perìgeion

un atto di poesia

Matteo Rusconi, inediti

 

 

 

Senza Titolo 43

 

 

Lo sappiamo entrambi

che l’essenza del viaggio sta nel primo passo,

staccarsi dal nido, oscillare sul dirupo.

Lo vediamo bene

il nostro stare sospesi in alto

mentre il treno di sotto taglia la campagna

e ricuce luoghi con una linea retta, una sigaretta

che si assottiglia nella sala d’attesa,

il circuito della lancetta.

Solo chi sta al nostro fianco

sa che dall’ala di qualunque aereo

tutti i balconi di Lisbona sono uguali

e non c’è rampicante che tenga

nemmeno un vestito fiorito steso al tepore,

un fremito un battito un lirico alito

che stringa la distanza.

Ma dammi ancora la mano ora che precipitiamo

su poli commerciali pressati di negozi

su file di cartelloni con scritto saldi

e sulle offerte take away di cibo giapponese.

Prendimi entrambe le mani, ti prego

prendi la cloche di comando,

voglio tappare ciascuno dei tuoi singhiozzi

frattanto che scendiamo giù negli inferi

imprecando contro una qualsiasi divinità uccello

per trovarci un mantello di piume mai usato.

 

***

 

LE CENTO CITTÀ

 

 

Il mare non bagna i tuoi piedi

li lambisce, si insinua

tra le loro pieghe, sotto pelle.

Le nuvole e le stelle non ti guardano le spalle,

restano distratte

da un jet che passa

dal blues in un locale in cui si suona

da una busta di plastica bianca

in un angolo, lasciata sola.

I gatti non si strusciano sulle tue caviglie

si inseguono tra i bidoni fuori dai ristoranti

e mi dici che sono falsi

e si lasciano accarezzare solo per riempirti di peli.

È la città che mi esplode nello sterno

con il suo cemento liquido

a guardarti e toccarti

a lambirti e spettinarti,

è una città

con il deserto di Gobi e i parchi di Londra

con le sete di Damasco e le nubi dell’isola di Terranova

e con tutti i sali e scendi di San Francisco.

Il mare non bagna i tuoi piedi

li lambisce, si insinua

tra le loro pieghe, sotto pelle.

Le nuvole e le stelle non ti guardano le spalle,

restano distratte.

Ma sui muri di questa metropoli

ci sono occhi e orecchie, bocche e marmi

ci sono le mie mani che scrivono

che sei città dentro la mia città,

che sei città fatta di altre cento città.

Ogni senso ha come direzione il tuo centro

quando distratto

mi perdo con incedere lento, incerto

tra mostre di manichini spenti e portici dormienti

prima di salire sul quattordici, a mezzanotte.

 

 

***

 

CERCA IL MIO CORPO

 

 

Cerca il mio corpo tra la carta

appallottolata, in fondo al cestino

tra indizi di scrittura

e le pagine di un giornale.

Oggi sono un giro di danza

sul guado della punteggiatura,

un flusso di coscienza

legato a fili di inchiostro, un mostro

di bellezza e natura.

Cercami ora

che sono un punto nero e cauto

e volo e mi specchio e spiego

che dietro l’anima liscia

vi è un calarsi nella tempesta,

retrocedere nel cuneo,

essere primordiale.

Cerca il mio corpo sulla carta,

lì il mio passo non pesa, si fa tenue

come zucchero a velo

come disegno

su una spiaggia di bicarbonato.

 

 

***

 

INVITO ALLA POESIA

 

 

Le orchidee stanno ferme a morire

mentre un convoglio merci tira dritto per la pianura

e il postino consegna le ultime lettere.

 

La pazienza del sole

ha portato frutti carichi di succhi

è tempo di vendemmia – anche di parole.

 

I ricordi fanno gara a non sbiadire lenti

sulla pelle, di nuovo

un certo tepore – è la tua mano

che mi viene a cogliere.

 

Mi dici di entrare.

La tenda antimosche svolazza

porta sentimento di spazio e libertà

e sa bene

che tra poco lascerà il posto alle persiane chiuse,

all’intonaco e alle ombre cinesi.

 

Dovremmo ritornare primitivi – aggiungi

stupirci davanti ai sortilegi

dei camini accesi. Io lì già ti vedo:

il tuo profilo disteso al fuoco

il riflesso giallo e rosso a farti da contorno.

È un invito alla poesia.

 

 

***

 

Senza titolo 60

 

 

C’è chi cerca la libertà

al bancone di un bar

davanti a birra e noccioline.

C’è chi trova la felicità

in un pompino fatto sotto casa

dalle labbra di una bella nigeriana.

C’è chi incontra la città

alle cinque e trenta del mattino

appena prima dell’alba

appena prima di finire il turno.

C’è chi ha la responsabilità

di dire sempre il vero

e chi ha imparato a proprie spese

che le ombre non sanno mentire mai.

C’è chi crea la sua realtà

nel cartone di una scatola digitale

convinto che sia tutto chiaro

certo degli angeli in paradiso.

C’è chi spegne sigarette

e chi accende un lume

chi se ne va lontano a sputare

invece di rimanere e ingoiare.

C’è chi butta tutto questo

tra le cosce aperte di una poesia

e spenta la luce ci fa l’amore

e poi aspetta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3 commenti su “Matteo Rusconi, inediti

  1. poetella
    01/12/2020

    Molto apprezzate. Tutte.

    "Mi piace"

  2. Pingback: Matteo Rusconi, inediti — perìgeion – Parole & Carriole

  3. almerighi
    02/12/2020

    lieto per questo spazio allo spessore della tua poesia

    Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 01/12/2020 da in Senza categoria.
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