Franco Beltrametti. Traduttore dal cinese, dall’inglese e dall’italiano, Hyner ha pubblicato suoi libri in queste e in alcune altre lingue. Dalla fine dello scorso millennio vive a Rohrhof, un paesino sulle rive del Reno da dove può vedere Heidelberg.
In italiano è apparsa nel 2004 per le edizioni Scheiwiller la sua raccolta Il ballo della scimmia.


Poesie


E la luna mangia tutti i nostri sogni
per poter
crescere
2/II/06

Und der Mond ißt unsere Träume auf
damit er
wachsen kann
2/II/06


***

Notizie dal villaggio globale


Gli aborigeni dispersi di notte si raccontano
che il capitalismo sta lì accanto a loro
da qualche parte nella sterpaglia
ferito cosa che lo rende
tanto più pericoloso, mentre
i droni preparano
paesaggi demonocratici
per la fanteria armata, che
– imbottita di anfetamine –
ci dà dentro in tutti i continenti:
Bagdad,
dove una volta di più
i GI americani
arrostiscono i loro hot dog al fuoco
di antiche opere d’arte.
24-27/II/06

Chronik des Globalen Dorfs


Die verstreuten Ureinwohner erzählen sich bei Nacht
der Kapitalismus läge angeschossen
irgendwo im Dickicht was ihn nur
umso gefährlicher macht, während
Drohnen dämonkratische
Landschaften bereiten
für’s bewaffnete Fußvolk, das
–mit Amphetaminen vollgepumpt–
es auf allen Kontinenten krachen läßt:
Bagdad,
wo einmal mehr
amerikanische GIs
ihre Hot Dogs im Feuer
antiker Kunstwerke braten.
24-27/II/06

***


Martedì,
lavoro nella chiesa protestante del villaggio


Mentre riparo i pannelli di legno alla parete, Gesù si riposa
sul tavolo da pingpong. Mastro e garzone
il loro rapporto rovinato dal profitto.

Lasciamo perdere l’anima per ora, ma chi
vorrebbe mai mettersi in tasca il mondo?
10/IX/06

Dienstag,
Arbeit in der Protestantischen Kirche am Ort


Während ich die Täfelung repariere, ruht sich Jesus
auf dem Pingpongtisch aus. Meister und Geselle
ihre Beziehung vom Profit ruiniert.

Die Seele mal außer Acht gelassen, aber wer
will schon die Welt gewinnen?
10/IX/06


***


Impariamo il sapere innato
incontrando il sapere innato


Togliersi semplicemente di mezzo
ritirarsi, non solo
adeguarsi tranquilli al tempo che scorre
ma lasciarsi passare davanti
tutto il macchinario

Però non tutti coloro che per una vita
lucidano mattoni
si ritrovano alla fine con uno specchio.
6/XII/08


Wir lernen angeborenes Wissen
indem wir angeborenem Wissen begegnen


Einfach wegtreten
sich zurückziehen, nicht nur
den lieben Gott einen guten Mann sein
sondern die ganze Maschinerie
vorbeirollen lassen


Doch nicht jeder der sein Leben lang
Backsteine poliert
hat am Ende einen Spiegel.
6/XII/08

***

I ricordi
pendono come le pere nel lago, ma
io non sono un Hölderlin né più un nobile Walter
Benjamin e neppure provengo da Pascoli
qualunque.

Sull’orlo dell’abisso però
lo spavento va perso, la paura
si corica accanto al coraggio e di colpo
l’aria è piena di canti.
Si sentono i richiami!
5/X/11

Die Erinnerungen
hängen wie Birnen in den See, doch
bin ich kein Hölderlin noch holder ein Walter
Benjamin oder von irgendeiner
Vogelweide.

Am Abgrund aber
geht der Schrecken verloren, die Angst
bettet sich neben den Mut und plötzlich
ist die Luft von Liedern erfüllt.
Man hört die Signale!
5/X/11

***

Non permettere che la realtà s’intrometta
in una buona storia


“Era armata fino ai denti, spada, ascia
freccia e arco, un coltello, tutto quel che vuoi, aveva l’aspetto
di un personaggio appena uscito da una saga islandese
e adesso si stava avvicinando al centro della città
al quartiere delle banche, pronta a far piazza pulita.
Era invulnerabile, completamente protetta
da ciò che non è, amante della materia
oscura, qualunque cosa toccasse tornava direttamente
all’inizio dell’universo,
al senza nome. Il suo seno nudo emanava una luce
fiammeggiante a cui niente
poteva resistere, era come l’evoluzione capovolta.
E il suo culo, accidenti,
il suo culo era semplicemente fantastico.”


„Oh santo cielo“ disse l’autista dell’autobus
quando presi posto dietro di lui, „ancora tu!“
16/X/11


Laß die Realität sich nicht einer Guten Geschichte
in den Weg stellen


„Sie war bis an die Zähne bewaffnet, Schwert, Axt,
Pfeil un’ Bogen, ein Messer, was du willst, sie sah aus
als wär’ sie gerade einer isländischen Saga entschlüpft
und nun war sie auf dem Weg ins Stadtzentrum,
ins Bankenviertel, bereit mit allem aufzuräumen.
Sie war unverwundbar, vollkommen geschützt
durch das was nicht ist, Geliebte der Dunkeln
Materie, was auch immer sie berührte kehrte geradewegs
an den Anfang des Universums zurück,
dem Namenlosen. Ihre nackten Brüste verströmten
ein flammendes Licht dem nichts widerstehen
konnte, es war wie die umgekehrte Evolution. Und
ihr Arsch, Mann, ihr Arsch war einfach großartig.“


„Um Himmels Willen,“ sagte der Busfahrer
als ich hinter ihm Platz nahm, „nicht du schon wieder!“
16/X/11





 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 16/10/2020 da in poesia, poesia tedesca, traduzioni con tag , , , .
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