perìgeion

un atto di poesia

Il punto di vista della cassiera, di Luisa Pianzola

 

 

 

Registrare indifferenti, soffrire con

 

di Piera Mattei

Seguo la poesia di Luisa Pianzola da molti anni, forse già dalle prime pubblicazioni, e ho più volte avuto modo di dimostrare il mio apprezzamento per una voce dove originalità ed eleganza si coniugano con un’alta cifra intellettuale, in un’espressione nondimeno di grande autenticità.

Sorvegliata critica della sua stessa poesia, Luisa Pianzola, nella nota finale al libro, parla di soggettività del racconto. Sono infatti, queste, poesie che hanno a che fare con una narrazione. E il soggetto narrante potrebbe essere un testimone non intenzionale perché inchiodato al suo luogo d’osservazione – una cassiera appunto – che vede sfilare davanti personaggi ed eventi. Da lì, dalla sua postazione – condanna, privilegio? – non può muoversi, anche se alcuni eventi, alcune situazioni le bruciano la pelle, o sono “un inutile tormento dell’occhio”. Impotente a intervenire, obbligata ad assistere, controllare il prezzo. Della violenza cieca del terrorismo, della fragilità psichica, del disamore? L’indifferenza sarebbe la divisa che le compete. Fuor di metafora, eccola, nei ritratti che dà Luisa della giovane donna alla cassa, quasi una dea nel suo sorridente distacco, in una sua esposizione neutrale, che esibisce come segnali naturali unghie laccate e profumo dozzinale: “Lei è potente in ogni istante/ perché niente può ferirla”.

Olimpica indifferenza: un espediente per non soccombere. Eppure, fuori dalla routine alla quale fa riferimento quel mestiere, tornando ad osservare attraverso l’occhiale metaforico, ci sono certamente cose delle quali sarebbe bello saziarsi. Ma quali? Il desiderio pensa di averle individuate, tuttavia la soddisfazione tarda ad arrivare, e si finisce per non averne più memoria:

”Il tempo è un servo silenzioso

che consegna la comanda con lentezza

ma al punto di arrivare svolta all’improvviso

 e tu non sai più di che ti piaceva saziarti”.

Il punto di vista non può essere tuttavia solo quello della serena indifferenza. Ci sono fatti, ricordi di eventi, che lacerano la maschera ed espongono a una compassione che è, nel senso etimologico, un soffrire insieme, un sentirsi vittima con. Così alla giovane vita travolta dal disamore materno, Loris Stival, è dedicata l’intera silloge ”Piano sequenza”, due altre poesie a Romain Dehaese, studente francese talentuoso che, stabilitosi a Tortona, la città dove vive anche Luisa, ha voluto poi scomparire. Perdere la memoria di questi fatti è impossibile perché, scrive l’autrice sottolineando il suo pensiero con quel dicevo di forza oratoria:

“scrivere dicevo non è nulla al cospetto/ di questo ragazzo dai denti bellissimi/ e la mente adombrata”.

Quindi, a ben vedere, non è l’indifferenza quanto il dolore a prevalere. Ciò risulta molto chiaro nell’ultima sezione del libro, che già nel titolo si espone in maniera del tutto esplicita: “Lo scotennato non è più sé”. Qui all’arido vero è tolta la maschera: “Nasciamo salme/ prendiamo appuntamenti e non li manchiamo. /Dormiremo a lungo, da poppanti.”

In questa sezione compaiono due delle poesie più belle della raccolta, che nascono da un’atmosfera onirica. La prima “Ero l’ultima in vita” dice, con l’immagine del colletto bianco del grembiule di scuola – come la protagonista si vede agire per la salvezza di tutti i componenti della famiglia – la sproporzione tra i compiti che la vita ci impone e la infantile percezione di sé, nella quale continuiamo a vivere, fissi a quel primo impegno di essere buoni, di essere fedeli. L’altra poesia, nella quale un verso dà il nome alla sezione,  racconta appunto, con parvenza di normalità, di una condizione estrema, vissuta forse in sogno, forse sulla propria pelle, quella dello scotennato: “In realtà appeso al chiodo sto benissimo”. Si è presentato subito alla mia mente il San Bartolomeo del Giudizio Universale di Michelangelo, dove, appesa alla sua pelle, Michelangelo ha voluto ritrarre il proprio volto.

Immagini forti, drammatiche. Melodrammatiche mai. E questa raccolta conferma in pieno il mio giudizio positivo espresso già su varie altre raccolte precedenti.

Un libro intenso, che si presenta nella veste prestigiosa della Gialla Oro di Pordenonelegge, notevole riconoscimento a una voce che si colloca in posizione piuttosto appartata, ma notevolissima nel panorama italiano.

