perìgeion

un atto di poesia

Stefania Bortoli, quattro poesie



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7 novembre 2016


Leonard Cohen è morto

forse nel sonno,

nel mezzo di una notte di novembre,

nella sua casa di Los Angeles.


In questa mattina d’autunno

il messaggero dell’inverno

me lo ha detto.

Aveva una piccola foglia nel becco,

caduta oltre la finestra,

nei giorni del vento che canta…


Mi ha detto:

-troppi amici se ne sono andati.

Quando l’ho visto

i suoi capelli erano grigi

non voleva più invecchiare-.


Sei ritornato

fragile pettirosso con la cravatta rossa

confondendo ricordi

amori,

i nomi sulle nostre labbra.

Galleggiano parole sulla superficie

                                    dello specchio di neve.

E mi arrenderò al diluvio della tua bellezza.

                                  Mi porterai con te nella tua danza?


Il silenzio blu assorbe la vista nell’ora dell’addio.


Da Alfa a Omega

il dono di una voce d’oro

svelerà

l’Oceano nella tempesta,

abissi segreti abbandonati


azzurre sponde e la profondità del mare.


Scoprirà altre isole e una casa sul mare

da ricordare ancora.


I nostri desiderati approdi come sguardi innamorati

baciati dall’infantile riso.


Canterà la rara felicità

                               le lacrime che ringraziano.


Sei un rubino che brilla nel buio,

una mano sul cuore dal peso di piuma…


Al di là del vetro opaco,

                      oltre la finestra,

c’è una ciocca dei tuoi capelli

caduta sulle spalle. Era strappato sulla spalla

il tuo famoso impermeabile blu.


C’è una spalla dove piange ora la Vita.

Vicina alle palpebre

alle ciglia dei tuoi occhi verdi blu

                   finché sei vissuto

                                                     e oltre.


Note:

Con la cravatta rossa: è presa dai versi della poesia (182) Se più non fossi viva

di Emily Dickinson.

Leonard Cohen: e mi arrenderò al diluvio della tua bellezza. Dalla canzone Take this waltz.

La canzone è una libera traduzione della poesia Pequeno Vals Vienès di Federico Garcia Lorca.

Il dono di una voce d’oro: dalla canzone Tower of Song. Sono nato così, non avevo scelta/ sono nato con il dono di una voce d’oro. (Album Tower of Song, 1988).

C’è una ciocca dei tuoi capelli. Il tuo famoso impermeabile blu/ era strappato sulla spalla.

Dalla lettera canzone Famous Blu Raincoat inclusa nell’album Songs of Love and Hate, 1971.


***


La Luce dorata del meriggio

distende l’ombra

che in piedi mi guarda.


Trasparenti ventagli sono le vene,

                       scorrono sulle foglie

ondivaghe del Ginkgo Biloba.


Albero fiero

solitario

sacro fossile vivente

sei sopravvissuto a Hiroshima

sei il custode della morte

e della vita che lentamente

                                    rinasce.


Sei l’angelo del respiro primordiale

che accoglie il sangue

quando fa tremare la terra

e vibrare le arterie con le vene.


All’alba pensi ai giorni furiosi

quando si allontana la notte buia.


Dentro la bianca soglia riposa l’aurora di cenere.


Chi-ù chi-ù

                   pre-dice la civetta di Atena

                                               vede bene le tenebre

e conosce il tramonto dove sorge la luna.

La vedi nascere nella notte nera,

alla luce buia del solo nero

quando rinascono ignoti fili d’erba.


Verso il crepuscolo dà le ali

al silenzioso volo…


E tu,

Ginkgo solitario

sei un messaggero della Speranza

sussurro dell’Estremo Oriente

custodisci i sospiri dei morti

e le preghiere creaturali.


Accogli il buio nulla

                      mentre si rigenera e cresce

tra radici semi gemme

e fiori che si elevano dal suolo

                                verso il cielo blu d’inverno.


Note:

La luce dorata del meriggio è un omaggio al Gingko Biloba, custode del silenzio,

dei pensieri del cuore e dei ricordi, che vive nel “Giardino Alberto Parolini”

di Bassano del Grappa.

“e vibrare le arterie con le vene”: è anche un rimando a Dante, Inferno, Canto I. 87-90.

Vedi la bestia per cu’ io mi volsi:

aiutami da lei, famoso saggio,

c’ella mi fa tremar le vene e i polsi.

Il buio nulla: cfr. Il pellegrino Cherubico di Angelus Silesius

146. Dio è tenebra e luce

Dio è un chiaro baleno ed anche buio

nulla,

che nessuna creatura percepisce con la luce.


***


Poi

dopo la lunga attesa

ho ritrovato le tracce della tua vita terrena.

Ho aspettato anni e giorni

prima di riaprire le pagine dei libri che avevi letto.

Libri amati segnati donati.

Nella dedica di un libro mi hai scritto:

                                dire nel cuore significa pensare.

Padre mio

mi era familiare la tua curiosità di conoscere

cercando le domande

che fanno scorrere più rapido il sangue nelle vene

e battere di più il cuore.

Per disbrogliare il filo sacro dell’origine

                                              la tua origine contadina

un piccolo grande mondo

e un’antica lingua che non ci sono più.


La scelta del tuo cammino

diventò il discorso del cuore e l’arte della Cura.

Come attento ascolto della storia familiare

di ciascuna persona.

In ascolto della traccia affettiva-sonora

delle alterazioni del ritmo cardiaco

dentro

l’imprevedibilità della macchina-cuore.


Talvolta mi parlavi dei misteriosi

silenti legami

tra il corpo e la vita emotiva che spaccano i cuori.

Conoscevo bene la tua malinconia

l’inquietudine che si placa

tra le montagne innevate dove

sognare paesaggi che sostengono il cielo.


Sempre abbiamo cercato

i topinambur selvatici, le margherite dei fossi

che crescono sui forti steli

nei campi incolti e lungo corsi d’acqua

                                      nel vivo sole d’autunno.


A novembre

ci fermiamo con la soletudine dell’heliantus:

si inchina a ricevere la luce rara del sole

                                    ormai sparsa nel vento.


14 dicembre 2021


Note:

Il discorso del cuore. Origine: comp.di cardio-e-logia.

L’etimologia di Heliantus: deriva da due parole greche, Helios (sole) e anthos (fiore).


***


Da mare a mare                                               a C. e F.



nel giardino visto dall’alto

vivono attimi istanti terrestri

                non hanno nostalgia di cieli

né di nuvole promesse


si rincorre una coppia di merli

becchetta bacche di mirto,

saltella sul prato riarso di fine estate

(con ali riposte mescola polvere e terra)

le ultime lacrime-rugiada

fra sassi di fiume e i fili d’erba


osservo sorgere il primo quarto di luna chiara


e penso a voi che siete insieme felici

come pesci d’acqua richiamati su quelle acque calme


da mare a mare

nell’ora blu il cielo è limpido terso

                                                            vuoto


lontana                                  lontano dall’orizzonte c’è

la lunga orbita di Saturno

anse, nodi

cosmo azzurro-scuro visto dalla terra


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Le immagini sono di Stefania Bortoli

Un commento su “Stefania Bortoli, quattro poesie

  1. Stefania Bortoli
    26/12/2021

    È una vera gioia essere presente in Perigeion, che ringrazio.
    Grazie di cuore a Francesco Tomada.
    Buone Feste a voi tutti ✨

    Stefania Bortoli

    "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 24/12/2021 da in inediti, scritture con tag , .
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