perìgeion

un atto di poesia

Roberto R. Corsi o del prestigio di un gioco poetico

Coraggio, irriverenza, soavità, malinconia: questi i quattro ingredienti che informano La perdita e il perdono, l’ultima raccolta di Roberto R. Corsi, pubblicata per i tipi di Pietre Vive Editore (Locorotondo (BA), 2020, p. 60).

Se la perdita e il perdono costituiscono gli esiti terminali dell’incontro, che il titolo condensa in un dittico, lo sviluppo del volume ne traccia una traiettoria più ampia, che trascende la mobilità delle relazioni e diviene punto d’approdo di una condizione di saggezza e lungimiranza. Come ben recita la poesia iniziale:

JEUX DE VAGUES (2019)

Accetta un consiglio: vai in spiaggia

fuori stagione, un pomeriggio di mare mosso.

Avrai in mente, mentre giungi, il classico distendersi

dell’onda, come lingua; il suo morire,

quel placato lasciarsi assorbire

dalla battigia.

È questo il diagramma della vita, per i più.

Ma, se farai attenzione, ti sorprenderai

a fissare altre onde, affluenti,

deboli per scavare un canale di risacca

e trovar pace; ugualmente chiamate

all’indietro, a scontrarsi e sfilare di lato

alla normalità delle novelle che accorrono.

Un gioco, solo un grumo di attimi,

zampilli e schianti.

L’esistenza: l’offesa.

Al mondo, distratto come te poco fa, resterà

il passo trionfante delle frangenti; nulla

del vano bramare agnizione, eufonia

con ciò che, onnipotente in giovinezza,

già mi scavalca.

Il libro è strutturato in tre sezioni, di cui quella che dà titolo al volume a sua volta suddivisa in cinque stanze, e alcune poesie riportano una data in calce a testimoniare un ordinamento temporale e l’intenzione dell’autore di rappresentare nella sua scrittura una forma quasi diaristica, senza avere del diario l’accenno intimo o il tono confessorio. Al contrario: se è vero che in qualche modo la scrittura esprime (e a volte rivela più di quanto si vorrebbe) chi la scrive, ebbene la pagina poetica di Corsi è un caleidoscopico attraversamento di esperienze; la scrittura – a suo modo esercizio di misura – non riesce a contenere l’esuberanza, l’élan vital, l’eclettismo dell’autore che così tracimano sempre in ironia, autoironia, motteggio, verve affabulatoria, in una affastellante concrezione. Ma sempre, sia detto anche questo, esprimendo nella scrittura sapienza stilistica e linguistica certamente rare. Nelle sue pagine si incontrano cultura classica e cultura musicale, ma anche calcio e cronaca quotidiana, in una fitta rete intertestuale (il non breve elenco di “credits” a fine volume lo conferma). Roberto R. Corsi sembra essere una sorta di free styler della poesia.

Incontro, abbiamo detto. La poesia e l’amore – temi prìncipi della raccolta (ma certamente non unici) – tali sono (almeno questo è quello che nel nostro intimo auspichiamo) nella misura in cui agiscono e creano comunicazione, relazione, incontro. E invece, nel corso delle pagine de La perdita e il perdono, risalta come entrambi (la poesia, e il mondo che vi sciama attorno, e l’amore, assieme al desiderio) siano sfiorati e sfuggiti, persi e rimandati, avvicinati e negati. Ma Corsi non recrimina, né di sé patisce o di arcadie vagheggia, e nemmeno stride alti lai contro olimpi e accademie, piuttosto manifesta la presa d’atto, con dissimulata amarezza, di un processo di ricusazione, o meglio ancora di incomunicabilità, venendo a mancare nelle interazioni quotidiane reciprocità ed equilibrio. A volte accettare una condizione (un esito) può sembrare allo stesso tempo una rinuncia e una resa. Ma per paradosso, libero l’autore dal vincolo della corrispondenza, è proprio grazie ad esse che la poesia tutta diventa un inno spumeggiante alla libertà espressiva, di forte impatto, di grande coraggio e irriverenza.

Non c’è scimmiottamento alcuno, l’autore non assume una posa, non prende toni pontificanti o da reprimenda, ma anzi i suoi versi, le poesie tutte sono rese con grande soavità. E questa soavità è una caratteristica fondante della scrittura di Corsi, un insieme di dolcezza e di delicatezza. Dove l’autore potrebbe graffiare, punge; dove potrebbe ferire, stuzzica; dove potrebbe anche attaccare e aggredire, svaria. E guarda oltre, e altrove. E facendolo, apre a se stesso e al lettore un orizzonte ampio e lungo (bellissima e appropriata la foto di copertina, con tanto di bandiere gialla e rossa di allerta/pericolo e un barchino che sembra minuscolo nella vastità del mare) che oltrepassa la minima vicenda privata e diviene tema esistenziale. Di pagina in pagina si avverte anche un senso forte di indulgenza nei confronti dei “fatti della vita” di cui l’autore verseggia e di cui è stato protagonista, e – viene da dire – anche “vittima”. Una indulgenza che rimanda quindi pienamente al perdono, il quale perdono sembra essere rivolto più all’autore stesso che agli altri, in una specie di autoindulgenza. In essa traspare un elemento di forza e di coraggio, perché nella successione delle poesie Corsi non si risparmia, non si nasconde, come si usa dire oggi “ci mette la faccia”. C’è un itinerario lucido (e, insieme, ludico), coerente, articolato: Corsi è l’ideatore, il creatore, il progettista e il maestro costruttore di un’opera poetica, antiletteraria e antilirica, completa e conchiusa dall’alfa all’omega, di esemplare coesione e circolarità.