 

Il punto di vista della cassiera, Lietocolle-Pordenonelegge 2020

 

 

 

dalla sezione “Il punto di vista della cassiera”

 

 

Piano sequenza

 

1

L’auto svolta a destra, dietro l’edificio

in costruzione. Procede a velocità moderata

verso il pioppeto vecchio incrociando un camion

della nettezza urbana. Nell’auto scura

pare non ci sia nessuno e invece

una mano che cambia, una nuca piccina.

 

Tutti hanno visto nella città inanimata

il lento procedere nel buio a scalare le marce

uno sfilare teso e raccolto senza futuro

se non un profitto di conoscenza.

 

2

L’auto e il conducente sono amici

filano inosservati e infatti a chi importa

il procedere silenzioso la sequela ordinata

di manovre, la piena regolarità

di un automezzo in funzione,

ritmo anonimo lungo la statale.

 

3

L’auto avanza senza esitazione

poi rallenta all’altezza dell’imbocco Dorio

per l’occasione festiva riaperto al traffico.

Qui la vista si offusca poi si rischiara

questione di un attimo.

 

Sempre nessuno al volante

quasi mai nessuno a fianco del guidatore

ma una manina, una fermezza inusitata.

Piani d’allerta nel pomeriggio.

 

 

dalla sezione “Nel buio mi accogli, desiderata”

 

*

Come siamo felici, oggi

come siamo felici.

Possiamo aspettarci qualcosa di più

di un salvataggio alla deriva,

possediamo un istante

perché qualcuno ce ne ha concesso la paternità.

Qualche istante è un patrimonio che risuona

contro il governo dei pessimisti.

 

 

Romain

 

1

Ti muovi a falcate lungo la via Emilia

– a volte fuggono via i corpi come anche le menti

lontano da un perdono che non arriva.

I bei lineamenti, da Tolosa venuto per imparare

non somiglierai mai a tuo padre

che ti cerca di continuo e si dispera.

 

Ma tu sei un giovane inesperto

a tratti sorridente e senza patria.

 

2

Che poi scrivere, anche dopo aver rinunciato

alle immagini per rincorrere le codine delle parole,

scrivere dicevo non è nulla al cospetto

di questo ragazzo dai denti bellissimi

e la mente adombrata.

 

 

dalla sezione “Lo scotennato non è più sé”

 

 

*

L’ispirazione quotidiana porta a tacere,

una cattedrale muta che si erge da fondamenta

di steli e guglie sottilissime.

Solo così vivo.

I santi mi aiuteranno.

Gli avi, anche quelli – ciarlieri.

Non i miei, certo.

Loro sono buchetti infiniti.

 

*

Ma più del tacere è lo stare fermi, che s’impone.

Numerose salme ballano alla tv

tutte con un loro fascino.

Nasciamo salme

prendiamo appuntamenti e non li manchiamo.

Dormiremo a lungo, da poppanti.

 

*

La mattina frenetica si svolge tra il terzo

e il quarto lenzuolo in un buio

che non so descrivere. Il buio mattutino

è una massa dura e compatta che ti rompi le nocche,

a cercare di scalfirla. Puoi usare picconi da cava

ma niente.

Ti sorride come un sole

tu lì a tentoni, nel buio

lui, niente

tu, sonnambulo

lui, niente.

 

*

Ora che la chiarezza sale, che la pace

aumenta e gli arti si dispongono al cammino

tengo il filo tesissimo e ho sale da spargere

per far bene il lavoro prima che venga il mio turno.

Ho le ali ai piedi per il mio turno.

È tutto più che bello

santo e bello

perché non c’è soggetto, quindi non c’è infelicità.

 

*

Ero l’ultima in vita

salvavo tutti i membri della mia famiglia

con imprese ìmpari.

Un giorno era un incendio

un altro un’alluvione

un altro un ponte che crollava.

Tutto svolto giudiziosamente,

con il colletto bianco del grembiule di scuola.

 

*

Vendevano l’invisibilità in kit,

un algoritmo ci schiacciava il petto tronfio,

finivamo i nostri giorni totalmente mimetizzati

nella grana drenante del manto stradale,

nelle fughe irrisorie dei sampietrini.

 

 

 

 

 

Note

La silloge Piano sequenza è ispirata alla vicenda di Loris Stival, ucciso dalla madre a Santa Croce Camerina il 29 novembre 2014.

La silloge Romain è dedicata a Romain Dehaese, giovane studente di Tolosa, talentuoso ma con problemi psichiatrici, fuggito da Grenoble nel 2016, stabilitosi a Tortona l’anno seguente e di nuovo scomparso nel 2018.

L’ultimo verso di Ora che la chiarezza sale, che la pace rimanda al titolo del libro di Mario Santagostini Felicità senza soggetto, Mondadori 2014.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un commento su “Il punto di vista della cassiera, di Luisa Pianzola

  1. vengodalmare
    06/02/2021

    Piano sequenza davvero formidabile, “a sangue freddo”.
    Le altre altrettanto belle. Grazie.

    "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 01/02/2021 da in Senza categoria.
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