perìgeion

un atto di poesia

Lisa Sammarco: quattro poesie da “Trenta poesie d’amore e nessuna strategia”


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Ci sono soli che passano


I luoghi mi lasciano. Le persone prima o poi svaniscono.

So di gente che scrive appunti di viaggio

per non dimenticare. So che esistono

minuziose miniature di soli che sorgono alle 5.32

fuori da una stanza al diciottesimo piano

quando il viaggio è appena iniziato in una città

che solleva lento il suo sipario,

soli che si alzano ancora incerti nei fondi del caffè,

ed esistono soli annotati mentre

scavalcano la pensilina di qualche piccola stazione:

sono le 5.32,e il primo raggio s’inarca sotto la panchina

e la luce mi lecca le gambe. Forse tu dormi.

Ci sono soli scritti con il dubbio

di non essere mai andati troppo lontani

per avere il desiderio di tornare. E ci sono soli

che nascono e muoiono senza una memoria,

non una pagina, non un rigo.

Ci sono soli che passano. In un vuoto temporale

dove tutto si è fermato nel buio

tranne il tempo. Non sono appartenuti a nessuna città,

a nessuna vita, a niente che è stato scritto – forse

mi sto innamorando – a niente che si voleva scrivere

ti amo– Passano,

sbiadendo nel maldestro immobile dell’asfalto.


***


L’unico modo


Pensavo alle cose come intere.

Pensavo ad una loro nascita e ad un loro finire

improvviso e definitivo.

Ma non è questo ciò che accade,

ovunque ci sono invisibili crepe

e ovunque qualcosa cede, pezzi mi lasciano

ancora prima che io diventi vuoto.


Volevo parlarti delle mie mani,

o dell’amore,

forse delle mani e dell’amore insieme,

ma una mano se n’è rimasta nel tuo letto,

ferma in una carezza che non ti ha mai sfiorato

e ora la sola cosa che potrei dirti è

che ogni volta che cerco di stringere qualcosa,

di averne cura,

questa mi cade in terra

e va in frantumi

e allora mi dico

                  – non valeva niente-

e, sai, anche un piede ha preferito rimanere lì,

trattenuto forse ingoiato da un buco nel tempo e

adesso cammino lenta

e se ora qualcuno me lo chiede

dico una bugia – che sono stanca di andare,

che non ho più tanta voglia di sapere quanto grande è il mondo,

che non ho tempo

e credo, anzi ne sono certa, che in qualche angolo della tua stanza

ho lasciato anche la mia bocca

perché mi accadono cose strane

come sentire che i capelli, le mie unghie, l’incavo del ginocchio

hanno voglia di baciarti

o cose riemergono dal fiato e io neanche credevo di saperle,

suoni inediti, parole come prendisole

e passo ore e ore a chiedermi dove l’avevo dimenticata?

e perché mai non ho saputo dirtela?

È questo ciò che accade sulla terra,

pezzi di me mi abbandonano

per starsene nascosti e senza un senso chissà dove

ed è per questo che l’unico modo

per dirti delle mie mani o dell’amore,

forse delle mani e dell’amore insieme,

è in questa altezza assurda

che solo certe nuvole e gli aeroplani sanno avere

con un buco nello stomaco e

con i piedi che spingono verso il basso

accelerando il tempo indietro

nell’aria rarefatta

e con ancora le mie mani

che quasi toccano la pelle

dei cumuli e dei nembi

proprio lì, dove la pioggia era rimasta ferma, aspettando di cadere,

è questo l’unico modo:

scriverti dentro questa distanza enorme e immacolata e vuota

che forse neanche esiste, scriverti

un intero libro di parole che lascio incomplete fin dall’inizio

per la stessa ragione per cui è così eccezionalmente

difficile scrivere libri per l’America,

e anche ora che vorrei dirti

di questa unica mano che mi resta e dell’amore insieme

è come l’America, è tale e tanto, è l’oceano:

semplicemente come l’oceano

che non puoi mai levarti dalla testa


***


H2O


Mio caro amore


ieri sera mentre come ogni sera tiravo giù le persiane

ad un tratto mi sono fermata

presa dal dubbio che fuori la sera fosse un errore

come quando all’improvviso qualcuno chiama

e invece il tuo pensiero è già nella quiete che rabbuia i vetri

già nello stand-by del      – un altro giorno è andato –

era sera, dov’era finito il resto che faceva intero il giorno?

e perché non ti ho pensato a parte quell’attimo minuto

quando guardandomi allo specchio dopo aver lavato il viso

tamponavo la poca anima che restava.

Se n’erano andate le ore, aggrovigliate, prese nell’angustia

di trovar parole, metterle giù belle come fossero nuove,

venute chissà da quali forme, lontane e sconosciute, e altre ne avevo lette

ed erano perfette, lisce come uova, creature atomizzate che entravano nei pori

che con le mie formavano instabili molecole col fare quotidiano.

È questo quello che noi chiamiamo tempo? è questa lotta chimica fra elementi?

è dunque così che va anche l’amore? anche il suo è solo un essere nella dispersione

proprio come queste microscopiche guerre in cui a sera

scopriamo che qualcosa è andato perso?

A. tempo fa cercava di spiegarmi che l’amore è questione di ore e di parole,

che bisogna metterne in fila milioni, shakerarle

per farne la densa abitudine del volersi bene per potersi poi toccare

senza il rischio di svanire, dimenticare

la sua era una specie di teoria decisionale, una strategia

per ottimizzare i risultati,

chessò una curva gaussiana per cuori solitari in cerca dell’anima gemella,

e mi diceva anche che il mio invece era solo un passatempo del destino

o tuttalpiù un inutile farsi male.

Non so. Oggi sono andata vicino al mare, sono rimasta a lungo a guardarlo,

le onde erano sottili barricate di molecole d’idrogeno e di ossigeno

e altre su in cielo

aspettavano di raggiungerle. Hai mai pensato tu al mare come resistenza?

io credo che ci sia un modo d’amare liquido che in ogni istante,

qualsiasi cosa accada e ovunque non perde la sua natura, io credo

che ci sia una ostinata lingua bipolare e atlantidea che sopravvive ai disastri

in cui si muove il tempo ed è con questa che t’amo anche quando non ti penso,

anche se tu non m’ami, anche se domani anch’io avrò smesso di amarti,

anche se non ho parole da dire e questa è l’ultima lettera che io ti scrivo.


***


Still life


Voglio la faccia di tom waits

voglio i suoi cappelli e i suoi stessi occhi tristi

voglio il whisky della sua voce roca

e quando la stanza si perde in un’eclisse

voglio cantare come lui alla luna

e voglio far mattina

nell’ultima fila di un cinema di periferia

prendermi come viene viene la parola fine

Voglio attaccarmi al telefono di notte

e dire ad uno sconosciuto che fuori

sta andando tutto storto

voglio mettermi di spalle ad un tramonto

e solo con la mia ombra raggiungere la sera

voglio le sue dita, una sigaretta

e l’ultimo tiro che brucia il buio

e voglio scrivere una canzone d’amore

una per ogni amore finito

una per ogni amore mancato

voglio saltare in una pozzanghera

e poi raccontare in giro

di aver visto il mondo

voglio salire sopra un ramo

mettermi in posa come un fiore

e voglio dimenticare il tempo

e quella che sono

ferma

come in una primavera -per sempre-

ferma

clic

la tenera follia di una natura morta


***

L’immagine iniziale è stata resa disponibile dall’autrice.



9 commenti su “Lisa Sammarco: quattro poesie da “Trenta poesie d’amore e nessuna strategia”

  1. vengodalmare
    05/04/2022

    Sono molto belle! Che scrittura! appunto senza strategia, direi: dirette, lineari, leggere e con immagini efficacissime e molto originali. Complimenti.

    Piace a 1 persona

    • massimiliano 最後花 damaggio
      07/04/2022

      Ciao, Marina. Lisa è una grandissima poetessa. Vieni anche sulla Dimora a leggere quello che negli anni di suo ha pubblicato Francesco (Marotta). Un caro saluto.

      Piace a 2 people

      • vengodalmare
        08/04/2022

        Infatti, sono subita andata alla sua ricerca sulla Dimora e ho visto che c’è molto e tanto di bello.
        Ne sono contenta.
        Un caro saluto anche da parte mia a te e al preziosissimo Marotta.

        Piace a 1 persona

  2. Un bellissimo e graditissimo ritorno. Per me (e molti altri), Lisa è sinonimo di Poesia. Grazie.

    Piace a 1 persona

  3. massimiliano 最後花 damaggio
    07/04/2022

    L’ha ripubblicato su La dimora del tempo sospesoe ha commentato:
    Lisa Sammarco su Perìgeion
    “ieri sera mentre come ogni sera tiravo giù le persiane
    ad un tratto mi sono fermata
    presa dal dubbio che fuori la sera fosse un errore
    come quando all’improvviso qualcuno chiama
    e invece il tuo pensiero è già nella quiete che rabbuia i vetri”

    Piace a 1 persona

  4. francescotomada
    07/04/2022

    Io sono davvero contento di ospitare Lisa qui.
    Mi ero imbattuto nella sua scrittura sulla Dimora e ne ero rimasto sinceramente e profondamente colpito; la ritrovo ora dopo anni (grazie a Max) e mi pare ancora più matura e forte.
    E’ quello che cerco, che mi serve nella poesia.

    Francesco

    Piace a 2 people

  5. lisa
    08/04/2022

    Ringrazio la redazione di Perìgeion per aver proposto questi miei testi, Francesco Tomada per la sua gentilezza e per averli presentati. Un mio grazie va a Marina per le sue parole e ovviamente a Massimiliano e alla Dimora per la stima che mi hanno dimostrata, sempre.
    lisa

    Piace a 1 persona

  6. ninoiacovella
    10/04/2022

    Penso che questo sia il nostro compito: restituire ai lettori una finestra dove si possa godere il panorama della buona poesia.

    Grazie a Lisa, Max per “l’occhio sempre vigile”, Sap Tomada, Marina (la donna che viene dal mare) e La dimora del tempo sospeso con Antonio Devicienti e Francesco Marotta.

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Questa voce è stata pubblicata il 05/04/2022 da in inediti, scritture con tag , , .
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