perìgeion

un atto di poesia

Antonio Lillo, Mal di maggio

lillo


Fare per mestiere e per scelta l’editore di libri di poesia e contemporaneamente scrivere poesia genera un cortocircuito che non ha soluzione: necessariamente, infatti, bisogna fare un passo indietro, accettare di essere colui che lavora per la visibilità degli altri, rinunciando a quella porzione di protagonismo che probabilmente alberga in chi si sente “autore”. Al tempo stesso però ci si nutre di poesia, la si frequenta, la si metabolizza, bisogna amarla, e quindi appare quasi naturale che emerga il bisogno di immaginarne di propria; bisogna anche portare con sé un grosso bagaglio di pazienza, perché spesso l’ego dei poeti è privo di argini.

“Amo il mio lavoro pure quando / il lavoro non ricambia”: sono i versi da cui si muove Antonio Lillo per introdurci nella sua splendida raccolta Mal di maggio (Samuele Editore), una silloge in cui l’autore pugliese (editore ma soprattutto autore, sì, teniamoci stretta non a caso questa definizione prima delle altre) riesce a definire una traiettoria personalissima nel campo della scrittura poetica, senza rinnegare nulla del proprio bagaglio culturale e contemporaneamente mostrandosi a viso aperto, come pochi o pochissimi hanno la volontà di fare.

[…]

Mal di maggio possiede la medesima potenza di un autoritratto di Egon Schiele. Non ha nulla di consolatorio, ma proprio per questo risulta commovente; non ha nulla di didattico, ma proprio per questo racconta la tenacia del “resistere e lottare / contro me il mio farmi male”. È il dubbio sul valore della parola poetica che si fa poesia, o più probabilmente è l’ostensione di un uomo che trova il coraggio di mostrarsi per ciò che è nella consapevolezza della propria fragilità. “Sarà a suo modo amore questo nostro / cercarci per pura solitudine” e viene da rispondere che sì, lo è, è l’amore che alimenta l’eroismo quotidiano di chi supera il confine di se stesso per avvicinare gli altri.

(dalla prefazione di Francesco Tomada)


***


INTERVISTA A UN POETA


E quando hai scritto la tua ultima poesia?

È stato ieri o stamattina? È più di un anno?

E come l’hai trovata? Sana e forte o gracilina?

Di quale colorito? Quale umore? Era piena

di entusiasmo o già piegata dalla vita?

Era calda e fumante o ancora acerba?

Aveva già un partito o zoppicava? Con le ali

reclamava un posto al sole o alla finestra?

E ha bussato per entrare? O si mortificava

perché non ti voleva ed era pronta a odiarti?

Aveva mani grandi o lunghe gambe?

Reclamava un abbraccio oppure un morso?

O già poneva le domande di ogni figlia

che ingrata e piena di rimpianti

chiede perché l’hai messa al mondo?


***


IL NEMICO SONO IO, LE MIE PAROLE


Le parole sono fatti, mi accusa una lettrice.

Sono i fatti e le parole a dichiararti

per quello che tu sei, e non il bianco

riversato fra le righe. Io sarei contrario

alle donne: ogni mia parola lo dimostra. E in una

poesia leggevo un verso di Bordini

le donne essendo meno importanti

vengono sempre per ultime. Ripensandoci adesso

quella persona direbbe: Bordini odiava

le donne. La poesia è un’arma pensata

caricata e lasciata alla mercé di chi passa.

Non capita, verrà puntata anch’essa contro di te.


***


DALL’ALTRA PARTE


Ogni giorno c’è qualcuno che mi chiama da un numero inesistente. Lo so perché ogni tanto, come un gioco, provo a richiamare e la voce registrata mi dà sempre l’identica risposta: il numero chiamato è inesistente. Chissà se pure chi mi chiama è inesistente quanto il numero che usa. E se sono inesistente anch’io, dall’altra parte, che ricevo la chiamata e non rispondo.


***


Mi stupisco ancora passati i quarant’anni

di leggere poesie

di non amarmi.


***


SE ORA MI LEGGI ANCHE TU


In questo mio libro pescato (che avrai)

fra gli usati al mercato

c’è un lembo di pelle strappato alla carta

con sopra disegnata una coda.

Sul verso c’è scritto col sangue:

Questa è la coda.

Ora cerca il capo.


***

Pubblicità

6 commenti su “Antonio Lillo, Mal di maggio

  1. poetella
    01/10/2022

    Complimenti l’introduzione critica e per i versi.

    Piace a 1 persona

  2. ninoiacovella
    01/10/2022

    Libro letto tutto di un fiato. Antonio Lillo scrive una poesia franca che vuole fortemente comunicare. Scrive mettendo a nudo la sua sensibilità di uomo costretto ogni giorno a scontrarsi con una realtà sempre più arida, sia dal punto di vista di una società sempre più incivile, sia dal punto di vista delle singole persone, che qui nella raccolta sono rappresentate da poeti in cerca di gloria, ma ben dotati di vanagloria. Da editore poeta il cortocircuito tra poesia, responsabilità editoriali e autori è una specie di campo aperto di battaglia dove spesso a perderci è proprio la ricerca pura di bellezza rappresentata dalla poesia. Una passione vilipesa che, nonostante tutto, resiste.
    Nino

    Piace a 3 people

  3. vengodalmare
    07/10/2022

    Veramente molto belle, sincere e giuste. Condivido in toto il commento di Nino Iacovella. In questo mercifico che è diventato il mondo dell’editoria si sta perdendo del tutto il gusto e la passione della vera poesia.

    "Mi piace"

  4. Pingback: Stefano Guglielmin, Dispositivi | perìgeion

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 01/10/2022 da in poesia italiana, scritture con tag , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: