perìgeion

un atto di poesia

Lunario, di Sebastiano Adernò

 

seb

 

Istruzioni per l’uso

Questo libro nasce da una sfida. Queste poesie sono state scritte in un mese. Perciò Lunario. La sfida è quella tra me e la mia psichiatra la Dottoressa Marrapodi che insiste, dato il brutto periodo che stiamo vivendo dovuto al Covid, e visto che molti pazienti hanno riperso il senno, insiste dicevo nel somministrarmi ulteriori psicofarmaci. All’ultimo colloquio mensile, il 7 gennaio del corrente anno, al suo: “ Ci vogliono più farmaci” io ebbi da controbattere : “Ci vuole più Poesia!”. Ed eccoci qui. Dopo molti anni di silenzio, di non scrittura, di blocco, ecco nato un nuovo lavoro. Scritto perlopiù nelle ultime ore della notte. In quel buio mattutino dell’inverno che si fa rimpiangere il sole che si leva presto nelle belle stagioni. Sono trentuno poesie. Come i giorni del mese. O di un ciclo della Luna.

                                                                                                                                Sebastiano Adernò

 

#1

Dal piano divino a un disegno scarso.
Di pena in pari, e di pari in passo.
Al pianterreno coccolavo un sasso.

#2

La chiave armonica si torce
in quarti di senso non rispettato.

Come sostenere il bacio
di due rupi abitate da lupi.

#3

Suonato
dalla vista più alta
del dispregio,
del mio nome
resta poco più di una parola.

La linea spezzata
dalla fatica di un tempo
di larga ferita.

Un ponte crollato

tra testa e cranio.

#4

Tanto da piangere
che resta? La soma
e due dita di minestra?
Il vagito del latte sversato?
Tu che soffochi nel divano?
O un abaco per il conto di via
da questa disgraziata epidemia?

#5

E allora ti sorprendi
come supera la fortuna
la risposta unica per fame
a due spanne dall’esame

#6

Perché io, tu, lo zio,
una presa di sale,
la messa in sagrestia

siamo vite non conformi
al destino conco
dell’origine del mondo.

#7

Basta osservare i poeti
che passano tra le maglie
rincorrendo quella giusta
la sputa luce.

#8

Ad intervalli
la resa che si fa festa,
pace che pioverà, dicono
strizzando le ortiche
i più lieti di spirito.

#9

Piedi fermi
e vita dai balzi larghi
eppoi pensare
che chiamano sfioritura
chi sbozza la pietra
con niente in mano.

#10

La linea incisa dal sangue
scalcia nella vena più generosa.

Insolito tumulo di ragione
che fuori comprensione
ci si siede sulle ginocchia
per vederne uscire il colore.

#11

La notte sbraita d’amore
in un cuore
tenuto assieme dal suffragio
e la cenere cova
cumuli di ti amo
pronti a ricevere un boato.

#12

Come l’acqua che si trattiene
che sia conca o agio
di un letto per due corpi.

#13

Sembra esserci
e pare vero
guardandoti
che ti divoro piano.

#14

Prima di mettermi in viaggio
ti lascio un bacio sotto la porta.

Perché ogni freddo si smorza
al tocco tiepido della tua bocca.

#15

Sei vita se e quando, adagio
prega ogni centimetro di luce
il perimetro delle tua labbra.

#16

I cuori a cavallo
saltano la cintura del ventre,
e stridono nella pelle
tutta l’eccitazione
tra la luna ed il tamburo
che ne batte il ferro.

#17

Eppoi ti chiedi
di che incanto era fatto il pane
che per anni ci ha saziato?

E per quale assurda magia
ci si incontra ancora
nella morbida ingiustizia
di un indirizzo sbagliato.

Il tempo mano per mano
erano le fila di un ricamo.

#18

Cos’è l’amore?

Vivere al tocco più alto
di una prossimità senza errore.

#19

L’agglomerato cuore
cambia ragione, stato
lascia il buon dove
per chi si apre a incanto.

#20

Io per passo deciso
al prossimo tuo
inghiottirò distanze.

#21

I giorni di novembre
pronte a mordere
salgono dal mare
parole sparpagliate.

Parole come

un tempo di piombo
per pescare a fondo.

#22

Il senso
s’imbarca ai morti,
a come gli tirano il fiato.

#23

E di fronte ad un’altra morte
taci e scacci gli occhi
come il pane che non ha visto il sale.

#24

È il conto che non torna
mentre i morti si arrangiano.

#25

Spregiudicato novembre
collezione d’ossa, a noi
che resta di questa scommessa?

Se non guardarti le spalle
mentre con i guanti
uccidi i morti e sollevi i Santi?

#26

Morti come resto
di una conta della polvere.

Morti per saldarci all’essere.

#27

Su un cavallino con la testa di legno
la morte mi porta i giocattoli.
Io lascio una lucina accesa,
e ne vedo il fiato gelato. Poi mi sveglio
senza mai essermi addormentato.

#28

Per questa lanterna di eterna veglia
si è sempre bambini
in braccio a padri delle meraviglie.

La notte dispone, perdona e sparecchia.

#29

È talmente notte che prendo fiato.

Nel frattempo buio di significato
sento qualcuno che sale le scale
e bussa con forza alla porta
del mio cuore disordinato.

#30

Piove, ora
un carico di rammarico.

Il grigio che calpesta il cielo
controbatte ogni orizzonte.

#31

La contrazione che trattiene
il seme alla terra, è per protezione
simile all’amore dei sentimenti.

Un commento su “Lunario, di Sebastiano Adernò

  1. Antonio Devicienti
    20/05/2021

    Saluto, felice e commosso, questi splendidi testi e auguro a Sebastiano Adernò una continuazione in Poesia capace di inverare proprio quel suo grido di guerra “ci vuole più Poesia!”

    Piace a 2 people

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Questa voce è stata pubblicata il 20/05/2021 da in ospiti, poesia italiana con tag , , .
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