perìgeion

un atto di poesia

Iole Toini, Dei colori dei luoghi

 

toini

 

di Francesco Tomada

 

 

Portarti qualcosa
che dalla parola
entri nella sua forma,
una piccola pietra,
qualcosa che bruci come legna.
Darti la cosa stessa senza parola
con il dolore di quando ci manca.
Averla addosso
come un pegno di somiglianza.

 

Ci sono molti brani che escono in modo necessario, come dichiarazioni di intenti scaturite da sé, e che illuminano Dei colori dei luoghi, la seconda raccolta di Iole Toini recentemente pubblicata da Terra d’Ulivi. A distanza di cinque anni dal notevolissimo esordio di Spaccasangue (Le Voci della Luna), l’autrice ritorna con un volume che ne conferma il valore e l’unicità nel panorama italiano, ma al tempo stesso evidenzia che il percorso fra i due lavori è stato lungo e faticoso. La fatica e il dolore sono infatti elementi fondamentali nella scrittura di Iole Toini, e quindi la sua poesia ha conservato e anzi rafforzato nel tempo le caratteristiche che già la rendevano così peculiare: violenta, sensuale, essa si muove in alcuni casi senza un apparente filo conduttore, per sbalzi, spigoli, scarti di lato. Anzi, a ben guardare, in questi cinque anni la Toini ha incrementato la capacità di lasciarsi scrivere, di fare in modo che le parole fluiscano e facciano dell’autrice stessa strumento piuttosto che artefice; quello che ne deriva è un affresco di grandissima potenza, che già nel verso di apertura, “Dio era davanti a me, mio come una casa in affitto”, spalanca orizzonti e voragini che si muovono fra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, con un senso di sacralità (più che di religiosità) quasi panteistico. “Essere il grano nel becco della luce, / entrare nella spina della rosa, / stare tonda nella vena, scoprirmi cosa / d’aria”, così la poesia rimane tesa come un filo fra gli opposti, fra una sospensione del tempo senza spazio e una fisicità che in alcuni momenti diventa apertamente carnale. In questo mondo piccolo e grande assieme Iole Toini si ritrova “così imperfetta / e poca e minuta e tutta di meraviglia piena”: se un’altra differenza rispetto a Spaccasangue emerge con prepotenza è proprio che, se prima la tensione si chiudeva in un mondo a volte cupissimo e apparentemente privo di vie d’uscita, oggi – senza risultare accomodante né ingenua – la scrittura di Iole Toini affonda la sua lama nelle viscere ma al tempo stesso apre lampi di serenità, attimi in cui il mondo si allarga e si rischiara interiormente e esteriormente, quando “la meraviglia è un bene che viene / dentro il mare o nella carne / dove il cielo vien giù, lontano, grande”.

Nessuna accondiscendenza, questo no, nella poesia di Dei colori dei luoghi essa non trova spazio; però, pur calandosi profondamente nella consapevolezza del dolore, l’autrice proprio in questa scava lo spazio per la speranza, per “lasciare che l’amore mi addolori / e poi mi superi come un miracolo possibile”. Perché è vero che la fragilità “ha laghi oscuri / che non si addicono all’innocenza della neve”, ma a volte “una gioia bianchissima torna a cantare la pelle” grazie a una instabile, sofferta ma tenace accettazione della condizione umana di cui essere orgogliosi e contemporaneamente chiedere perdono, chiedere che le mani “accettino un dono / misero, quello che siamo e che non siamo”.

Accostarsi alla poesia di Iole Toini è, davvero, come tuffarsi in un abisso di acqua e aria, di cui non si vede la fine: bisogna dimenticare il radicamento a ciò che siamo e lasciarsi ad un’autrice che ha conquistato la capacità di raccontare ogni cosa “con il dolore di quando ci manca”. Significa anche conoscere e fronteggiare la paura, certo. Non che oggi, in questa bellissima raccolta, il viaggio trovi una conclusione, ma le parole di Iole Toini costituiscono un “incontro che illumina e sostiene, / che abbraccia coglie fa e tiene – tiene, fa”.

Iole Toini, Dei colori dei luoghi, Terra d’ulivi, 2014

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11 commenti su “Iole Toini, Dei colori dei luoghi

  1. guidoq
    02/03/2015

    Scrivere del dolore e della serenità assieme è tremendamente difficile, ma bastano pochi versi per capire che l’autrice mantiene le promesse. Cercherò il libro, senz’altro. Grazie di segnalarci queste meraviglie che altrimenti passerebbero inosservate.

