perìgeion

un atto di poesia

Iole Toini, inediti

 

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Se un giorno sono stata un albero allora ha senso questo tremare

che sale dalle braccia ogni volta che dalla finestra entra il sole

e mi fa viva di un qualsiasi luogo

fino a poco prima spodestato dalla luce.

 

Ha senso tremare dai piedi fino in bocca

dove vorrebbero nascere parole

capaci di levarsi come l’erba dopo che il vento l’ha piegata

e dire grazie

di questo moto che mi rovescia e schianta

 

anche quando il fiore più piccolo – che sembra aspettare proprio me –

col suo dire silenzioso dichiara che non vi sono dubbi

e basta crederci; persino se mi sento persa

e non trovo posto, e ho una gran paura.

 

Se anche io ho avuto radici, anche io ho viaggiato senza camminare

e davanti alla soglia di una casa ho attecchito senza far rumore

e ho lavorato un orto e dato frutti

e senza toccare altro che l’aria, ho amato.

 

Così entro nel bosco come fosse la mia casa

e l’albero che sono stata saluta tutti gli alberi

che mi levano all’azzurro semplice del sì –

nella traccia di una galassia muta,

un mistero che mi lavora in corpo come fossi terra

 

e se non basta pensarlo può bastare crederlo

che alberi e nuvole e vento

non sono solo alberi e nuvole e vento.

 

*

 

Un Oh basterebbe

 

Dopo la prima curva, all’ingresso del sentiero, punture gialle di fiori mi svegliano.

Il becco della terra si schiude. Ciuffi di erba guizzano come pesci intorno ai sassi. I sassi zigzagano fra cespugli di pino mugo e rododendri. I piedi sono cavalieri in groppa al verde.

In alto, gruppi di gracchi – indocili come tutto in questo luogo – si allungano in vasche d’aria.

Nessuno è solo qui; tutto gorgheggia in un persempreamore.

 

Senza l’ingombro di pensieri ogni cosa è rivelata.

Ma sono i tentacoli di una lumaca che squittiscono da un muretto a secco a esplodere piena la gioia che si infilza in ogni punto visibile e non visibile.

La bocca inghiotte ed è inghiottita – dentro le asole dei larici, nei ronfi dei gufi, nei trisavoli dei ceppi dei pini.

 

È vero quindi, si può toccare Dio e la sua altitudine.

 

Da sopra la testa, i massi più grandi tengono d’occhio ogni cosa con un mirino tanto potente quanto – forse – scarico di miccia.

La fiamma della cima è ancora lontana e io arranco dicendole vuoi essere mia amica?

Qui niente è complesso, tutto fonde in sé e in altro da sé travasa; e la luce e i fili d’erba e me siamo sui bastioni a chiamare, a larghe braccia: avanti!

 

*

 

Batte i suoi denti fioriti, i suoi ciuffi lanceolati, i suoi granchi di luce non sognati.

Sventola bandiere dalla punta di un raponzolo, al rugare di un verme nel tronco.

Possibili sud scodinzolano all’occhio destro. Più in alto il sinistro a tocchetti si impiglia in forre di crochi e genziane. Entrambi si sgolano senza voce cercando quell’o che non sanno.

Schiene di delfini blu e grigi e verdi si tuffano nelle valli invitandoti a seguirli.

Sotto ai piedi zigano discorsi di neve. Non pettegola. Non inventa. Confida a un cespo di erba magra il suo fervore per il sole. Ha senso un così doloroso amore? Il torrente dice sì, dice sì la soldanella e il ragno che sale la corolla; che esiste questo; che gronda rive visibili; che rive lontanissime e vere. Fa ascia. Spelle. Dice e disdice. Che esiste questo nonnome. Ci sgrana, ci sfuma, ci disfa e rifà. Esiste. Non smette di non parlare.

 

*

 

Disfarmi come fronda nella gola di un camoscio. Replicarmi nell’ala di un uccello per farmi picca che si pianta in petto. Cogliere il passo del ciliegio mentre slaccia i fiori e li libera alla solitudine della bellezza.

 

Se tutto fossi di niente, mi leverei oltre il siero della luce a toccare il molto dei volti, l’ordigno che dà fuoco al canto.

 

*

 

 

 

 

 

 

8 commenti su “Iole Toini, inediti

  1. Grazie, Iole, per queste poesie che, fra migliaia e migliaia, hanno il sapore fresco e vero di cosa non è umano – di cosa esiste oltre l’umano ed è immenso. Ed è tutto.

    Piace a 2 people

  2. anna bergna
    25/10/2021

    oh… allora si può toccare l’altitudine
    Da tempo non leggevo poesie tanto belle.
    Pacate come la luce serale, penetranti come una pica nel petto, nostalgiche di qualcosa che , dio mio, sfugge.
    Grande poetessa

    Piace a 2 people

  3. Gianluca Brescia
    25/10/2021

    Ciao! Bello il testo ed anche la foto!

    Piace a 3 people

  4. iole
    26/10/2021

    molto orgogliosa di essere ospitata da Perigeion.
    un ringraziamento particolare a Francesco Tomada.

    Piace a 2 people

  5. francescotomada
    27/10/2021

    Grazie a te, Iole.
    E’ un piacere grande averti qui con queste splendide poesie.

    Francesco

    Piace a 1 persona

  6. ninoiacovella
    27/10/2021

    “Disfarmi come fronda nella gola di un camoscio. Replicarmi nell’ala di un uccello per farmi picca che si pianta in petto. Cogliere il passo del ciliegio mentre slaccia i fiori e li libera alla solitudine della bellezza.

     

    Se tutto fossi di niente, mi leverei oltre il siero della luce a toccare il molto dei volti, l’ordigno che dà fuoco al canto.”

    Chapeau

    Piace a 1 persona

  7. vengodalmare
    27/10/2021

    Bello questo fondersi di natura e poesia, per raggiungere un “oltre” (o è già qui?) ancora oscuro.
    La prima mi ha colpito particolarmente. Complimenti.

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  8. iole
    27/10/2021

    Grazie a tutti 🌷

    "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 25/10/2021 da in Senza categoria con tag , .
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