perìgeion

un atto di poesia

Emanuela Ceddia, quattro poesie da “Essere transitivo”

a cura di Roberto R. Corsi

Nascere alla scrittura proprio come si è nati al mondo; declinare con stupore la complessità di natura, come in un film à la Anima mundi; amare, trasfondersi prima nell’altro da sé dell’amato e poi in una nuova vita; “dormire, sognare, forse morire” (se mi si consente la manipolazione del Bardo). Questi i pilastri attorno ai quali si concentra la raccolta di Emanuela Ceddia, col titolo studiatamente “paradossale” di Essere transitivo, di prossima pubblicazione per i tipi di LietoColle. Una fausta circostanza, quest’ultima, che ha portato  a ridurre la mia scelta a un quartetto di liriche dall’originale dozzina (sulle oltre novanta); nei periodi seguenti troverete qualche spunto non immediatamente riferibile ai testi riportati, e che spero v’incuriosisca ulteriormente verso il futuro volume stampato.
Si tratta – lo annoto con sollievo, in tempi in cui presenza e anagrafe influenzano marcatamente sia il fare che il valutare poesia – di un disporsi alla scrittura meditato (“Rotte le acque della stasi”) e maturo. E – sarei tentato di scrivere puntualmente – questa prova m’impressiona per sicurezza stilistica e consapevolezza tematica.
La libertà di stile è improntata alla brachilogia – periodi brevi, ellissi, frasi nominali – e fiorescente di anafore, enumerazioni, rime interne, rime in coda “caproniane”; il che, assieme alla semplicità lessicale, connota la poesia di Ceddia di alta attitudine performativa.
Non mancano quartine in rima, né occasionali manierismi («mi sento carezze accarezzate»; «Ad ogni amante amato amando amore») che però non spostano l’attenzione dal maggior apparentamento, quello con la poesia di Mariangela Gualtieri: il «senza peso» che troviamo in un verso potrebbe essere una citazione-tributo. Altro pensiero, per il reiterato passaggio delle nuvole lungo la raccolta, va alla meteorologia “alta” di Camillo Pennati. Suggestiva anche una chiusa «Dove il testo è lo scriba. E scriba è l’occhio» in cui la doppia similitudine mi rimanda a una poesia del 1937 di Vittorio Sereni – Lo scriba, appunto; poesia pregevole e fortemente autocritica, mai troppo amata dal suo Autore, che la tenne fuori dalla raccolta Frontiera.
In tutto Essere transitivo è sottesa una dichiarata concezione panica, un “deus sive natura” (Whitman? D’Annunzio?) che va tenuto presente sia per condurre alla giusta dimensione interpretativa qualche termine liturgico affiorante qua e là, sia per cogliere tutte le direttrici spazio-temporali del “trans-ire” individuale: da chi ha preceduto in chi segue; in chi affianca; negli altri regni di Gaia.
Anche con Ceddia, come in altri casi, “perdo in trasferta”: il mio grottesco-tragico d’elezione subisce, rallegrandosene, il fascino di una raccolta colma di speranza, emozione, circolarità… senso.

***

(da “Rotte le acque della stasi”)

Giovane cielo di marzo, senza
vergogna d’esporsi
nudo al sole.
Un volo amico
di cicogna lo curva
senza nostalgia. Ritorna
al cielo antico. A quello che bisogna.
All’ombelico.
Torna al cordone che precede il nome.
Dove la nudità è compagnia.

*

(da “In simbiosi tra i regni”)

Noi cose pensanti.
Stessa pasta delle altre.

Stesso peso stessa massa
stesso viaggio d’asteroide
solidale nel buio alla traiettoria
della roccia vicina.

Cose, come le altre cose.

Uguale la marcia nel tempo
indistinguibile il passo. Non fosse
lo scarto d’un battito
dietro lo sterno di sasso.

*

(da “Essere transitivo”)

Nuvole in bianche balene
solcano un cielo di mare.
Vanno – gli enormi migranti
leviatani erranti.
In forme imprendibili, in fuga
dall’occhio dall’amo,
del predatore umano.
Ci soffia nel petto
il richiamo, luminoso e buio
del capodoglio. La risposta
che sempre s’inabissa
alla domanda estrema
dell’arpione. Tormento e ragione
di tutto l’insonne
equipaggio, di noi che viviamo
in ostaggio, tendiamo le vele.

Si tinge il tramonto
di sangue, squarcio d’amore
nel fianco del senso.
Ultimo desiderio e
sogno immenso.

*

(da “Voli sotterranei”)

Essere, dopo,
abeti alti di montagna: essere
appiglio per il cielo,
ciglio per i voli.
Essere silenzio per la neve,
silenzio che accoglie silenzio –
anima, essere,
che risale tronchi – ponti
verticali tra terra e
aria, tra sonno e vita.

Solo stormire
nella quiete,
dopo.

_______________________

La foto ci è stata gentilmente concessa dall’A. ed è di sua proprietà.
Le poesie © Emanuela Ceddia.

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Informazioni su Roberto R. Corsi

Homo sum, humani nihil a me alienum puto. Scrivo per lo più [di] poesia e di musica classica, arte, cultura. I mostly write [about] poetry and about classical music, art, culture.

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Questa voce è stata pubblicata il 20/05/2017 da in poesia, poesia italiana con tag .
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