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  2. iole
    02/03/2015

    mi è capitato altre volte ritrovarmi a leggere me come se leggessi altro da me. perché di fatto quello che davvero scrive è chi legge. In questo caso Francesco – che ringrazio di cuore – ha saputo aprire le parole e mostrale anche a me.
    grazie a tutti.

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    • sova66
      03/05/2017

      Ora, girovagando su Perigeion, finalmente ti scopro… lietissima! Anche tu non scherzi con la tua fionda… e che pietre preziose!!! Un caro saluto.

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  3. tramedipensieri
    02/03/2015

    Quando leggere il dolore diventa bellezza con le parole di Iole
    bel libro!
    Grazie
    .marta

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  4. marco ercolani
    02/03/2015

    Molto bella l’idea del “lasciarsi scrivere”. Quando un poeta può permettersi questo abbandono, significa che è oltre il muro delle convenzioni, delle norme, dei lessici, dei canoni. Avevo già letto Iole ma i suoi versi mi confermano l’ottima salute della sua poesia. Un caro saluto ed un augurio a lei e Francesco.

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  5. fernirosso
    03/03/2015

    Ho avuto modo di conoscere Iole attraverso delle lettere che ci scrivevamo, erano la terra che ognuna aveva non solo sotto i piedi ma dentro e il cielo respirato in goni momento, i colori del sangue che si flette e riflette in ogni attimo e la parola che si accetta e si affetta come il pane. La ringrazio per tutto il cammino che insieme abbiamo fatto e ancora, a tratti facciamo, la ringrazio di aver accettato di pubblicare con terra d’ulivi e di aver portato ad altri la sua poesia.
    Gioisco nel sentire che molti altri vedono la bellezza profonda, che è in lei, nella sua poesia, che è completa anche dei crepacci e degli orridi, come nelle sue montagne. fernanda f.

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  6. almerighi
    03/03/2015

    Iole Toini è un’autrice di valore, apprezzai moltissimo il suo Spaccasangue, se il nuovo libro ne è l’evoluzione allora è davvero notevole.

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  7. angela palmitesta
    03/03/2015

    ” Credo che quasi tutti i poeti siano costretti a dedicare gran parte del loro tempo a un lavoro che spesso c’entra poco con la poesia. Qualcuno ha la fortuna di svolgere un mestiere che ruota intorno alla cultura e che in alcuni momenti può coincidere.
    Famiglia, lavoro, vita sociale costringono a dover scendere a patti con il bisogno di leggere e scrivere. E’ qualcosa che ho vissuto e che vivo – qualche anno fa con più difficoltà e con sofferenza. Trovare un equilibrio è difficile, si ha bisogno di molto tempo – prima di tutto per leggere; quando manca, ci si sente frustrati.”.
    ( Da Parola ai Poeti : Iole Toini ).

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  8. germana gea
    03/03/2015

    Iole è potente. Un secolo fa, quando la conobbi lungo le vie della rete, quando conobbi la sua scrittura, poi lei in seguito; quando rimasi davvero avvinta dai suoi versi, immaginifici, nel senso di essere travolti da una sequela di immagini potenti appunto, e sorprendenti. Un secolo fa mi ricordo che ti commentavo – Iole – nelle vie della rete e diceìevo spesso che avevo la impressione che tu scrivessi come sotto scrittura automatica, sai proprio quella…nel senso di un angelo o anche un demone un daimon probabilmente che ti suggeriva. Perchè dico questo: perchè adesso che tu in una tua risposta ringrazi di averti disvelato – cos’ mi oare tu dica – le parole che sono intimamente tue, allora non mi trattengo dal dirlo ancora: che tu scrivi sotto una malìa di qualche entità. Ti piacerà il mi commento? Io lo spero. O magari senti di contestarmi ora
    Il tuo mondo poetico, il tuo universo di immagini sì scusami ma sono le immagini che io rilevo come un affresco, anche questo mi ricordo che ti dicevo: un affresco grande…Il tuo mondo di immagini poetiche mi raggiunge con forza ancora adesso, ancora di pià e spesso mi lascia un tramortita per la potenza
    gea

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  9. Lucetta Frisa
    13/03/2015

    una poetessa potente, con una cifra originalissima,non è facile incontrare una persona-autrice di poesia autentica come la sua. I miei più vivi complimenti a chi sa davvero “sorprendere” e un grande grazie.

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Questa voce è stata pubblicata il 02/03/2015 da in poesia italiana, recensioni con tag , , , .
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