perìgeion

un atto di poesia

perìgeion

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La “Dimora del tempo sospeso” è stata per noi la casa accogliente nella quale imparare e incontrare scritture libere, feconde, propositive. Vorremmo allora seguire l’esempio di Francesco Marotta e per questo siamo qui a sognare un luogo in cui, sotto i buoni auspici della farfalla che Francesco scelse a suo tempo come segno di bellezza e di speranza, si possa, avvicinandosi alla terra e su di essa, al contempo, compiendo voli della fantasia e del desiderio (ed è questo il senso del nome “perìgeion”), attraversare scritture e arti che sappiano restituirci la gioia di leggere e di meditare. Benvenuto dunque a chiunque abbia, con serietà e onestà, qualcosa da dire, benvenuto a chiunque rechi con sé il desiderio di ascoltare e benvenuto a chiunque creda nella bellezza e nella scrittura come atti di libertà, riscatto e resistenza. Desideriamo non ci sia posto per i narcisismi, né per gli esibizionismi, ma per la poesia e l’arte senza limitanti aggettivi e senza aberranti etichette. Non pubblicheremo nulla di “nostro”, fatti salvi gli articoli di critica e le traduzioni di nostra mano: per il resto Perìgeion vivrà dei contributi di tutti gli amici che vorranno animarlo e sostenerlo. Non ci interessa promuovere i nostri testi o i nostri libri, ma, amici uniti dalla stima e dall’affetto reciproci, ci preme incontrare altri amici (autori o lettori o appartenenti ad entrambe le categorie) e continuare a credere nella necessità di fare arte, di scriverne, di investire in maniera puramente e gioiosamente gratuita tempo e impegno.

Amara, Roberto R. Corsi, Guido Cupani, Antonio Devicienti, Giusi Drago, Nino Iacovella, Evangelia Polymou, Christian Tito, Francesco Tomada.

perigeion.rivista@gmail.com

57 commenti su “perìgeion

  1. angela palmitesta
    01/07/2015

    Cara Perìgeion, stentavo a prendere carta e penna per augurarti “καλό μήνα”, perché non so che tono darci a questo augurio.
    Qui stiamo uscendo di casa, dai gradini guardiamo fuori, sulla strada.
    In questi giorni, a tratti, sono stato euforico, vedevo ovunque la faccia di Kolokotronis e ho pensato: ecco, adesso magari facciamo la rivoluzione. Ho pensato: ecco, adesso magari tagliamo la gola al capitalismo. Un colpo deciso, profondo, uno zampillo schietto di un bel rosso Merlot. Invece una scelta l’abbiamo già fatta, l’abbiamo proprio esternata chiara, precisa.
    Quando sono uscito e ho visto la gente che andava a succhiare soldi dagli sportelli bancari, ho capito che la scelta l’abbiamo fatta . Ci siamo messi in fila sotto il sole, in pieno caldo e ci siamo riempiti le tasche del lerciume di cui non possiamo più fare a meno, del lerciume che ci ha reso schiavi e corrotti.
    Tutti siamo andati a succhiare quel letame che spalmiamo, convinti, sui campi del consumismo : dentro un bar, al supermercato, dal benzinaio, alla camera 120, a teatro, sul mutuo della casa-per-sempre.
    In verità, personalmente, non avevo nulla da succhiare, ma se avessi potuto, pure io mi sarei attaccato con la flebo allo sportello bancario, a farmi sessanta cl di letame al giorno.
    Invece facevo la ronda intorno agli sportelli e mi sentivo smarrito. Guardavo una signora olandese che passeggiava nel centro della città, arroventata sia lei , sia la città, dalle marmitte sfatte delle motorette. La signora aveva un cappello color canna da zucchero, era grassa e veramente affaticata dal caldo di mezzodì e io la guardavo, perplesso e smarrito.
    Ho fatto i gradini di casa a fatica, spossato. A tavola c’era una bella ragazza finlandese con sua sorella minore (ho una casa che è un porto di mare) e siccome in questo periodo sono un frutto di stagione, ho messo sul tavolo un bel piatto di ciliegie. La bimba ha gridato entusiasta: Kìrsika! Kìrsika! che nella lingua del suo pallido paese significa ciliegia.
    Allora, per ridere un po’, mi sono messo due ciliegie sull’orecchio, come facevo a tavola quando ero piccolo, e ho cominciato a cantare Kìrsika! Kìrsika, quasi fosse una malinconica canzone di una lontana rivoluzione.
    Ho pensato e ripensato cosa posso fare, cosa sarei capace di fare, cosa mi chiederanno di fare. Kìrsika mi penzolava dall’orecchio .
    Seduto sui gradini di casa il mio vicino fumava le sue sigarette, non ha fatto caso alla Kìrsika che mi penzolava dall’orecchio. Con gesto cordiale della mano me ne ha offerta una, nell’ora della siesta, quando neppure un gatto passa per strada.

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  2. Pingback: Tu se sai dire dillo: Lettura dei poeti di Perigeion e di Gianni Montieri | Poetarum Silva

  3. Pingback: uomo attempato chiama redazione Perigeion | Roberto R. Corsi

  4. luca
    01/02/2016

    Un minimo di narcisismo però è sano. significa volersi bene

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  5. angela plamitesta
    01/02/2017

    χρόνια πολλά, με αγάπη

    Liked by 1 persona

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