perìgeion

un atto di poesia

Fratello dove sei? di Donatella D’Angelo

 

 

 

Fratello, dove sei?

 

  

di Donatella D’Angelo

Voce potente del panorama poetico siciliano, Sebastiano Patanè-Ferro ci lascia, in silenzio, tra le mura della sua casa che per anni ha ospitato nottate piene di poesia e risate, vino e gioia. Mai la Sicilia è stata così vicina e allo stesso tempo così lontana.

Poeta, anarchico e cittadino del mondo, lascia un enorme vuoto nei cuori di chi ha avuto la fortuna di frequentarlo, di vivere con lui la poesia nella sua forma più sincera, di inclusione e condivisione.
Sebastiano era intenso e viscerale come la sua Sicilia, terra da cui si era allontanato spesso per poi ritornare sempre. Innamorato dell’amore, era sempre pronto ad accogliere e ascoltare, a diffondere i valori in cui credeva fermamente.

Nonostante le difficoltà che lo hanno tormentato tutta la vita, era un vero Maestro – troppo spesso sottovalutato – con una grande capacità di promuovere la parola poetica con un’energia e una determinazione coinvolgente e incoraggiare giovani poeti a perseverare nello scrivere. Un’anima pura, a volte testarda, a disposizione della poesia e delle persone a cui voleva bene.

Accanto a Sebastiano si respirava un senso di intimità e di dialogo, lo stesso che si prova leggendo le sue poesie nelle quali risalta il suo sguardo discreto eppure deciso sul mondo e sui sentimenti.

Con la sua ricerca di una poesia universale che ci accomuni e ci renda fratelli, almeno nella parola, non ha lasciato spazi vuoti, li ha invece riempiti con una straordinaria forza poetica sempre in movimento.

Gli angoli infine hanno aperto gli acuti e hanno ingoiato il loro Poeta, per un’ultima volta. A noi resta la sua scrittura istintiva e ribelle, in bilico tra sacro e profano, pregna di verità e solitudine e i tanti ricordi condivisi che nessuno potrà mai cancellare.

 

 

***

 

[devo tornarci ogni giorno]

 

non ci andavo da tempo ma le ginestre continuavano a crescere uguali

tra le pietre dell’indifferenza lungo le crepe della sciara

risaliamo gli inchiostri fino a trovare parole per poterci dire qualcosa ancora

 

– i capelli, son diversi, bianchi… –

 

ho accostato falsi e veri nei ricoveri della mente quando impazzivo per l’assenza

quando i fumi d’eucalipto s’addensavano dietro le sponde dei ricordi

oppure quando ridevo e ridevo dei surrealismi naif sbocciati dalle mani

 

– anche le spalle, sembrano incurvate… –

 

i girovaghi sorseggiano la vita a mezzi episodi per volta

circondandosi di varchi e muraglie per dare e trattenere

senza contare gli spiccioli che fanno della vita una continua attesa

 

– il sorriso, non c’è più sorriso… –

 

devo tornarci ogni giorno in quella radura dove posso incontrarti padre

e dirti -ma tu lo sai- del vuoto vuoto delle cavità illegittime

degli occhi bucati da un sole sfacciato che non si vuol mettere da parte

 

– e nemmeno voce… –

 

i calendari, come le ginestre, continuano a riempirsi di segni

ed i bambini cresciuti sono già altra miseria sulla strada

mentre una luna di stagno mi segue passo passo

 

 

da: Gli angoli (aprono i loro acuti per ingoiarci), Smasher Edizioni, 2013

 

*

 

# 9 dell’assenza

 

è che non tornano le verità dell’attimo

ma vorrei che le rose promettessero ancora

la loro eternità

che le api danzassero il rito del carrubo

e vorrei un pane da spezzare anche senza sete

affinché le allodole per sempre

continuassero il loro viaggio

 

ma questa vastità di niente

dove ogni cardine si perde

dove non c’è un “dove”

e la miseria pure s’allontana…

in quest’assenza immobile

a viscosità infinita

anche il cielo ha smesso di guardare

 

è che hanno accecato le ali agli angeli…

 

 

da: Gli angoli (aprono i loro acuti per ingoiarci), Smasher Edizioni, 2013

 

*

 

[non ho ali che possano dolermi]

 

si assomma alla cadenza dei passi

questo disordinato battito – ed io poi non cado –

di cera poco vergine e martoriata dalle guglie

io non cado nella trappola degli occhi

che potrebbe essere l’ultima ventata di sorrisi

vorrei che fosse ogni giorno in questo sospeso senso

radura di inebetiti ormoni emersi dagli archivi

 

mi dolgono le ali e le nervature d’aria

lungo i già descritti solchi e scorrere di fluidi

percorro – gel irrisolvibile – a sud del cuore

ormai cariatide a reggere il niente che rimane

d’illusorie visioni nel divenire scarno di frequenze

dei lati che si avvincono a clausura di addenti

che non danno risultato e non ho ali che possano dolermi

 

cos’è allora questo luccichio nel buio e quegl’incisi e gli aghi…

 

 

da: Gli angoli (aprono i loro acuti per ingoiarci), Smasher Edizioni, 2013

 

*

 

Stabat mater

 

cosa ne è stato della meraviglia

che custodiva il giorno dopo, un poi

che certamente sarebbe giunto

con tutte le sorprese chieste a S. Lorenzo

quando bella, questa madre, tratteneva

ogni lacrima nella bocca chiusa

martirio del silenzio, madre mia

sangue senza dolore o rigurgito

 

stanno sciogliendo i tuoi capelli bianchi

e riempiendo gli occhi di sale

– sai, quello scoglio, adesso, è

circondato dal mare –

ogni flusso deviato è una piaga

sul tuo corpo Maria dal vento generato

e mi chiedo che ne sarà dei bimbi

nati nel posto sbagliato

 

tutta la gloria presa

adesso devo chiederla per restituirla

cercarla e anche rubarla dalle mani

di tutti perché la gloria è tua, madre

e non certo dei tuoi assassini

devo togliere quei ferri che t’inchiodano

alla nostra croce e alle nostre ferite

e che si spalanchino pure le bocche

 

della paura, che bruci l’arroganza

del sentirsi padroni ché mille antenne

non valgono un filo d’erba e la speranza cresce

solo sul brillare della spuma d’ogni mattina

ché non può esserci ombra senza corpo

e non c’è piuma d’ala che non valga tutti i metalli

del mondo riscritto a immagine e somiglianza

della malattia che siamo sempre stati

 

ti glorifico, madre e nel tuo nome

cedo la mia carne prostituta alla terra

riprendimi, ti prego, nel tuo ventre

riprendimi nel tuo amore

no, aspetta, madre mia, voglio provarci ancora

 

da: Il pescatore di fiori, Rayuela 2014

 

*

 

# 5

 

“c’erano i bambini senza metriche

dalle corse impazienti

e le braccia basse del carrubo

guardiano di sussurri

 

e c’eri tu…”

 

in quel tempo antico

e picciriddu

 

 

da: Il pescatore di fiori, Rayuela 2014

 

*

 

siamo rimasti soli amica mia

 

siamo rimasti soli amica mia

ottobri senza mostri, urla senza ali

siamo morti amandoci nel buio

nei cunicoli delle separazioni

 

siamo il tu più dentro

il tu di casa mia

del ti fa male fumare così tanto

che trascina sotto le giunture della gonna

 

il verso esatto dietro i bianchi

gli occhi grandi che stanno per gridare

la tendo che copre un niente che solo tu

sollevi come vastità e siamo

 

il sortilegio, la fiamma e la conchiglia

uno spazzare di cieli e l’audacia

di primavere senza tornanti

isole e montagne e io, tutt’intorno

 

confine

 

 

da: Il pescatore di fiori, Rayuela 2014

 

 

 

Sebastiano A. Patanè-Ferro (Catania, 1953-2021), fin da giovanissimo coltiva la passione delle lettere che comincerà a sviluppare con impegno negli anni ’80 quando fonda il centro culturale e d’arte Nuova Arcadia salotto di poesia e sede di numerosi reading.

Presente in diverse riviste ed antologie nazionali ed internazionali del periodo, alla fine degli anni ’80, primi ’90, dopo la separazione dalla moglie, abbandona la scrittura e comincia a viaggiare per il mondo. Quindici anni dopo, tornato in Italia nel 2007, riprende a scrivere con l’intenzione di non smettere più.

Negli anni successivi ha partecipato a numerosi reading e spettacoli teatrali in giro per l’Italia, ha gestito due blog di poesia contemporanea: Le vie poetiche e La casa senza tempo e i suoi blog personali quali La cava della parola e Sciaranera, oltre ad aver fondato e partecipato a vari collettivi poetici tra cui Sicilia.Punto.Poesia.

Sue poesie e pezzi teatrali sono rintracciabili su diversi autorevoli blog tra cui Poetarum Silva, La stanza di Nightingale, LaRosainpiù e Neobar.

Tra le sue raccolte poetiche figurano Luna & dintorni (autoproduzione, 1994), Poesie dell’assenza (Clepsydra Edizioni, 2011), Gli angoli (aprono i loro acuti per ingoiarci), (Smasher Edizioni, 2013), Il pescatore di fiori, (Rayuela, 2014). È presente in diverse antologie tra cui Metamotphosis (Versinvena Edizioni), Fragmenta, No job (Smasher Edizioni), Il cielo di Lampedusa (Rayuela Edizioni) e Kronos (Onirica Edizioni).

2 commenti su “Fratello dove sei? di Donatella D’Angelo

  1. poetella
    01/06/2021

    “il sortilegio, la fiamma e la conchiglia

    uno spazzare di cieli e l’audacia

    di primavere senza tornanti

    isole e montagne e io, tutt’intorno

    confine”

    I poeti non muoiono mai.

    Piace a 1 persona

  2. vengodalmare
    02/06/2021

    Mi dispiace, sento il vuoto della sua potente presenza. Ma le poesie, le sue poesie lo riportano indietro, lo rendono vicino, lui a far “confine” tra i due mondi.

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Questa voce è stata pubblicata il 01/06/2021 da in Senza categoria con tag , , , .
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