perìgeion

un atto di poesia

Distratti vinceremo, di Paulo Leminski

traduzione e cura di Massimiliano Damaggio

 

 

Acciaio in fiore

 

Nel 2013 l’editrice Companhia das Letras pubblica Toda poesia, le poesie complete di Paulo Leminski. Ne vengono vendute in breve tempo 65.000 copie. Il successo non s’è fermato e, ad oggi, Leminski è fra i poeti più amati e venduti del Brasile e non solo. Un destino curioso per chi scriveva

 

una poesia

che non si capisce

è degna di nota

 

la dignità suprema

di una nave

che perde la rotta

 

per chi pensava quindi alla poesia come pura bellezza del linguaggio che non deve sottostare ad altro comandamento se non a quello dell’arte per l’arte”. Sembrerebbe, detta così, di trovarsi davanti al “solito” poeta che “non si capisce” e, in fondo, annoia.

E invece è il contrario.

Leminski esordisce a soli diciannove anni nientemeno che fra le fila del gruppo concretista di San Paolo, che lo accoglie con entusiasmo. Haroldo de Campos scriverà poi, nella breve nota introduttiva al libro di Leminski Caprichos &’ relaxes (1983):

Fu nel1963 alla ”Settimana Nazionale di Poesia e Avanguardia” di Belo Horizonte che comparve Leminski. 18 o 19 anni, Rimbaud curitibano con un fisico da judoka, che scandiva versi omerici, come fosse un discepolo zen di Bashō, il Signor Banano.

In queste poche righe c’è l’esatta descrizione di ciò che è stato Paul Leminski, cui si possono aggiungere soltanto alcune, brevissime note.

Nel 1956, alunno del collegio dei padri rnaristi di Curitiba, Leminski “decide”, se così si può dire, d’imparare a memoria ciò che lo interessa: interi vocabolari di francese, inglese e latino. Due anni dopo, su consiglio degli stessi maristi, entra come internista nel collegio San Benedetto di San Paolo. In poco meno di due anni arriva a dominare il greco antico e il latino. Pare che durante la sua permanenza al collegio, affascinato dalla tradizione secolare dei benedettini, abbia scritto il suo primo abbozzo di libro: le biografie dei principali santi dell’ordine, studiando la vira del patriarca, San Benedetto da Norcia, su un documento in latino del593 composto dal papa Gregorio Magno.

È sempre al collegio San Benedetto che avviene il suo primo incontro con le filosofie orientali, cosa che lo condurrà, più tardi, alla pratica delle arti marziali, allo studio del giapponese e allo haiku.

Va già prendendo forma ciò che potremmo chiamare la “leggenda” del Leminski coltissimo e poliglotta, e inizia anche a rnanifestarsi il suo carattere gaudente, fisico, “pagano” e ribelle. Infatti viene espulso dal collegio.

È che avevo scoperto la donna. Al monastero sentivo delle cose, dei brividi che mi facevano pensare: o è l’arcivescovo o è qualcuno. Era la donna. Allora, pensai, ci sono cose migliori di Dio … Avrei buone ragioni di credere che il mio album segreto di Brigitte Bardot fu scoperto per via del confessionale. Facevo allusioni alla mitologia, a Onan … E prendevo un sacco di Ave Maria come punizione,

 

Questa breve “mitologia adolescenziale” basta a delineare la rotta che Leminski darà alla sua vita. Ribelle per natura, diventerà negli anni ’70 il punto di riferimento della “cultura alternativa”, o “controcultura”, come si diceva allora della sua “città, Curitiba.

All’esame d’ammissione alla facoltà di lettere si classifica primo, frequenta per poco più d’un anno e poi abbandona. Ciò nonostante diventa un professore “indimenticabile” dei cosiddetti cursinbos, i corsi propedeutici all’ esame d’ingresso all’università. Per quanto si sentisse

[. . .] un professare frustrato. Penso d’essere un professare nella misura in cui riesco a trasmettere chiarezza, perché cerco chiarezza per me, per le cose che m’interessano. Ma succede che nella meccanica della trasmissione del sapere c’è un punto incompatibile con il mio lato alternativo, mezzo hippy, mezzo bandito. Svegliarsi alle 8, di lunedì, per far lezione, è incompatibile con me. Ho ereditato tutto un banditismo mezzo bohème, che è un dato mio fondamentale. Sono un bandito che sa il latino.’

Poi abbandonerà anche l’insegnamento per guadagnarsi da vivere con la pubblicità.

