perìgeion

un atto di poesia

Quaderno croato, di Vanni Schiavoni

 

 

 

di Clery Celeste

 

All’inizio di questo piccolo libro mi sono quasi innervosita. “Dove sono le fotografie? Voglio vedere questi luoghi dai nomi magici di cui Vanni Schiavoni scrive nei suoi versi!” Poi ho ringraziato che non ci fosse alcun riferimento grafico, che tutto fosse solo parola e suono. Vanni Schiavoni è stato in grado di trasformare una sorta di quaderno di viaggio in un nucleo di poesie compatte e precise, mai scontate, che fossero alla portata di tutti, senza escludere chi non ha visitato quei luoghi ma anzi facendolo partecipe. Credo che questo sia uno dei risultati del libro: quello di rendere il lettore parte dei luoghi, dove la vista è sostituita dalla parola poetica. Quaderno croato è costituito da dodici poesie, ognuna dedicata a un paesaggio preciso. Pubblicato da Fallone editore 2021 in un piccolo formato, maneggevole e gradevolissimo. Con questi testi possiamo prenderci una vacanza, dove “il primo giorno precipita sempre nello steso punto” e “i laghi cascano nei laghi come fruste sui rami cedevoli/ scorrono in altre acque e piovono così/ eterni/ perfettamente indenni.” Ma il viaggio non è mai un uscire da noi stessi, è un portare dentro a luoghi sconosciuti le nostre tradizioni, il nostro aggrovigliato bagaglio emotivo. Allora le Isole Incoronate sono “come piccoli errori delle onde/ stanno come testuggini ingiallite a rimestare il fondo/ come poeti alla deriva o fanteria senza generali/ un cenno di mendicanti di poco coraggio”. Per cui nemmeno queste isole passano indenni alla vista di Schiavoni, si assumono anche loro la colpa di essere errori delle onde. “Sempre spinti a improvvisare/ condensiamo in strappi la memoria”. E proprio dalla nostra memoria siamo spinti a considerare nel viaggio l’elemento del confronto, tra un noi e un loro: “i morti non sono tra noi/ non in quest’ora del giorno/ quando appaiono lo fanno ai bambini/ come amici immaginari con la loro altezza esatta./ Noi ripensiamo alla nostra infanzia senza massacri/ senza alluvioni o sismi, un gioco o una scommessa era tutto/ (…) Quando smetteremo di essere tentativi?” Si entra in movimento proprio per essere tentati, in ogni partenza risiede un tentativo. I testi di Schiavoni sono attentissimi alla forma, la misura del verso è ben calibrata e chiudere una poesia con una domanda come questa non fa che obbligare il lettore a continuare, se non vogliamo essere solo tentativi dobbiamo continuare a tentare, a essere tentati da tutto. “Ogni cosa come noi viene da altrove:/ le colonne le sfingi le croci/ le banconote nelle tasche, le bifore e il leone”, possiamo non aver visto questi luoghi eppure trovarsi dentro ai versi di Schiavoni è come camminare tra le strade di Sibenik, poiché ogni cosa viene da altrove possiamo scegliere nella nostra mente quale colonna immaginare, quali sfingi sfidare. Si può dire che i testi di Schiavoni abbiano una valenza anche sociale ma senza la pesantezza dell’approccio storico, il tratto è delicato e obliquo, non crea distacco, descrive senza giudicare. “Fiuma la terra di Spalato tutta/ dove in rivoli slavi il disordine si scompone/ e sulle macerie sembra calata una semina nuova/ sembra che il tempo porterà a tumore le cose/ a maturazioni sui tetti le carcasse dei frutti.” E ancora “Non c’è la violenza che speravo/ o qualcosa che chiamiamo per abitudine straniero”, dove nel tentativo quello che si crede si frantuma con la scoperta del nuovo perché “Eppure felici/ ecco come ci crediamo: felici di netto/ in questo plagio impreciso e continuo degli sguardi”. La lingua poetica di Vanni Schiavoni è precisa e sicuramente molto lavorata, si percepisce molto equilibrio nella costruzione del verso e complessivamente di tutte le dodici poesie. Formano un nucleo ben compatto dove ogni testo, come gli organi dentro il corpo, hanno la loro funzione e portano il lettore a sperimentare ciascuno il proprio essere tentativo nel mondo. Un quaderno di viaggio inclusivo e molto denso. I testi vanno letti lentamente, bisogna ritornare dentro alle parole più volte, qualcosa sfugge sempre e sentiamo il ritornare al verso precedente un atto necessario e doveroso. Tornare al gradino precedente per compiere bene il passo, smetteremo mai di essere tentativi? Mi auguro di no.

Fallone editore, 2021

 

 

 

 

LAGHI DI PLITVICE

Il primo giorno precipita sempre nello stesso punto
quella rapida che arriva all’incontro
del fiume bianco col fiume nero
e più ci pensiamo pronti e gli occhi scaltri
più gli aggettivi non bastano allo stupore:
il verde spinge al delirio le pupille
le spinge dentro i torrenti lacrimanti accanto ai piedi
nell’oscurità archeropita degli antri in sequenza
e nelle spelonche verticali scolpite
come da una mano capace di tutto.

Pure da qui sarà passato Giuda
e se non proprio quello dalle labbra ardenti
un Giuda qualunque si sarà perso
in questo reticolato mistero del rimorso.

I laghi cascano nei laghi come fruste sui rami cedevoli
scorrono in altre acque e piovono così
eterni
perfettamente indenni.
 

KORNATI

Ti metti a pretesto con l’aria dimessa dell’isola
roccia a picco senza umanità
e pochi cespugli che non vorrebbero essere lì.
Il vento calmo fa poco rumore:
è in silenzio che allunghiamo il braccio
posiamo le mani oltre il blu colato sull’acqua
che ci pesca distratti a pascolare il tempo che resta.

I morti non sono tra noi
non in quest’ora del giorno
quando appaiono lo fanno ai bambini
come amici immaginari con la loro altezza esatta.
Noi ripensiamo alla nostra infanzia senza massacri
senza alluvioni o sismi, un gioco o una scommessa era tutto
quello che mocciosi avevamo da perdere.

Eppure questi attorno cresciuti dopo il peggio
sono ciò che l’occhio disconosce
ma la memoria della specie conferma.

Quando smettere di essere tentativi?
 

SPLIT

Non spiega molto dei nodi marinari
l’avvicendarsi dei tramonti al largo di Split
quando il sole si piega all’orizzonte tendendosi per le dita
senza dare punti di decisione.

Tutto si specchia come in un contagio
a cominciare dal mio cognome
per finire col tuo profilo, nonostante sia spaesante
la sbilanciata conoscenza dei fatti.

Non c’è la violenza che speravo
o qualcosa che chiamiamo per abitudine straniero.

Eppure felici
ecco come ci crediamo: felici di netto
in questo plagio impreciso e continuo degli sguardi
capaci da qui di provare a richiamare l’umanità intera
all’issarsi di reti e della tradizione
che mi indichi di tanto e ogni volta è niente.

L’aria sul muro di cinta rifrange
i flutti di vita sul lato dei pianti.

 

 

2 commenti su “Quaderno croato, di Vanni Schiavoni

  1. ninoiacovella
    01/03/2021

    Bravissimo Vanni. E che sia bravo come poeta ne sono felice. Per i ricordi di come ci siamo conosciuti a Bologna anni fa alla presentazione del libro di Christian.
    Il primo testo proposto è una perla.
    Grazie
    Nino

    Piace a 1 persona

  2. vengodalmare
    05/03/2021

    e anche l’ultimo. Grazie per lo splendore donato a questo mio primo mattino, dove “il verde spinge al delirio le pupille”.

    "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 01/03/2021 da in ospiti, poesia italiana con tag , , .
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