Apparentemente diseguali e distanti, molte poesie sono occasionate da un incontro (e tra gli incontri significanti anche quelli dell’autore con se stesso), così di verso in verso e di incontro in incontro su tutte si deposita – leggera, ma fitta e costante – una lieve malinconia: è vero, con alcune poesie sorridere viene facile, ma quello che alla fine della lettura resta è il senso autentico di una malinconica mancanza, l’impronta di una perdita.

Di molto e di altro potete trovare, leggere e discutere su: https://robertocorsi.wordpress.com/

LUNGIMIRANZA

Ieri una donna con l’Alzheimer è scivolata lungo la sua badante.

In tre l’abbiamo aiutata a issarsi sulle gambe zolfanello. Quando ci siamo allontanati

guardava fisso, tra tutti, proprio me – i suoi occhi erano braccia protese,

dal nulla della parola evocavano strappi d’apprensione.

Credo che avesse fiutato l’olezzo della mia silenziosa caduta.

Stamane siedo in piazza Indipendenza e un nero in bicicletta mi si ferma davanti,

ecco che vuole un euro, penso schifosamente,

invece mi saluta per darmi il benvenuto nell’acquario degli ultimi. Mi battezza

con sorriso spianato: «Tu qui mattina, no lavoro, eh? Auguri, inshàllah».

Batte la calma marimba del suo pugno

dolcemente contro il mio. Poi sfreccia oltre, alle panchine dei filippini

dove ferve una bisca improvvisata, assi scagliati sulla pietra come fulmini.

***

Gran parte dei poeti si rallegra che siamo marginali,

che la poesia non venda e, come una micosi,

asfittica si annidi nelle pieghe di un lavoro

(sul quale presto o tardi verrà sparso econazolo);

mentre invece io ne soffro, lo considero un dramma:

come finire a vivere per strada e bearsi

di non dover lavare il pavimento.

***

Una poesia di Matteo Pelliti

con un’anziana che spinge un carrello della spesa

facente funzione di deambulatore

mi riporta alla teofania di tre vegetali, tre vecchie Grazie fulminate

apparsemi d’improvviso in via Civitali, immobili

sulle loro carrozzine una di fianco all’altra,

testa reclina, globi e mente colati via, le infermiere

spingevano e mentivano allegria declamando le portate del pranzo.

Il blocco navale biomeccanico impotente uniforme si muoveva verso

la mia bici, mi ha lasciato giusto un muto spiraglio

per passare e una gran voglia che si fermasse il cuore –

non il loro: questo, il mio, che ha sete di nulla

e non ne può più del sadismo di dio in ogni cosa.

***

La rotatoria di piazza Taddeo Gaddi nell’ora di punta

disegna l’algoritmo dell’ingaggio sociale

e del tuo carattere; mentre – in entrata, umile – ti lagni

perché nessuno rallenta e ti agevola, per poi,

conquistato il diritto di precedenza, strombazzare

l’altero altolà quasi urtando i giostranti,

negare il centimetro a chi e com’eri tu pochi attimi fa.

***

FLAT TAX KICKS ASS

In un quartiere di San Francisco le telecamere hanno ripreso un benestante –

camicia bianca, giacca, ventiquattrore – sferrare pedate a un senza casa, immobile,

sdraiato sul marciapiede. E giusto, ministro, che i ricchi paghino meno tasse,

per poter cosi esprimere la loro innata solidarietà sociale

prendendo a calci i poveri con tomaie più morbide e pregiate.

8 giugno

***

A SE ÎNDRĂGOSTI

Nella tua lingua,

«innamorarsi» fa pensare a un fantasy,

a un viluppo di draghi nell’arengo sessuale agostano.

o anche a un’aragosta,

che e un po’ come ami tu, come sei fatta.

Strappa via il guscio, deponi l’armatura:

avrai la sicurezza

che non posso bollirti (ma neppure servirti).

3 gennaio 2020

***

YOU’LL NEVER BITE ALONE

Su un tema di Barbara Pumhösel

Posso giurarlo: mentre, a Wolverhampton, Mo Salah

quasi prendeva il volo, fermando il tempo, saltando

un giocatore sullo scatto, altri due con le finte di tiro

e non segnando giusto per il tuffo disperato

del centrale avversario, l’ennesima zanzara, anziché tormentarmi come al solito,

si è posata docilmente sullo schermo del tablet,

innamorata del profumo del dribbling. È morta lì,

per schiacciamento, praticamente sugli spalti. Non ho potuto, per ovvi motivi,

serbarla sul posto a perenne memoria. Un bel morir?

Non credo, però tanto simile al nostro: alla mercé

di qualche demiurgo infastidito, con brevi licenze per fruizione spettacoli

e la puntura – furiosa, giocosa – di qualche bestemmia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: