perìgeion

un atto di poesia

Io scrivo nella tua lingua, di Massimiliano Damaggio

 

 

solo a un bambino riesce l’incanto di un cielo senza notte

e gli alberi, tutti, parlano dalle labbra di un fiore

Francesco Marotta

 

In un pomeriggio di diversi anni fa ricevetti un messaggio da Carlo Bordini: «Mia, sono felice, ho conosciuto un poeta». Carlo conferiva alla parola poeta, che non usava di frequente, un peso proporzionato alla gioia incontenibile, quasi infantile, per averne incontrato davvero uno. Ne aggiunse il nome, specificando che conduceva vita ritirata in Grecia. Riconobbi subito quel nome, l’avevo già incontrato grazie allo scrittore brasiliano Julio Monteiro Martins, che nel 2012 aveva pubblicato un suo testo intitolato “Neon” sulla rivista «Sagarana»: «Verrà il neon e avrà i tuoi echi / i tuoi occhi così sepolti / a volte inquadrati negli schermi / … / Gli architetti, pulitissimi / sorridono lineari sotto i tubi luminosi / – e noi camminiamo contenti di vedere meglio». Mi erano rimasti impressi, questi versi, per la spietata fragilità di quella luce spettrale, a fremere sopra un’umanità cieca, senza riscatto.

Nel 2016, sempre Carlo, in una nota scritta per la mia ultima raccolta, in merito ai poeti in grado di guardare con gli occhi aperti all’orrore del mondo, concludeva: «come Massimiliano Damaggio, poeta molto appartato»; confermando di nuovo la forza dello sguardo sfrontato, “osceno” di quest’ultimo, rivolto senza vergogna a ciò che non vuole essere mostrato, che non si vorrebbe ri-conoscere, “contenti di vedere meglio”. Sguardo che reagisce con la sfacciata evidenza delle parole, di una lingua poetica che travolge le ipocrite impalcature verbali degli “architetti pulitissimi”.

Dalla nota di Mia Lecompte

 
 

L’incontro di un poeta: la poesia di Massimiliano Damaggio

di Nino Iacovella

 

Non riesco a parlare della poesia di un amico come Massimiliano Damaggio senza prima fare una digressione biografica della nostra amicizia.

Nel 2013, per i tipi di Ensamble, Massimiliano pubblicò in Italia (la precisazione è d’obbligo in quanto l’autore da tempo vive in Grecia) una raccolta intitolata “Poesia come pietra”. Un mio collega di Lettere, un giorno, mi disse che alla Libreria Popolare di Milano sarebbe venuto un amico dalla Grecia a presentare un suo libro appena dato alle stampe. Il collega ci garantì che la poesia era davvero buona e ben lontana dalla tipica retorica autoreferenziale di cui spesso siamo stati vittime partecipando agli incontri di poesia.

Forti di questa garanzia riuscimmo a racimolare una dozzina di colleghi. Arrivati in libreria, in anticipo rispetto all’orario d’inizio della presentazione, quasi non ci accorgemmo dell’arrivo di Massimiliano che si presentò più come un commesso viaggiatore, invece di un poeta alle prese con le proprie fanfare. In solitaria, senza relatori né editore, Massimiliano sistemò il suo pc portatile per avere il necessario supporto d’immagini ad alcune poesie. Iniziò così, immerso in uno spazio angusto tra pile di libri e noi, il suo pubblico. Voce narrante, voce recitante, immagini sul monitor che scorrono: uno “one man band” della poesia. Ne fummo rapiti.

I temi affrontati nella raccolta: la crisi economica e sociale della Grecia, l’autoreferenzialità delle istituzioni letterarie, l’annichilimento dell’umanità a causa del sistema di produzione e sfruttamento neoliberale.

Massimiliano fu così convincente, con i suoi testi e la sua stessa performance, che riuscì a vendere più libri di quanti fossero gli intervenuti all’incontro: qualcuno acquistò anche delle copie da regalare oltre alla propria. Ma fu soprattutto l’averci trasmesso il suo credo assoluto nella poesia come forma ultima e resistente della bellezza a fare breccia su di noi. Percepimmo la purezza di un credo assoluto in una forma d’arte, l’amore e la gratitudine verso i maestri, la continua attività di ricerca che non si esaurisce mai nel ristretto diametro della propria esperienzia di vita.

Da “Poesia come pietra” al successivo libro “Edifici pericolanti” i temi dell’autore hanno avuto sempre al centro il tema della critica sociale. Con “Io scrivo nella tua lingua”, libro scritto in greco e in italiano, l’autore torna indietro nel tempo, al tema intimista di una infanzia segnata sì dal dolore (la separazione dei gentori, la morte prematura del padre) ma che allo stesso tempo è ancora punto di ancoraggio rispetto al tragico destino degli adulti.

È un libro di pura poesia lirica, inatteso per chi segue da tempo il percorso di scrittura di Massimiliano: un canto in due diverse lingue che convergono verso ciò che la poesia deve dire, con immagini, suoni e significati riconoscibili universalmente, soprattutto quando le parole s’insinuano sotto pelle e vanno così in profondità da riuscire a curare empaticamente vecchie ferite.

Io scrivo nella tua lingua, di Massimiliano Damaggio, Editrice ZONA, 2022

 
 
 

I polaroid
 
 
mi guardi dalla fotografia

ma io non so scrivere nella tua lingua

di cosa si chiamava bambino

ed era viaggio di vento, irruzione

nel nuovo giorno, al calendario

scandalo

incontrarti oggi in uno specchio di carta

mi ha fatto tremare le mani

perché ti ostini ad accompagnarmi di nascosto

all ‘uscita di ogni galleria

quando insieme per la sorpresa ridiamo

di fronte a un’improvvisa voragine di luce

***

II durante il naufragio
 
 
di tutto questo naufragio si salva forse un bambino

che seduto sul pallone

nelle pozze dell’ asfalto

vede riflesso il cielo come un canto

se potessi gli direi guarda che ei ancora in tempo

saltala quest’acqua

ora che è solo una linea

girati, e guardala mentre s’ingrossa

l’onda alta delle nubi sui palazzi

e come mi chiude gli occhi, adesso

e come sfuma la risata

di te che corri, e della

polvere

***

IV madre
 
 
non è corretto

e non è poesia

raccogliere un dolore

per scrivere parole

se stai piegata in due dentro la stanza

al primo piano della casa abbandonata

mentre urli al bambino

che scappa, e cade per le scale, e si nasconde

nel buio ascolta

il latrare del tuo male

che sfonda il tetto

***

VI trovate
 
 
da bambino avevo un mangiadischi rosso

e mettevo sempre la stessa canzone

perché l’altro lato non mi piaceva

un giorno

cambiare a matita il nome della canzone

per paterne ascoltare un’altra

non funzionò più

così come chiamare isola il cortile

***

XI memoria olfattiva

per molte notti ho dormito abbracciato al tuo maglione

fino a quando il tuo odore se n’è andato

ho letto da qualche parte che la memoria olfattiva

è la più dura a morire

e che rifiorisce

all’improvviso, e non ti avverte

sarà per questo che stamattina

il barista ha posato sul bancone

due tazzine di caffè

4 commenti su “Io scrivo nella tua lingua, di Massimiliano Damaggio

  1. vengodalmare
    05/09/2022

    involontariamente abbiamo scelto lo stesso giorno per pubblicare le poesie di Damaggio 🙂 Metterò un link a questa bella recensione, se non vi dispiace.

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Io scrivo nella tua lingua – Massimiliano Damaggio, e David Smith – vengodalmare

  3. poetella
    05/09/2022

    l’ultima… che meraviglia e che chiusa!

    Piace a 1 persona

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