perìgeion

un atto di poesia

La lepre di sangue, di Daniele Barbieri

Bella e potente questa raccolta di Daniele Barbieri, una scrittura dedita fedelmente al tracciato della poesia, che è opera umana in divenire – come indirettamente afferma l’autore nella nota finale esplicitando tutti i testi e i poeti che hanno ispirato ogni poesia scritta in questo libro – che deve lasciare traccia di quello che siamo: carne, sangue e sentimento, continuum di viventi e finitudine, poesia e datità. Nell’intreccio tra composizioni allegoriche e dettato diaristico che sa elevarsi dal rituale della quotidianità alla verticalità del gesto poetico riuscito, ampiamente riuscito, Daniele Barbieri ci consegna un libro che ci accompagna, con pieno coinvolgimento emotivo, attraverso una scrittura che sa toccare (e direi con classe) contemporaneamente le opposte pareti della casa dove coabitano Eros e Thanatos.

Nino Iacovella

La lepre di sangue

ricordo che era viva ed era calda, poi tremava
ed era la lepre di sangue che ci ricorda tutti

i sangui del mondo, dove la sua figura finale
ci stava davanti e tremava, ed eravamo noi

eravamo noi, noi eravamo quelli, quelli che avrebbero

dovuto salvarla, né potevamo, e nemmeno poi
davvero importante che davvero vivesse, meglio quel

tremito più forte, dopo, che metteva fine al dubbio
uccidendo sguardo e imbarazzo

***

falla tutta a pezzi la melagrana, smembrala a grane
rosse tutto sangue, tutto cola, non ti puoi scottare

benché bruci, aprila come un organo vivo, debole

non importa che tu la voglia davvero mangiare, basta
questo, basta vivere

***

un pesce sei stata che da più di mille anni guarda
che prima sei stata un pesce che sogna che eri ancora prima

di scaglie brillanti nella luce che non ti ricordi
le branchie che stava il presente della tua bocca troppo
attratto dall’amo, prima ancora eri un pesce in silenzio

e guardavi scorrere le fasi di luce della luna come
pesci, come pesci dell’altro sesso, ma come sessi
pronti alla cattura

***

ora tutto scivola, la vita si allontana sotto l’acqua,
le figure perdono carne, tutto scivola via,

ora tutti perdono un sospiro di vita, la vita
che tremola d’acqua, nel frastuono d’acqua la città
non è che lo sfondo allo svanire, che la vita scivola

la tua vita scivola via, mi piacciono le donne
belle e tristi come semafori nella pioggia

***

il passato insorge quando quello che guardi ti viene
incontro ed è fatto come te di parole, che vivono
in questo anche i morti, i loro nomi sono come uccelli

che vedi nel cielo che passano, senza metterli a fuoco,

le loro parole come impronte di topo in cantina
sopra i vetri rotti, vivono dentro il passato come

tarli nella vena del legno, che ti vengono incontro
silenziosi come graffi di una scrittura che non sai

***

sfumare nel buio è quello che le canzoni facevano
nei quarantacinque giri anni Sessanta per concludere

sino al clac del braccio che si alzava e ritornava

era un modo facile per non finire e rimaneva
là da qualche parte nel buio la musica, così

nello stesso modo insistono gli amori a morire

***

foto con l’airone alto là sull’albero, a Milano,
figura del cielo d’inverno, contro l’albero, in città,

che spiccherà il volo tra poco, dall’albero, nel cielo
di Milano, lungo collo, lunghe zampe, ali grandi

per farci esclamare oh, per farci gridare guarda,
foto con il cielo lontano, freddo, figura con te

lontana, che ancora sei tu l’airone dal lungo becco
puntato nel vuoto dell’aria fredda del cielo estraneo

di Milano, come mi chiami nel vortice che ti tiene
sospesa nell’aria

***

nel cuore, nel mare, nell’osso duro che mi contiene
mentre tesso il filo del senso e di tutta la sua mancanza,

nel mare, nel cielo duro che mi attraversa sotto il sole
brutale, nel cuore duro che non capisce, io non capisco

non capisco mai quando il senso si interrompe di un discorso
d’amore, sono così bravo con le parole e

le persone sfuggono con tutto il loro senso, il cuore,
il mare rimangono apparati imperfetti, che l’osso

che protegge questa fragilità non può impedire
che le cose scorrano attraverso i sensi per uccidere

***

dai acqua all’amore, vedi la sua terra come è secca,
acqua fresca e dolce che smettano di piangere i petali,
dai vino all’amore, vedi le sue labbra come piangono,
vino acuto e rosso che riprendano colore i petali,

non smettere di essere attenta, la radice è di angoscia
e il gambo egoismo, puoi ubriacarti e nessuno guida
il ritorno a casa, ma vedi com’è secca la terra,

le sue labbra come piangono, consegnagli i tuoi occhi
affinché gli diano sempre qualche goccia, qualche volta
è il suo stesso odore a uccidere

***

in questo sapore di terra anneghiamo, respiriamo
l’aria che ci brucia, tocchiamo quello che non dovrebbe

esistere, che noi non vorremmo esistesse, che
non voglio vedere, per gli occhi passa tutto ma poi
si spegne (le cose lasciano un’offerta di attese

ritornano a casa, ci lasciano indenni)

***

siamo stati tutti mandati a vivere come fossimo

come noi già avessimo perso quello che reputavamo
nostro, come quasi ci trovassimo dopo la più

grande delusione della storia, come se fossimo
nati tutti troppo tardi per essere felici

Quasi tutte le poesie di questa raccolta sono risposte a – o, se si preferisce, variazioni su – poesie di altri autori. Un lavoro in risonanza che viene poi temperato attraverso un attento studio del ritmo. C’è un basso continuo, ostinato, infatti, un’ossessività metrica che produce una sorta di ondulazione, finendo per governare anche il senso. Si parla di sentimenti, ma senza sentimentalismi. Si richiamano altri testi, ma senza citazionismi. Il risultato, in queste poesie, è spesso molto lontano dal loro punto di partenza: alla fine permane solo qualche parola o qualche atmosfera. Rimane un debito, certo, quello che si porta sempre nei confronti dei testi che ci colpiscono, senza i quali non saremmo quello che siamo.

Renata Morresi

La lepre di sangue, Arcipelago Itaca, 2022

Oltre a scrivere poesie, Daniele Barbieri, di formazione semiologo, insegna presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha pubblicato numerosi volumi di carattere critico, in alcuni dei quali si parla anche di poesia: Nel corso del testo. Una teoria della tensione e del ritmo (Bompiani 2004), Il linguaggio della poesia (Bompiani 2011), Testo e processo. Pratica di analisi e teoria di una semiotica processuale (Esculapio 2020). Ha pubblicato due volumi di poesia (La nostra vita, e altro, Campanotto 2004; Distonia, Kurumuny 2018) e un’altra raccolta (Canzonette) nel volume Emozioni in marcia (Fara 2015).

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Questa voce è stata pubblicata il 01/12/2022 da in letteratura italiana, poesia.
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