Dopo una gestazione di otto anni, nel 1975 pubblica il romanzo Catatau, oggi ritenuto fra gli apici di ogni tempo della letteratura sperimentale in lingua portoghese. Scoppia il “fenomeno” Leminski che, una volta di più, rovescia il destino che aveva per sé dipinto:

 

un giorno

sarei stato omero

per opera nientemeno che un’iliade

 

poi

quant’è dura la salita

magari un rimbaud

un ungaretti un fernando pessoa qualunque

un lorca un éluard un ginsberg

 

infine

eccoci il piccolo poeta di provincia

che siamo sempre stati

dietro le tante maschere

che il tempo ha trattato come fiori’

 

Traduce Joyce, Mishima, Ferlinghetti, Petronio, Fante, Jarry, Beckett. Scrive quattro splendidi saggi-biografie: Bashò,

Gesù, Cruz e Souza, Trotzki. Compone canzoni incise, fra gli altri, da Caetano Veloso, Itamar Assumpçào, Ney Matrogrosso. E ancora: è giornalista, critico letterario, acutissimo intellettuale, ingombrante agitatore culturale, conduttore del programma televisivo “Jornai da vanguarda” della “TV Bandeirantes” capace di parlare di poesia in modo innovativo e “multimediale”.

Spesso incluso in quella che viene chiamata poesia “marginale” degli anni ’70:

poesie brevi, “fash” istantanei, registrazioni-lampo di mini-esperienze, scoppi lirici, di breve durata ed effeno immediato [. ..] distribuita in mini-edizioni ciclostilate, fogli sciolti, alla fila dell’autobus o al cinema, allo stadio o ai concerti rock.

Leminski è programmaticamente distante da questo movimento spontaneo che non fu mai un vero e proprio “movimento” ma ne condivideva le ide di disobbedienza, disordine, divertimento e ozio. Fa, cioè, del proprio comportamento un’arma contro lo status quo che, a quell’epoca, era la dittatura militare.

Contro il seria conservatorismo degli anni ’60, il recupero della poesia come pura allegria d’esistere, essere vivi e, soprattutto, non avere ancora 25 anni. Fu una poesia fatta da gente estremamente giovane, poesia di pivelli per pivelli, tutti a giocare ad Omero. Senza questa dimensione, la poesia diventa un dipartimento di Semiologia, di Linguistica o una branca delle Scienze Sociali. La poesia degli anni ’70, incoerente, irresponsabile, senza pretese, ha recuperato la dimensione ludica”

Di questa dimensione Iudica, in Leminski ritroviamo il tocco umoristico il linguaggio colloquiale. E di certo il rifiuto verso la poesia “impegnata” politicamente che strumentalizza l’arte. La sua rotta però sembra coincidere maggiormente con le sei proposte delle “Lezioni americane” di Calvino, come sostiene Nanci Iaria Guimarães nella sua tesi di dottorato Leminski:linha miníma:

Nell’opera di Paulo Leminski, leggerezza, rapidità ed esattezza [. . .] sono intimamente intrecciate. Questi concetti sono presenti nella sua scrittura quando avviene l’allontanamento dalla referenza, la contemplazione dei piccoli miracoli quotidiani, la rarefazione del linguaggio. Ma fanno anche parte di una forma orientalizzata di vedere il mondo, basata sulla filosofia “zen” buddista.

Sulla “rapidità” e l”’esattezza” è lo stesso Leminski che, nel documentario del 1982 Ervilha da fantasia, dice:

Io pratico lo judo, da cui ho imparato molto per quanto riguarda la poesia. NeI senso di contare sempre sulle proprie forze perpoter tirare fuori da sé tutto ciò che è necessario al momento decisivo. E soprattutto per la capacità di non esitare di fronte a un’intuizione. Perché, così come nella poesia, nello judo anche un secondo d’esitazione ti può essere fatale.

Quello che al momento cerco nella poesia non è tanto l”‘artigianato’, nel senso di rifinire il testo perché sia ”bello”. No. È compiere un movimento di tal forma fedele al movimento interiore, che riesca con la stessa rapidità e precisione di un colpo di karate.

 
La “visibilità”:

 

La sua estetica rivela che pensare per immagini è fondamentale in una società che ne è dominata. [ …] Per questo ricorre a nuove combinazioni del possibile con l’impossibile, fa connessioni non tradizionali che rompono frontiere e dislocano sensi e si allontana dal riferimento. [ …] Associando le estetiche della letteratura a quelle della società, principalmente a quelle della pubblicità, Leminski utilizza alcuni importanti espedienti per creare immagini rilevanti: prossimità, suggestione, successione, rapidità, sensualità e metafore. Nel dare visibilità al testo, rinvigorisce la

lingua, de-automatiizza lo sguardo. Richiamando a uno sguardo più attento e lento, la sua poesia apre uno spazio per la riflessione.”

Ma più interessante, essenziale, è la sua “molteplicità” che la Guimaràes condensa nella frase “l’incontro dei contrari” o direi, la loro “fusione”. Omero e l’avanguardia del Concretismo. L’atteggiamento “marginale”, alternativo e   ancor più importante, quello “tropicalista”. Quindi, implicitamente, anche “l’antropofagia” di Oswald de Andrade (padre onnipresente della cultura brasiliana da ormai cento anni). La via zen dello haiku e dello judo, di cui era cintura nera. Il linguaggio pubblicitario. Lo slogan. I graffiti. La televisione. Il giornalismo. La musica pop. Il bagaglio di conoscenze, esperienze, attitudini e voci assolutamente diverse fra loro che formano l’uomo Leminski è dal poeta utilizzato per costruire in poesia un’identità nuova, polifonica, un’opera assolutamente peculiare dove forma, pensiero e immagine raggiungono pienezza e potenza. Per questo, in fondo, Leminski è capito, amato e letto. Non per come è vissuto, cosa di per sé affascinante data la totale fusione fra arte e vita, ma perché ha saputo includere nel proprio linguaggio ciò che sembrava inconciliabile e che invece è recepito dal lettore di oggi. E lo ha fatto realizzando punto per punto un preciso progetto artistico.Il titolo del libro Caprichos &’ relaxos, del 1983, è a tutti gli effetti un manifesto programmatico. Tradurre l’espressione “caprichos e relaxos” è assolutamente impossibile. “Capricho” significa “capriccio     stravaganza” ma anche “accuratezza, cura, zelo”. “Relaxo” viene da “relaxar rilassarsi ed è aggettivo: “rilassato”. Ma nel Brasile del nordest significa anche “discorso in versi”. Un incontro di contrari, parte di una chiarissima strategia approfondita nel libro successivo dell’87, Distraídos venceremos (“Distratti vinceremo”), dove Leminski vuole ridurre, o eliminare, la distanza fra espressione e realizzazione, in un pensiero-sintesi dei suoi studi zen. Fonte di tutto ciò, il monaco giappones Takuan Soho (1573-1645) e la sua “Lettera sulla comprensione immobile” di cui Leminski ha “ampiamente trattato in “Bashō, la lacrima del pesco”:

 

In ognuno di noi esiste ciò che si chiama “comprensione immobile’: Questo devi esercitare. Immobilità non vuol significare essere come una pietra o un tronco d’albero senza intendimento. La comprensione immobile è quanto di più agile vi sia al mando, pronta a intraprendere ogni possibile direzione e non ha essa alcun punto su cui sosta. Immobile vuol significare senza eccitazione, non fissare né trattenere l’attenzione sopra un unico punto, in tal maniera impedendo ad essa di dirigersi su altri punti che in continuazione si susseguono. Là c’è un albero con molti fusti e rami e foglie. Se la tua mente si limitasse a una di quelle foglie, non potresti tu vedere tutte le altre, mentre ne vogliamo vedere la totalità. Perciò, non dobbiamo trattenerti in alcun punto che tolga integrità alla sequenza dell’esistente.

 

Insomma un progetto di poesia, come di pensiero e di vita, che questo bohémien impenitente con la passione distruttiva per la birita, il bere, ha seguito fino alla fine.

 

Chi non ha visto mai

che fiore, lama e fiera

uno o l’altro tanto fa,

e il forte fiore d’una lama

in carne lenta,

un po’ meno, un poco più,

chi non ha mai scorto

la dolcezza che scorre

a filo di lamina samurai,

chi no, non sarà capace mai.

 

Senza  mai perdere la rotta.

 

Massimiliano Damaggio

 

Distraídos venceremos, L’arcolaio editore, 2021

 

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2 commenti su “Distratti vinceremo, di Paulo Leminski

  1. vengodalmare
    26/11/2022

    Bellissima descrizione di un poeta e uomo inimitabile. Grazie.

    "Mi piace"

  2. 最後花 mdamaggio
    28/11/2022

    Paulinho ringrazia per la pubblicazione e avvisa che

    può fare
    il figliodicane
    diluviare
    sul nostro picnic

    "Mi piace"

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