perìgeion

un atto di poesia

Lucia Marilena Ingranata, La quotidiana somministrazione di un dolore

marilenaperi

 di Nino Iacovella
nota di lettura “rivisitata”
apparsa su Compitu re vivi il 12.06.2014

Ci sono percorsi di scrittura che nascono e procedono nel più assoluto silenzio, prima di venire alla luce. E sono autentiche trascrizioni di vita, incisioni sul marmo bianco della pagina che prima ambiscono alla parola che narra, ma poi, nella perizia di una ricerca umile ed esemplare, diventa qualcosa che prende forma scultorea: la bellezza viene rappresentata in una lingua evocativa che diventa corpo unico e statuario: la poesia.

E’ il caso di Maria Lucia Ingranata che, dalla sedimentazione delle piccole e grandi scalfitture del proprio vissuto, ne ha fatto materia di scrittura, sostanza di un libro di esordio di rara bellezza. E ci si chiede, leggendola, nella meraviglia di come questa bellezza traspaia così nitida nei suoi versi, come abbia fatto questa autrice a maturare, nel più completo anonimato, tale consapevolezza stilistica; e quanto possa essere stato lungo il suo apprendistato, negli anni, prima di donarci ciò che, come giustamente affermato nella prefazione, dà testimonianza a una delle più belle voci poetiche scoperte in questi ultimi anni.

Un libro, dal titolo Io e Lucia, che allude al tema classico del doppio: la vita e la scrittura, l’io palese e quello nascosto. Lucia e Marilena: i due nomi della Ingranata.
La perfetta misura della lingua mette subito in empatia il lettore con una sostanziale “poematica diaristica” che racconta di ogni dolore somministrato nel vissuto quotidiano, come una medicina che richiede costanza e metodo di assunzione: una adeguata posologia per poterlo metabolizzare. E’ la perdita la parte sostanziale di questo dolore. La perdita che la Ingranata assimila attraverso la sublimazione in poesia, tenendo fieramente con sé quel senso di ineluttabilità che certe svolte della vita ci impongono: la fine di un amore, la morte dei propri cari, la crescita dei figli che comporterà una conseguente separazione.
La poetica dell’autrice sceglie soprattutto gli spazi interni per entrare in scena: la casa, il corpo, il grembo; tutti luoghi declinati in chiave protettiva, come sin dall’epigrafe del libro si vuole evidenziare con il verso “C’è un riparo nuovo, un posto per cani…”. Qui, nella sua casa dove il tempo si contrae e si dilata, si distribuiscono tane e ripari; si, proprio nel luogo dove l’autrice, da un “interno” comunque “doloroso”, in quanto scenario della lenta ed inesorabile consunzione di un amore, traccia proiezioni di un mondo esterno verso il quale non si sente di aprire la porta: “Ho avuto un dolore che mi teneva lontano dalla porta / le lettere ammucchiate hanno perso l’ordine d’arrivo / “io sto bene, come spero di te” /io ho smesso l’amore / come un vestito stretto / come un lutto dai termini scaduti, nel cuore / c’era un difetto di pronuncia e troppo blu di Prussia / ora vernicio tutto di amaranto massaggiandomi / il costato e invidio i cani, il loro tempo / malcontento.”
Dagli “interni”, dove si delimitano i propri territori affettivi, sono solo i figli, il proprio uomo, il cane a poterne uscire . Il cane è il riferimento simbolico più marcato della Ingranata, un tramite necessario per definire gli “interni caratteriali” più esposti dell’autrice: la fedeltà, la propria dedizione verso i referenti affettivi del proprio amore. Nei versi di “Poeti e cani” si svela questa natura con una ulteriore epifania: “… invece io ho speranza da cane, una coda immaginaria / punto il naso all’imbocco della strada /e lascio sempre fuori un piede, l’altro scrive / credendosi poeta.”
In un altro testo, tematicamente significativo, si evidenzia un mondo pericoloso in quanto disattento, un esterno cinico : “Si appoggia sulle spalle la stanchezza di gennaio, / le carcasse dei gatti non avranno esequie / – scoloriranno – e l’ultimo a passare / se ne accorgerà di averle calpestate.” Ma la poesia serve a colmare quello spazio aperto tanto temuto, immaginato dall’interno della propria casa, oppure guardato dalla prospettiva di una finestra che ne determina la peculiarità dell’osservazione: “ Hanno tagliato il bosco, quello prima del mare / Anna dovremo cambiare le poesie /e posizione delle sedie. Ma sai, importa poco, / ho un figlio che sa piangere di gioia.

Concludo dicendo che, a volte, alcuni libri di poesia non dovrebbero essere commentati. Una recensione “tradizionale” rischia di sviare sugli aspetti di contorno di un’opera. Qui ci interessa solo la “materia prima” che arriva diretta nella sfera emotiva del lettore. Perché sono proprio i testi a dire tutto e a farci sentire la presenza “sorprendente” della vera poesia.

*

Nella foto

Io e mia sorella abbiamo i piedi uguali
e il cuore, bucato nello stesso punto

ci confondono spesso non si vede
che lei è buona, so mentire

come in quella foto dove rido
e accanto sono tutti morti.

*

Come stanno le cose

Ho un urlo nella gola, la vita a soqquadro.
Potrei dire che ho peccato ma non ricordo quando
e non ricordo dove, forse non ho capito

sono stata fuori di me cercando forte
non mi sono trovata – nemmeno lì-

Dovrò credere al vicino, anche la sua mucca
capisce piemontese e ha smesso di figliare,
lui è morto – sa le cose come stanno –

Tu entra di spalle, e chiudi
conosco bene solo la tua schiena.

*

Federico ha diciott’anni

Federico ha diciott’anni e spalle curve
ha trascorso le vite ad una ad una
e le ricorda tutte.

Porta negli occhi la fatica di dimensioni
eterne, senza riferimenti come i suoi piedi
che hanno direzioni opposte
uno ritorna sempre.

Federico mi tiene in altre stanze
ma sente la mia voce e sa
che quando dico “torna a casa”
non penso a costruzioni in muratura.

*

Senza una data

Conserviamo nelle curve degli armadi
decine di abiti irrisolti
aspettando ostinati che ci ritorni il tempo

eppure sappiamo la saggezza dei proverbi
e la semina incrociata con le lune
abbiamo imparato a far l’amore sottovoce

e per la strada rubiamo solo qualche bacio.
Scriviamo del dolore nelle pieghe
di poche poesie venute male, senza una data.
Facciamoci la pace adesso
un segno nel costato – bianco –
che non siamo felici possiamo dirlo dopo.

*

In punta di piedi

Oggi mi sono fermata
e ti ho guardato crescere.

Nel trascurato incedere
di esistenza in costruzione
mi è sfuggita all’improvviso
con gli anni, la tua età.

Porti lenti nuove ora
e viaggi solo sul metrò
nello zaino hai la mia firma
con il nome che ti ho dato.

Io, in punta di piedi
posso abbracciarti ancora?

 

Lucia Marilena Ingranata, Io e Lucia, edizioni Noubs, 2014, Chieti

Annunci

8 commenti su “Lucia Marilena Ingranata, La quotidiana somministrazione di un dolore

  1. francescotomada
    13/02/2015

    A volte capita di imbattersi in un poeta vero, e allora bastano pochi versi per capirlo. Questa è una di quelle volte.

    Francesco

    Liked by 1 persona

  2. almerighi
    14/02/2015

    Ho avuto modo di apprezzare e qualche volta fare qualche appunto a questa autrice notevolissima. Resto però dell’idea che “la quotidiana somministrazione del dolore” non la definisca bene, più che altro direi “la quotidiana somministrazione di vita ed esperienze” di cui il dolore è solo una faccia. La Ingranata sa essere spiritosa, sagace, sa soffrire senza lagnarsi. Ottima autrice.

    Liked by 2 people

  3. angela palmitesta
    14/02/2015

    “Gentile Marilena Ingranata, io non leggo poesia ma che dire?
    Lei ha nei suoi versi quelle che i fisici chiamano onde spaziotempo. Non si possono misurare poiché sono minuscole rispetto alle onde elettromagnetiche, eppure hanno grande concentrazione di massa-energia. Ci sono suoi versi che rendono così giustizia alla bellezza, che si può sopportare poi l’ inciampo nelle brutture ( della vita).
    Infinitamente grata che i suoi versi esistano”.

    Ho voluto, quasi con timore, mandare questo messaggio ieri a questa incredibile poetessa.

    Liked by 1 persona

  4. ninoiacovella
    14/02/2015

    Grazie a tutti coloro che hanno condiviso e commentato questo post sul libro della Ingranata. La poesia ha bisogno di queste corrispondenze.

    Nino

    Mi piace

  5. marco ercolani
    19/02/2015

    “Io, in punta di piedi / posso abbracciarti ancora?” Questi due versi credo riassumano la semplicità di un gesto ma anche un’idea linguistica del proprio mondo.

    Mi piace

  6. Marilena
    20/02/2015

    Scusate, vedo solo ora i commenti e desidero ringraziarvi tutti, Marco, Francesco e soprattutto Angela che non legge poesia ma che mi ha inviato un messaggio così inatteso e gratificante.
    Almerighi, che bello rivederti qui.
    Grazie Nino per questo splendido articolo fatto di sensibilità e generosità.
    Un abbraccio a tutti.
    Marilena

    Mi piace

  7. anna salvini
    20/02/2015

    Ho letto più volte il libro di Marilena perché, pur conoscendo le sue poesie per la condivisione di uno spazio a noi comune, vederle riunite e trovare il filo che lega l’intera raccolta è per me emozione, gioia, stupore… da quando la conosco la sua scrittura mi ha sempre affascinata, coinvolta e proprio da questa passione è poi nata la nostra amicizia. Da qui il confronto, la critica sincera e anche una buona dose di autoironia per ricominciare, sempre.
    E grazie a Nino per l’intensa nota e a Marilena che, anche con i suoi luoghi, ha ispirato alcuni dei miei scritti 🙂

    un abbraccio,
    Anna

    Mi piace

  8. Pingback: VI RACCONTO UN LIBRO- Milena Nicolini : Lucia Marilena Ingranata, Io e Lucia. | CARTESENSIBILI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 12/02/2015 da in poesia, poesia italiana, recensioni con tag , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: