perìgeion

un atto di poesia

Gale Acuff: quanto dura l’eternità

Ken Danby, “Verso la collina”, 1967. © Ken Danby, Fair Use
cupid

di Cupido

Gale Acuff dice di scrivere molto («è patologico, temo») ma che «la vera scrittura comincia con la revisione». Confessa di non credere più nel “libro di poesie” ma di voler semplicemente scrivere una buona poesia: «voglio che la prossima sia migliore della precedente. A volte penso di star riscrivendo poesie che ho già scritto. Voglio dire qualcosa nel modo giusto. Mi sforzo di riuscirci; non ci riesco quasi mai. Un tempo pensavo che fosse un limite del mio lavoro, ma ora mi chiedo se non sia io stesso a sabotare ogni nuova poesia per costringermi a scavare più a fondo». Il risultato di questo procedere asintotico è una forma-sonetto spogliata di tutti gli orpelli, definita soltanto dalla brevità e dalla presenza di spirito, in cui lo stesso nucleo tematico è riproposto molte volte con effetto stroboscopico, a chiarire sempre meglio il punto senza mai catturarlo del tutto. «La scrittura ha più a che fare con un processo che con un prodotto – e come potrebbe essere altrimenti? Il successo per me sarebbe la fine».

Il punto, in questa serie, è la scoperta delle contraddizioni logiche della religione da parte di un intelligente ragazzino di dieci anni, alle prese con un’insegnante di catechismo non proprio empatica. Diventato poeta, il ragazzino cresciuto ammette che per lui «la religione… è letteratura fantastica, né più né meno»; «non vedo come in storie simili ci possa essere più realtà che, mettiamo, nei libri di Harry Potter». Per il suo io decenne, tuttavia, «potrebbe non essere ancora così», e in ogni caso «il cosiddetto soprannaturale… è dappertutto, nel bene e nel male». Di qui l’interesse per le questioni dell’aldilà e dell’eternità – questioni che Acuff affronta con immediatezza e con spietata ironia, ma che proprio per questo toccano il lettore (credente o meno) molto più a fondo di quanto farebbe una poesia vagamente “spirituale” o peggio ancora “devota”. Non che quest’ultima non possa essere ben scritta, riconosce in ogni caso Acuff.

Lo stile testimonia l’inesausta ricerca di un’esattezza del dire che l’autore stesso sa essere irraggiungibile. Acuff è virtuosistico nella sua imitazione del parlato (“ho un certo orecchio”, dice), sui due piani sovrapposti del ragazzino che parla con l’insegnante e dell’adulto che riferisce a distanza di anni queste conversazioni a un ipotetico interlocutore. L’espediente di spezzare alcune parole a fine verso è solo un esempio di quanto sia sottile questa procedura, per cui anche una soluzione artificiale (la spezzatura, appunto) diventa rappresentazione realistica (la lingua che si inceppa su una parola “difficile”, come “Here/-after”, “Aldi/-là”, o “be/-yond”, “ol/-tre”).

Ho chiesto al poeta quali siano i suoi riferimenti. «Influenze inevitabili: Wordsworth, certamente. Apprezzo Robert Frost e William Butler Yeats e Emily Dickinson e Walt Whitman e Robert Browning, e Richard Wilbur e Stevie Smith, ma le mie poesie sono influenzate in uguale misura da George Eliot e Iris Murdoch e autori di racconti come Shirley Jackson e Flannery O’Connor e altri. Fra i contemporanei, ecco, mi piace qualsiasi buona poesia – se ne scrive molta (a dispetto di quel che si dice), e non è mai stato così facile leggere opere di autori eccellenti, troppi per poterli nominare. Ma dubito che uno possa scrivere buona poesia se non ha esplorato stili letterari, non solo poetici, di diverse epoche e culture». La preferenza di Acuff va evidentemente a una scrittura di idee, che presti ai concetti della filosofia tutte le potenzialità della lingua creativa. «Se la “letteratura” è più di questo, non saprei proprio dire cosa. Il ritmo è in ogni cosa, dove più e dove meno; i poeti devono saperlo cogliere nelle sue molteplici forme.


One day I won’t be around anymore,

I’ll be dead and in Heaven or Hell and
who knows where else after that, the Here
-after that is, I guess there’s nothing be
-yond it but I’ve been wrong before and I’m
only ten years old–there’s plenty of time
to be wrong then and again but someday
I’ll be all finalized and won’t worry
about the future anymore, it’s be
-hind me now I’ll understand and as for
what waits ahead that will lie within me,
past, present, and future all rolled into
one I guess and I can hardly wait to
be dead even though I don’t want to die
but that’s religion for you. It’s bad good.

Un giorno non ci sarò più,

sarò morto e sarò in Paradiso o all’Inferno e
chissà dove ancora dopo, cioè l’Aldi
-là, immagino non ci sia niente ol
-tre questo ma mi sono già sbagliato e
ho solo dieci anni – c’è un sacco di tempo
per sbagliarsi e risbagliarsi ma un bel giorno
passerò in giudicato e non dovrò più
preoccuparmi del futuro, è alle mie spal
-le adesso mi dirò e per quanto riguarda
quello che mi attende sarà tutto dentro me,
passato, presente e futuro arrotolati in
uno immagino e non vedo l’ora
di esser morto anche se non voglio morire
ma la religione è fatta così. È male bene.

One day I’ll die and where will I be then

I ask my Sunday School teacher but I
should’ve known better, she said I’d go to
Heaven or Hell to spend Eternity
and when I asked how long Eternity
lasts she rolled her eyes and replied What a
question, which wasn’t a question itself
but I gave an answer anyway, It’s
a damn good question, ma’am, and I shouldn’t
curse, it’s a sin, and in Sunday School it’s
damn near heinous but it was after class
so she couldn’t very well throw me out,
instead she threw me out of church, that is
she walked me to the front doors and pointed
to the turnpike. But I know a shortcut.

Un giorno morirò e dove andrò a finire allora

chiedo all’insegnante di catechismo ma
non avrei dovuto, mi ha detto che andrò
in Paradiso o all’Inferno per l’Eternità
e quando ho chiesto quanto dura
l’Eternità ha girato gli occhi e ha risposto Che
domanda, che a sua volta non era una domanda
ma io ho risposto lo stesso, Diobono maestra, è
una buona domanda, e non avrei dovuto
bestemmiare, è peccato, e a catechismo è
ancora peggio, Diobono, ma eravamo oltre l’orario
e non poteva a rigore buttarmi fuori,
invece mi buttò fuori dalla chiesa, ecco
mi accompagnò al portone e mi indicò
la circonvallazione. Ma io so una scorciatoia.

I was all the way to Sunday School today

or almost when I realized that I
forgot my workbook, we had some homework
even though we don’t get graded, or God
marks us somehow, and I always do mine
and draw a picture in the lower right
-hand corner, you can draw anything but
I drew in mine Jesus behind the wheel
of a Ford Ranger, He’s smiling and has
long hair and a beard and mustache kind of
like Willie Nelson’s but I forgot to
draw His hand on the steering wheel and our
Sunday School teacher caught it and brought it
to my attention but I just said He’s
Jesus–He’s driven anyhow. That’s not bad.

Ero arrivato al catechismo oggi

o quasi quando mi sono accorto di
aver dimenticato il quaderno, avevamo dei compiti
anche se non ci danno un voto, oppure è Dio
che in qualche modo ci valuta, e io li faccio sempre
e faccio un disegno in basso a destra nell’ango
-lino, possiamo disegnare qualsiasi cosa
ma io sul mio ho disegnato Gesù al volante
di una Ford Ranger, sorridente e coi
capelli lunghi e la barba e i baffi tipo
Willie Nelson ma mi sono dimenticato di
disegnare la Sua mano sul volante e la nostra
insegnante di catechismo se n’è accorta e me l’ha
fatto notare ma io ho detto semplicemente È
Gesù – è comunque una Guida. Non male davvero.

When you’re dead you’re dead but not at our church

and Sunday School, there you live forever,
that is that that’s what we believe or most
of us do, sometimes I do but some
-times I don’t, the stuff about Heaven and
Hell being real and not just from stories
in the Bible, the New Testament and Old
–it’s pretty incredible that one day
I’ll wake up dead in Heaven if I’m saved
and God Himself will help me to my feet
even if I don’t have any, call it
a miracle I get a new body
and this time wings if I’m washed in the blood
of the Lamb, as messy as that sounds.
In fact, we had lamb for supper last night.

Quando sei morto sei morto ma non da noi in chiesa

e al catechismo, lì vivi per sempre,
questo è quanto questo è quello che crediamo 
tutti o per lo più, talvolta ci credo anch’io e tal
-volta no, la storia che il Paradiso e
l’Inferno sono reali e non soltanto storie
della Bibbia, il Nuovo Testamento e il Vecchio
– è abbastanza incredibile che un giorno
mi sveglierò morto in Paradiso se sarò salvato
e Dio in Persona mi tirerà su in piedi
anche se non avrò piedi, chiamal
omiracolo ma avrò un corpo nuovo
e ali questa volta se sarò lavato nel sangue
dell’Agnello, per quanto suoni sporco.
In realtà, abbiamo mangiato agnello ieri sera.

One day you’re dead and the next day you’re still

dead but not if you’re religious, most of
those folks live forever or say they will
so that dying means living forever
means never dying twice, that’s a neat trick and
and I’d like to try it myself but I’m
only ten years old so I should believe
it, too, in eternal life that is but
I also have to be shown, I need proof
and my Sunday School teacher tells me Gale,
faith is the evidence of things not seen,
that’s what All-Father Odin might say to
his son Thor and it sounds good in comic
books though in real life I’m not so sure but
maybe the Bible is but without pics.

Un giorno sei morto e il giorno dopo sei ancora

morto ma non per chi crede, quelli per lo più
vivono per sempre o dicono che lo faranno
quindi morire significa vivere per sempre
significa non morire due volte, è una furbata e
e vorrei provarci anch’io ma ho
solo dieci anni quindi dovrei crederci
anch’io, nella vita eterna cioè ma
ho anche bisogno di vederlo, mi servono le prove
e la maestra di catechismo mi dice Gale,
la fede è l’evidenza di cose non viste,
questo potrebbe dire il Padre Odino a
suo figlio Thor e suona bene in un albo
a fumetti ma nella vita reale non saprei ma
forse la Bibbia lo è anche se non ha figure.

I don’t want to die and go to Hell but

I might have to and miss out on Heaven
and wholly but my Sunday School teacher
says that when anyone does he or she
goes to Heaven if only to be judged
and if I don’t measure up to God’s high
standards then I’m carried off to Hell to
suffer forever but if I do, do
pass muster, then I get to stay up there
with all the good dead souls and angels and
so on so down here on Earth I’d better
get my act together she says and pray
and read my Bible and cut way, way back
on my sinning, there’s no reason to get
better at it but worse. I’m good at bad.

Non voglio morire e andare all’Inferno ma

potrei doverlo fare e perdermi il Paradiso
e del tutto ma la mia maestra di catechismo
dice che quando capita a qualcuno lui o lei
va in Paradiso se non altro per il giudizio
e se non corrispondo alle alte aspettative
di Dio allora vengo portato all’Inferno a
soffrire per sempre ma se corrispondo, se
passo l’ispezione, allora mi fanno restare su
con tutte le anime buone morte e gli angeli e
così via così qui sulla Terra farei meglio
a darmi una regolata dice e a pregare
e a leggere la Bibbia e a fare molti, molti
meno peccati, non ho motivo di peggiorare
diventando più bravo a peccare. Il male mi riesce bene.

I don’t want to go to Heaven when I

die or to Hell either, or anywhere else,
I want to stay on Earth forever and
if God is God have Him make it happen,
I’ll even pray like Hell that He will and
I stopped praying long ago, I believe
in something bigger than God and I both
but I’m not sure what that is nor what to
call it but I figure that if I knew
its name then I’d know what it is well though
the word is not the thing itself, so can
a word be a thing as well? The Bible
kind of swears so in the beginning but
it’s just stories, sometimes damn good ones,
sometimes cruel and lousy, just like me.

Non voglio andare in Paradiso quando

muoio e neppure all’Inferno, o da un’altra parte,
voglio restare sulla Terra per sempre
e se Dio è davvero Dio deve accontentarmi
pregherò con furia infernale se serve e ho
smesso di pregare da un pezzo, io credo
in qualcosa di più grande sia di Dio che di me stesso
ma non so bene cosa sia e neppure come
chiamarlo ma immagino che se sapessi
il suo nome allora saprei che cos’è benché
la parola non sia la cosa in sé, può dunque
una parola essere una cosa? La Bibbia
giura che è proprio così all’inizio ma
sono solo storie, a volte proprio riuscite
a volte crudeli e schifose, proprio come me.

One day I have to die and I’m afraid

death might come at the wrong time–I want it
to arrive when I need it most, I mean
when I need being alive here even
though folks say that life and death are a part
of something bigger, something larger, than
life, but they don’t have a name for it, they
just smile and sort of shrug and try to change
the subject and I let them, knowing that
one day they’ll be dead or I will and
who’s still alive will miss the one who’s not,
I mean at least if we knew each other
but maybe even if we didn’t so
I guess the question is when I’m dead will
I miss them or better, will I miss me?

Un giorno dovrò morire e ho paura

che la morte arrivi nel momento sbagliato – voglio
che arrivi quando ne ho più bisogno, intendo
quando ho bisogno di essere vivo qui anche
se la gente dice che vita e morte sono parte
di qualcosa di più grande, qualcosa che va oltre, la
vita stessa, ma non hanno un nome da dargli, sanno
solo sorridere e fare spallucce e cambiare
argomento e io lascio fare, sapendo che
un giorno saranno morti o lo sarò io e
chi non è più vivo mancherà a chi lo è ancora,
intendo nel caso in cui ci conoscessimo
ma forse anche senza conoscersi quindi
suppongo la questione sia quando sarò morto
mi mancheranno o meglio, mi mancherò io stesso?

To live forever I have to die first

is the main message I’m getting from church
and Sunday School every week, once I
cut away the crap it’s the Crucifixion
and Christ though not necessarily in
that order but I’m only ten years old,
I probably care more about comics
than I do my immortal soul and I
wish that I could live forever alive
already and no death following to
make Eternity apparent–wouldn’t
it be easier on God Almighty
if He just took death out of it and made
life everlasting last from the get-go?
My teacher says You sure don’t know God, Gale.

Per  vivere per sempre devo prima morire

è il messaggio principale che imparo in chiesa
e al catechismo ogni settimana, tolte
tutte le manfrine è la Crocifissione
e Cristo anche se non per forza in
quest’ordine ma ho solo dieci anni,
direi che mi interessano più i fumetti
della mia anima immortale e
vorrei rimanere per sempre vivo
già così senza morte a seguire per
mostrare che c’è l’Eternità–non sarebbe
più facile per Dio Onnipotente
sbarazzarsi della morte e rendere
la vita eterna dal momento in cui comincia?
La maestra mi dice Non conosci proprio Dio, Gale.

I want to go to Heaven when I die

because if it’s really Heaven I can
sin all I want and never get punished
like I do at ten years old down here on
Earth, to me that’s Paradise, that after
a life of holding back on sinning I
can sin all I want as my reward for
being faithful and doing good, then it’s
on to the Hereafter and as for Hell
maybe there everything sins against you
instead of you it, that seems square to me
and I told my Sunday School teacher so
after class today and she said Oh, Gale,
I’m absolutely mortified, not that
I know what that means but I’m glad she’s glad.

Voglio andare in Paradiso quando muoio

perché se è davvero il Paradiso allora posso
peccare quanto voglio e non essere punito
come mi succede a dieci anni qui sulla
Terra, per me quello è il Paradiso, che dopo
una vita a trattenersi dal peccare io
possa peccare quanto voglio come premio per
aver avuto fede e aver fatto il bravo, e dunque
avanti così per l’Aldilà e quanto all’Inferno
forse lì tutte le cose peccano contro di te
anziché tu contro di loro, mi sembra equo
e l’ho detto alla maestra di catechismo
dopo la lezione oggi e lei ha detto Oh, Gale,
mi metti terribilmente in imbarazzo, non che
sappia cosa vuol dire ma sono felice che sia felice.

Le prime tre poesie della sequenza – One day I won’t be around anymore, One day I’ll die and where will I be then, I was all the way to Sunday School today – sono apparse in inglese su The Antonym.


Gale Acuff

Sono nato ad Atlanta, in Georgia (USA), nel 1956, ma sono cresciuto in quella che era una piccola fattoria nel sobborgo di Marietta.

Da bambino aiutavo spesso mio padre nel nostro grande giardino. Mio padre era preside in una scuola pubblica; mia madre faceva l’insegnante ed era un’autrice raffinata di racconti, poesie e più tardi storie per bambini.

Andavo a piedi a scuola e poi a una nuova chiesa locale, che frequentavamo soprattutto perché era vicina e perché vivevamo in quella che allora era campagna. Ho saltato l’ultimo anno di superiori per seguire i corsi al nuovo junior college locale, e mi sono poi trasferito all’Università dell’Alabama ad Huntsville, dove mi sono laureato e specializzato. Dopo alcuni corsi post-laurea alle università dell’Oklahoma e del West Virginia, ho frequentato la Texas Tech University, dove ho ottenuto il dottorato in Lingua inglese e scrittura creativa.

Ho insegnato in diverse università negli USA e della Repubblica Popolare Cinese, e ora insegno alla Arab American University in Palestina.

Le mie pubblicazioni sono quasi esclusivamente poesie. Ho pubblicato tre volumi di versi, e i miei lavori, inclusi alcuni brevi pezzi in prosa, sono apparsi in AscentFlorida ReviewCarolina QuarterlyArkansas ReviewSouth Carolina ReviewPoemRoanoke ReviewRoomNorth Dakota QuarterlySouth Dakota ReviewWeberPoet LoreWar, Literature & the ArtsJournal of Black Mountain College Studies e molti altri. Le mie poesie sono state pubblicate in oltre una dozzina di paesi, fra cui Canada, India, Giappone, Malesia, Sudafrica e Regno Unito.

2 commenti su “Gale Acuff: quanto dura l’eternità

  1. poetella
    01/10/2021

    Tornerò a leggere.
    Molto interessante. Molto molto.

    Piace a 1 persona

  2. vengodalmare
    02/10/2021

    Veramente belle

    Piace a 1 persona

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Questa voce è stata pubblicata il 01/10/2021 da in poesia, poesia americana, traduzioni con tag .
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