perìgeion

un atto di poesia

Elementare, Antonio Alleva e Vincenzo Ammazzalorso

 

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di Vincenzo Ammazzalorso e Antonio Alleva

 

Scrivere con la luce, scrivere con la parola. Fotografia e poesia. Qui di seguito i due autori abruzzesi propongono una breve, suggestiva alleanza, affilano le rispettive armi e le fanno confluire sull’imponente, intimorente triade oggetto della loro inchiesta-lampo. Che corrisponde a una antica domanda: cosa lega i portenti della natura, guardati dritto negli occhi con reciproco distacco, alla fatica della Storia con le mani dell’uomo sempre alle prese con un’inesausta spola tra Macerie e Ricostruzione, e infine agli odierni barbagli di un ennesimo Avvenire? Al riguardo si vedano le foto della pastora col cellulare e quella con la moderna piramide – astronave in piena Albania che, insieme a Notturno senza Chopin, sembrano augurare dal un lato la fusione armonica tra passato e rivoluzione digitale, e dall’altro una nuova sfida all’Eterno, andandolo a cercare ancora più in alto (magari con le prossime migrazioni umane nello spazio, preannunciate per tempo da Stephen Hawking). In conclusione, ci sembra che a quell’antica domanda il connubio di sguardi tra Ammazzalorso e Alleva risponda con una meditata, forse tagliente, ma infine beneagurante visione del mondo.

A. A.

 

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DOV’ERI TU, DIO? Intermezzo

 

Noi si nacque subito dopo

ma l’accaduto rimase a lungo di bocca in bocca

              a lungo l’eco lancinante

quindi pure noi sentimmo il fracasso dei cingolati

il rombo degli aerei il terrore, bum bum, di bombe e sirene

pure noi ancora adesso

sentiamo il perfetto schiocco dei tacchi, gli stivali lucidati

lo scatto del braccio a tendere la mano    OBBEDISCO!

di taglio, perfetta sulla fronte

 

pure noi assaporammo lo strazio delle urla       SOBIBòR, TREBLINKA!

l’odore potente sbuffato via dai comignoli,

e il fumo il gran fumo che si vergognava e si dileguava

nel grigiopiombo, dentro i boschi della Polonia e della Germania

                     dov’eri tu, dio?

e infine pure noi vedemmo i corpi scivolare di schiena lungo i muri

afflosciarsi nella polvere, tra le pietre dalle case sbrindellate,

i capi chini, i palmi sulle tempie, lacrime che colavano ai lati del naso

tic tic, come dopo la pioggia le pipe dei canali di gronda.

 

Meno male che gli occhi tornarono al sorriso,

a volte gli stessi che all’uopo pure loro

avevano sparato scannato infierito,

meno male che riesplose una nuova allegria

                      dov’eri tu, dio?

giacché gli uomini li hai voluti così

un eterno distruggere, un eterno ricostruire.

 

 

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Elementare

 

Guardo questa foto

mi dicono che ero io.

Bianco e nero con quel velo giallo nicotina

il taglio           come usava allora

e grembiule nero colletto bianco fiocco azzurro

e – dietro le spalle –

la cartina geografica dell’Italia.

Chissà se già usava pendere

anche la foto del Presidente.

 

Ma ora dimmi,

tu che mi guardi con questo sguardo così lucente

e con questo sorriso tutto gigli e mandorli in fiore,

dimmi

tu che poggiavi le piccole braccia così simmetricamente

sul banco

e le mani così ben raccolte sullo scrigno del sussidiario

                          dimmi

ora raccontami tu,

come sarebbe andata se non avessi così clamorosamente

sbagliato sentiero.

 

 

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NOTTURNO SENZA CHOPIN

 

a Samantha Cristofoletti.

 

Ieri sera in Tv c’era Samantha

narrava le meraviglie viste da lassù

gli occhi ballavano lo stupore, e le parole

veloci veloci sapevano di sole

 

a me rammentò quella sera di luglio

un bimbo, il figlio dei vicini

“colossino” Francesco – come lo chiamo io –

           «guadda guadda!

             guadda quante ttelle!»

musetto e ditino puntati all’insù

 

poi mi strinse più forte

mi poggiò la guancia tra il collo e la spalla

spensi all’istante l’audio del cuore

all’istante schivai le trappole del cuore

ma tu guarda – mormorai per l’ennesima volta –

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sopra sotto interno esterno

guarda a quanti effetti speciali è dovuto ricorrere il vostro padreterno.

 

 

 

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VINCENZO AMMAZZALORSO è nato a Teramo nel 1948. Dottore in Scienze Forestali, si è dedicato all’attività didattica e professionale coltivando l’interesse per la fotografia sia sul piano documentario che su quello espressivo. La sua attività fotografica inizia a Firenze, nel periodo universitario. Qui ha frequentato corsi avanzati di fotografia per la stampa del bianco nero. In seguito ha partecipato a corsi di fotografia per la stampa tenuti da Erminio Annunzi e Roberto Salbitani. Ama la ricerca e la sperimentazione. Ha curato di persona, dalla ripresa alla stampa, le fotografie in bianco e nero. Sue foto hanno illustrato calendari per importanti istituzioni scientifiche ed economiche e sono state pubblicate in riviste ed in periodici di interesse economico e culturale. Ha partecipato a concorsi nazionali ed internazionali ottenendo premi e riconoscimenti dalla critica. Espone in mostre personali e collettive.

* Foto di Fausto Cheng

 

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ANTONIO ALLEVA è nato a Nocella di Campli (TE) il 9 ottobre 1956. Ha pubblicato Le farfalle di Bartleby (Tracce 1998, Camaiore Proposta 1999), Reportage dal villaggio in 7 poeti del Premio Montale 2000 (Crocetti 2001), La tana e il microfono (Joker 2006) e Ultime corrispondenze dal villaggio (Il Ponte del Sale 2016). È presente in antologie, riviste, volumi collettivi, tra cui Ombre come cosa salda. Il purgatorio letto dai poeti Canti I-IX (Il Ponte del Sale 2009). Nel 2014, sempre per il Ponte del Sale, ha curato insieme a Patrizia Vernisi il volume postumo di Raymond André, Rue des étrangers.

* Foto di Vincenzo Ammazzalorso

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Un commento su “Elementare, Antonio Alleva e Vincenzo Ammazzalorso

  1. Pasquale Felix
    10/05/2019

    Versi di grande spessore che fanno da cornice a immagini in bianco e nero dove le ombre riempiono tutti gli spazi, a un primo sguardo, per lasciare subito spazio ai contrasti di luce che servono a dare alla rappresentazione pennellate di natura viva; che è poi il messaggio vero che l’artista vuole dare. Allo stesso modo i versi che accompagnano la fotografia con il loro canto di delusione, di arrabbiato scetticismo, pure alla fine mettono sul pentagramma una nota di speranza per un futuro fatto forse di tecnologia, di nuovi idoli da venerare; per il futuro dei sentimenti, per quello, lo scetticismo ancora rimane.

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Questa voce è stata pubblicata il 01/05/2019 da in fotografia, poesia italiana, Senza categoria con tag , .
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